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Corruzione e fondi neri: 26 indagati e perquisizioni al Ministero della Difesa

Nella mattinata di ieri, giovedì 26 marzo, la Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni negli uffici del ministero della Difesa, di Rete Ferroviaria Italiana, di Terna e del Polo Strategico Nazionale. L’operazione, coordinata dalla Procura di Roma, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 26 persone. Tra queste figurano alti ufficiali, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori privati. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Una notizia dirompente, che appare però sottostimata dal mainstream mediatico, avviluppato negli ultimi giorni sulle beghe interne a governo e partiti di maggioranza dopo la vittoria del NO al referendum costituzionale.

L’inchiesta e le perquisizioni da essa sfociate rappresentano un ulteriore tassello del filone aperto nell’ottobre 2024 con l’arresto [1] dell’ex direttore generale di Sogei, Paolino Iorio, colto in flagranza mentre intascava una tangente da 15mila euro. Da quella vicenda, gli investigatori hanno progressivamente ricostruito un presunto sistema criminale finalizzato a influenzare appalti pubblici nel settore informatico e della cybersicurezza. Secondo quanto attestato dai magistrati impegnati nell’indagine, si parlerebbe di «un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati per mezzo dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzate, tra l’altro, alla creazione di ‘fondi neri’ utilizzati per il pagamento di commesse corruttive».

Al centro del sistema, affermano gli inquirenti, vi sarebbe l’imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr s.r.l., inquadrato come un soggetto «incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante, attraverso il meccanismo di fatturazioni false e riciclaggio». Per monetizzare il denaro, Dattola si sarebbe avvalso della collaborazione di Stefano Tronelli, titolare della Tron Group Holding. Secondo quanto ipotizzato dalla Procura, le modalità operative prevedevano l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’acquisto di orologi di lusso e la loro rivendita sul mercato parallelo al fine di trasformare i bonifici in denaro contante. Un meccanismo che avrebbe consentito di alimentare «fondi neri» destinati a corrompere funzionari pubblici e dirigenti di aziende partecipate.

Altra figura al centro dell’inchiesta è quella di Antonio Spalletta, definito dagli investigatori come un «faccendiere-imprenditore» capace di «tessere nel tempo una rete fittissima di relazioni» all’interno dell’amministrazione militare. Stando a quanto raccontano le carte, questi sarebbe stato il tramite per favorire l’ingresso delle società di Dattola in appalti strategici, intervenendo persino per «favorire la carriera di coloro i quali si sono dimostrati disponibili a porsi a disposizione degli interessi economici dello stesso Spalletta». Nella lista degli indagati ci sono poi il generale Francesco Modesto, il collega Antonio Lanzillotti, il colonnello Fabio Cesare, l’ufficiale di Marina Antonio Angelo Masala e il manager di Rfi Riccardo Barrile, il quale è accusato di aver condiviso con un imprenditore bozze di capitolati prima della pubblicazione ufficiale.

Il ministero della Difesa ha espresso [2] «pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti», aggiungendo che «eventuali responsabilità accertate saranno perseguite con la massima severità, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria». Le indagini, coordinate dai magistrati Giuseppe Cascini, Giuseppe De Falco, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo, proseguiranno con l’esame della documentazione e dei dispositivi informatici sequestrati.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.