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La Fattoria senza padroni crea la scuola contadina e fa il tutto esaurito

Corsi esauriti. Posti finiti. Lista d’attesa. A sentire questi termini, si pensa a un concerto rock, a un festival di richiamo internazionale e invece parliamo di una fattoria sulle colline a sud di Firenze, dove si impara a fare il pane con lievito madre, a riconoscere le erbe spontanee, a costruire una yurta con le proprie mani. Benvenuti a Mondeggi, la Fattoria senza padroni che sta scrivendo una storia fuori dal normale.

La tenuta di Mondeggi è un luogo antico. Centosettanta ettari di colline tra Bagno a Ripoli, Impruneta e Greve in Chianti con ulivi e vigneti. Un paesaggio che sa di Toscana profonda. Per quasi quarant’anni, dopo essere passata in mano alla Provincia di Firenze nel 1964, è rimasta abbandonata a sé stessa. Nel 2009 una SRL agricola pubblica aveva provato a recuperarla e aveva fallito, lasciando un buco da centinaia di migliaia di euro. Il governo Monti l’aveva poi messa all’asta, ma nessuno aveva offerto abbastanza.

È in quel vuoto che, nel novembre 2013, nasce qualcosa di imprevisto. Un centinaio di persone tra contadini, studenti di agraria, gruppi di acquisto solidale e semplici cittadini, ha dato vita al comitato Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni. Prima giornate di semina collettiva, poi, dal giugno 2014, un presidio permanente aperto a tutti. Nel giro di pochi anni avviene la trasformazione: orti sinergici, una casa delle sementi, arnie per l’apicoltura, impianti di fitodepurazione. Circa 450 persone custodiscono oggi più di 5mila ulivi nell’ambito del progetto MoTA (Mondeggi Terreni Autogestiti). Il comitato ha affrontato denunce, un processo per furto di acqua ed elettricità, aste ripetute, e ha vinto ogni volta, per assoluzione o per mancanza di acquirenti.

La visione che tiene insieme tutto questo è espressa senza giri di parole nel sito della comunità [1]: «Crediamo che sia giunto il momento di rendere il sapere contadino libero dalle logiche dominanti del profitto, attraverso percorsi di formazione e informazione accessibili e autogestiti». Da questa idea è nata la Scuola Contadina, che si ripete ogni due anni e che ha appena raggiunto la sua sesta edizione.

Lanciata a dicembre 2025, la Scuola Contadina 2025-2026 offre mesi di corsi tenuti da agronomi, contadini, tecnici, professori e professionisti scelti direttamente dalla comunità. Si va dall’introduzione alla biodinamica alla gestione agroecologica del vigneto, dall’olivicoltura alla cesteria con materiali naturali, dall’apicoltura ecologica alla panificazione con grani antichi. Quest’anno, grazie al sostegno dell’Unione Buddhista Italiana, l’offerta è stata ampliata con nuovi docenti e nuovi temi. L’obiettivo della scuola, libera, gratuita e autogestita, è garantire un accesso popolare ai saperi legati alla terra e all’autodeterminazione alimentare.

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Il problema – un problema felice, come si dice – è arrivato puntuale. Le iscrizioni ai corsi di aprile e maggio si sono riempite così in fretta da costringere il comitato a istituire un numero chiuso. Disponibilità esaurita: il corso di panificazione, quello sulle piante spontanee, il laboratorio di ceramica, la cesteria, il corso sull’autocostruzione in bambù. Tutti pieni. Il comitato ha comunicato sui social la notizia con la stessa franchezza che lo contraddistingue: «Rifletteremo su questo boom di iscrizioni alla Scuola Contadina, che da un lato ci fa un immenso piacere e che dall’altro ci obbliga a trovare soluzioni inedite per problemi inediti, cercheremo in futuro di garantire nel miglior modo possibile inclusività e sostenibilità. Grazie comunque a tutta la comunità allargata di Mondeggi Bene Comune».

Non è solo una questione di numeri. Quello di Mondeggi è il segnale più visibile di un fenomeno in corso da anni e che sembra aver accelerato: sempre più persone, giovani soprattutto, ma non solo, stanno scegliendo di rallentare. Stanche dell’iper-connessione, della produttività come dogma, del tempo che sfugge di mano tra notifiche e schermi, cercano qualcosa di tangibile. La terra [2], appunto. Il gesto lento e preciso di chi impasta, pota, semina. I dati lo confermano: in Italia, secondo le rilevazioni Coldiretti su dati Istat, gli occupati under 35 in agricoltura sono cresciuti del 18% nel 2025, mentre tutti gli altri settori perdono lavoro giovanile. Un’inversione di tendenza netta, dopo un decennio di calo.

Mondeggi, con la sua storia, è il simbolo di questo cambio di rotta. Una fattoria che non appartiene a nessuno – e quindi appartiene a tutti – che ha trasformato il fallimento istituzionale in progetto collettivo.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.