È avvenuta tra le strade di Roma la prima manifestazione nazionale dopo il tonfo [1] della maggioranza al referendum. Da Piazza della Repubblica, al grido di «Giorgia Meloni eccoci», è partito il corteo promosso [2] dalla rete No Kings Italia. Decine di migliaia di persone — 300mila secondo gli organizzatori — hanno dato vita a un serpentone colorato ed eterogeneo, come prevedibile alla vigilia data l’adesione di oltre 700 sigle, tra cui Amnesty, Non una di meno e Askatasuna. Le autorità hanno risposto con lo schieramento di mille agenti in piazza, oltre agli ormai consueti controlli ai caselli autostradali e al debutto del fermo preventivo, voluto [3] dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nell’ultimo decreto sicurezza. Mentre da Roma chiedono di «fermare le politiche belliciste e la svolta autoritaria delle destre globali», a Niscemi un corteo cittadino ha sfilato contro la presenza delle basi statunitensi in Italia, che fanno dell’isola e dell’intero Paese delle «piattaforme di guerra nel Mediterraneo».
Doveva fermarsi a Piazza di Porta San Giovanni il corteo promosso dai No Kings, ma a causa dell’alta partecipazione gli organizzatori hanno deciso di prolungare il serpentone fino al Verano. «È una straordinaria manifestazione che dice no alla guerra e ai suoi monarchi», commenta Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza-Verdi Sinistra Italiana (AVS). Anche di fronte alla sempre più tangibile economia di guerra, tra riconversioni produttive e caro vita, «c’è chi non riesce a dire no, come Giorgia Meloni, che afferma [4] di non condividere e di non condannare. Intanto condanna però l’Italia a un riarmo inaccettabile, pari al 5% [5] del PIL, mentre la sanità pubblica è in ginocchio e la povertà aumenta». Presente per la politica parlamentare anche una delegazione del Movimento 5 Stelle, oltre alle centinaia di sigle della società civile, da Non Una di Meno alla CGIL, passando per Amnesty e Askatasuna.
«Contro il 41bis, lo Stato tortura. Alfredo libero», si legge su uno striscione tenuto alto dagli anarchici. All’altezza della basilica di Santa Maria Maggiore è comparsa una ghigliottina di cartone, accompagnata dai volti di Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa a testa in giù. Il corteo No Kings, monitorato da circa mille agenti, è stato preceduto dalla “marcia degli invisibili” organizzata dal Movimento Antirazzista. Tra le strade di Roma c’è stata dunque «una sfilata di fantasmi, a simboleggiare i migranti morti in mare o che vedono i loro diritti negati», confluita poi a Piazza della Repubblica. Centinaia di manifestanti non hanno potuto raggiungere il concentramento a causa degli ormai consueti controlli autostradali, accompagnati da perquisizioni e dal debutto del fermo preventivo. La norma voluta da Piantedosi consente di trattenere, in vista di un evento pubblico, le persone ritenute pericolose per un massimo di 12 ore in caserma o in commissariato.
La manifestazione organizzata a Roma ha un respiro internazionale, inserendosi [6] nel filone internazionale No Kings, con epicentro negli Stati Uniti, dove sono previste per oggi oltre 3000 eventi, tra presidi e cortei. Come a Roma anche a Niscemi si protesta contro i venti di guerra, che dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran soffiano forti in Asia Occidentale, con ripercussioni anche in Europa, tra complicità e rincari. Rispetto alla manifestazione capitolina cambia l’atmosfera, complice la ferita ancora fresca lasciata dalla frana di inizio anno. Un corteo cittadino di circa mille persone ha sfilato per le vie di Niscemi contro la presenza delle infrastrutture militari statunitensi, a partire dal MUOS. «I territori – commenta il movimento No MUOS – non sono basi militari; la guerra non può essere normalizzata; i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità; la Sicilia e l’Italia non possono essere piattaforme di guerra nel Mediterraneo».