A oltre un mese dalla conclusione delle Olimpiadi invernali e a distanza ormai di due settimane dalla conclusione dei Giochi paralimpici, la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo non è ancora entrata in servizio. L’impianto, che è costato circa 35 milioni di euro, doveva collegare il centro del paese con la pista Olympia delle Tofane, sede delle gare di sci alpino femminile. Eppure il cantiere, oggetto fin dal principio di proteste e contestazioni per la posizione in area franosa e per un iter assai travagliato, non è stato completato in tempo per l’evento. Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, oggi le cabine giacciono ancora in deposito, mentre il collaudo procede a rilento.
Il 5 marzo scorso, proprio nel giorno di apertura delle Paralimpiadi, Simico – la società responsabile delle infrastrutture olimpiche – aveva annunciato ufficialmente la fine dei lavori, dichiarando che «si sono ufficialmente conclusi ieri i lavori della Cabinovia Apollonio Socrepes», aggiungendo che, «dopo i nulla osta tecnici ricevuti da Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali, ndr), il documento di fine lavori e il collaudo statico sanciscono a tutti gli effetti il completamento dell’impianto funiviario». Ciononostante, le foto diramate dal portale locale “Voci di Cortina” hanno raccontato un’altra realtà: ponteggi ancora montati, mezzi al lavoro, nessuna cabina installata. Oggi, a fine marzo, la situazione non sembra affatto essere cambiata. «È ancora tutto fermo – ha spiegato Marina Menardi, direttrice della testata locale –. Le cabine non sono ancora state montate, gli operai in questi giorni stanno lavorando alla stazione intermedia per liberare la strada». Ansfisa sta ora conducendo le verifiche tecniche necessarie al collaudo. Simico ha precisato che «una parte delle cabine sta effettuando i giri, le altre sono regolarmente in deposito. Sono stati effettuati, con esito positivo, i primi giri completi. I test sull’impianto andranno avanti anche nelle prossime settimane».
Cittadini ed enti locali denunciano da tempo che l’area in cui è in costruzione la cabinovia risulta a rischio frane, e presenta pericolosità geologica compresa tra i valori medi ed elevati. L’opera era finita in mezzo ai riflettori lo scorso settembre, quando i lavori del cantiere per la sua costruzione avevano causato un cedimento del terreno, aprendo una voragine [1] di 15 metri di lunghezza. Prima dell’incidente, nel 2024, l’opera era stata bloccata dal Comitato Tecnico Regionale, che ne aveva sospeso l’approvazione proprio per via delle criticità ambientali. Il progetto presentava agli occhi degli esperti «discordanze e carenza di indagini», motivo per cui era stato chiesto che fossero fatte tutta una serie di integrazioni. La zona risulta infatti di pericolosità compresa tra il livello P2 (pericolosità geologica media) e P3 (periocolosità geologica elevata).
La gravità della situazione era emersa chiaramente a fine gennaio da una lettera inviata dal responsabile operativo dei Giochi, Andrea Francisi, alle autorità locali. Il documento, motivato dalla «mancata messa in funzione della cabinovia», avvertiva [2] che «il venir meno, a ridosso dell’avvio delle operazioni olimpiche, di tale infrastruttura strategica genera rilevantissime criticità organizzative, con impatti significativi sulla gestione dei flussi, sulla sicurezza e sulla capacità complessiva del sistema». A ciò si aggiungono i costi, lievitati dai 22 milioni iniziali agli attuali 35, e il nodo del parcheggio: il progetto prevedeva un’area da oltre 750 posti che quasi sicuramente non verrà realizzata, lasciando il Comune a doversi inventare una soluzione provvisoria e poi definitiva. L’opera, pur non rientrando tra quelle «indifferibili» per lo svolgimento delle gare, era stata fortemente voluta dal governo e da Simico, che ne avevano fatto un simbolo dell’eredità olimpica.
[Crediti foto di copertina: Voci di Cortina]