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L’UE approva l’accordo sui dazi con gli USA, ma con clausola anti-minacce

Dopo settimane di rinvii e contestazioni, il Parlamento Europeo ha approvato [1] l’accordo sui dazi con gli Stati Uniti. L’intesa, raggiunta lo scorso luglio dalla presidente della Commissione von der Leyen e Trump, prevede una riduzione dei dazi statunitensi verso i prodotti europei al 15% e la rimozione delle tariffe su molti dei beni USA in entrata nel mercato comunitario; impegna inoltre l’UE a investire in – e comprare beni di – diversi settori statunitensi, tra cui quello bellico. In un insolito, seppur sempre contenuto, slancio di orgoglio, gli eurodeputati hanno deciso di approvare l’accordo a una condizione: che esso salti nel caso in cui gli USA dovessero imporre nuove condizioni, violare quelle concordate o minacciare l’integrità territoriale europea anche mediante strumenti coercitivi. La clausola arriva davanti ai continui tentativi di intimidazione di Trump, che con le sue dichiarazioni altalenanti ha spesso paventato misure punitive contro coloro che non rispettano i suoi dettami. L’accordo deve ora essere firmato dai singoli membri.

L’accordo sui dazi con gli USA è stato approvato dall’Eurocamera ieri, 26 marzo, mediante due atti legislativi: il primo, adottato con 417 voti a favore, 154 contrari e 71 astensioni, disciplina «l’adeguamento dei dazi doganali e l’apertura di contingenti tariffari per l’importazione di alcuni beni originari degli Stati Uniti», mentre il secondo, che ha ricevuto 437 voti a favore, 144 contrari e 60 astensioni, stabilisce la «non applicazione dei dazi doganali sulle importazioni di alcuni beni». L’intesa [2] raggiunta da von der Leyen e Trump contempla un’aliquota doganale unica del 15% su una vasta gamma di settori chiave, tra cui automotive e semiconduttori, dimezzando la tariffa del 30% annunciata da Trump durante il cosiddetto “Liberation Day [3]”; le tariffe sui cosiddetti «prodotti strategici», quali farmaci, e beni alimentari, invece, verrebbero completamente rimosse. L’UE, da parte sua, rimuoverebbe i dazi sulla maggior parte dei beni in entrata, e si impegnerebbe a investire e acquistare beni statunitensi provenienti da settori come l’energia e la difesa.

Il Parlamento ha approvato l’accordo inserendovi tre clausole, una di entrata in vigore (clausola “sunrise” – letteralmente “alba”), una di scadenza (clausola “sunset” – “tramonto”) e una di sospensione: la prima prevede che l’accordo entri in vigore solo se gli USA rispettano i loro impegni sull’abbassamento delle tariffe al 15%, da applicare anche ai beni contenenti meno del 50% di acciaio e alluminio; la seconda fissa la data di scadenza dell’accordo al 31 marzo 2026, con possibilità di rinnovo esclusivamente su nuova proposta legislativa; la terza, e più importante, consente alla Commissione di «proporre la sospensione totale o parziale delle preferenze commerciali se gli Stati Uniti imponessero dazi aggiuntivi superiori al limite concordato del 15%, o nuovi tipi di dazi sui beni provenienti dall’UE», e si attiverebbe anche nel caso in cui gli USA finissero per «discriminare gli operatori economici dell’UE, minacciare l’integrità territoriale degli Stati membri o le loro politiche estere e di difesa, oppure ricorrere a coercizione economica». L’accordo deve essere ora approvato dai governi dei 27 Paesi dell’Unione; i negoziati tra Eurocamera e Consiglio dovrebbero iniziare il prossimo 12 aprile.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.