L’intento era quello di commemorare la morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, ritrovati morti lo scorso 19 marzo forse (le indagini sono ancora in corso) a seguito dell’esplosione dell’ordigno che si ipotizza stessero cercando di costruire. Invece, si sono trovati le forze dell’ordine che, senza che fosse stato commesso alcun crimine, li hanno fermati, identificati e tradotti in Questura, dove sono stati rilasciati alcuni fogli di via obbligatori. È quanto accaduto a 91 cittadini afferenti a varie realtà dell’area anarchica, primi destinatari del nuovo provvedimento di “fermo preventivo” introdotto dall’ultimo decreto sicurezza promosso dal governo Meloni. La misura permette alle forze dell’ordine di poter trattenere fino a 12 ore (e prima della convalida del magistrato) qualunque individuo con precedenti specifici che stia cercando di raggiungere il luogo di una manifestazione. Esulta la presidente del Consiglio, che ha usato l’episodio per sottolineare “quanto fosse necessaria questa norma”.
Sara e Alessandro sono stati ritrovati all’interno di un casale nel parco degli Acquedotti, a Roma. Le indagini sono ancora in corso e pochi sono gli elementi certi, ma secondo gli inquirenti una delle ipotesi probabili è che i due siano rimasti uccisi dall’esplosione di un ordigno “non convenzionale” che stavano cercando di assemblare. Anche a fronte della scarsezza di elementi investigativi certi, autorità e istituzioni hanno immediatamente cavalcato l’onda della presunta minaccia terroristica e giustificato così una serie di divieti, compreso quello per la commemorazione dei due anarchici, prevista per la mattina di ieri, domenica 29 marzo. Secondo [1] la polizia, il provvedimento sarebbe stato necessario per il rischio di contaminazione dell’area, dove sono in corso le indagini. Tuttavia, la Questura ha anche sottolineato che la commemorazione di Sara e Alessandro da parte dei compagni, proprio per “l’inclinazione ideologica dell’anarchismo”, sarebbe “in contrasto con i valori della convivenza civile e democratica”. Così, quando un gruppo di cittadini si è presentato comunque al parco degli Acquedotti, domenica mattina, è scattato [2] il fermo preventivo e, una volta in questura, sono stati consegnati i fogli di via obbligatori.
“Il decreto sicurezza funziona” ha esultato [3] Meloni, “il fermo preventivo disposto per 91 soggetti dell’area anarchica, ritenuti pericolosi e arrivati a Roma per una manifestazione non autorizzata dalla Questura in memoria dei due anarchici morti il 19 marzo nell’esplosione di un ordigno che stavano confezionando, conferma quanto fosse necessaria questa norma”. Questa prevede [4] che ufficiali e agenti di polizia possano “accompagnare nei propri uffici” i cittadini e trattenerli fino a 12 ore, in occasione di eventi pubblici o nel caso in cui questi abbiano precedenti penali specifici, per i quali “sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Secondo la presidente del Consiglio, la misura “non serve a limitare la libertà di manifestare, come sosteneva certa sinistra. Serve, al contrario, a garantire che le manifestazioni si svolgano in modo pacifico e non violento, come prevede la Costituzione, e a tutelare chi vuole esercitare quel diritto in modo civile, senza violenza e senza devastazione”. Di fatto, però, quello che è successo è stato proprio che la commemorazione è stata vietata in via preventiva.
Dai gruppi anarchici, intanto, è arrivata [5] piena solidarietà ai compagni fermati. “Non sappiamo quello che sia successo in quel casolare. Non sarebbe la prima volta che giornalisti e istituzioni speculano sulle vite di compagnx per alimentare l’allarme terrorismo”. Nel Manifesto per Sara e Sandrone pubblicato online, i compagni scrivono. “di fronte all’ordine che ci soffoca, Sara e Sandrone hanno fatto una scelta, quella di combattere senza riserve. Quando la società che ci incarcera impedisce la stessa possibilità di alzare la testa, quando la guerra degli Stati imperversa massacrando intere popolazioni, la violenza liberatrice non è più un’opzione, ma la sola via percorribile”.