Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto ha notificato [1] al Collegio dei Commissari le cifre della revisione di medio termine della programmazione dei fondi di Coesione per il periodo 2021-2027. Dopo le indicazioni della Commissione, dagli Stati membri è arrivata la modifica di 186 programmi nazionali e regionali, che hanno riorientato più di 34 miliardi di euro verso quelle che sono state definite nuove «priorità»: alla competitività sono andati oltre 15 miliardi, mentre alla difesa circa 12. Il resto è stato distribuito tra emergenza abitativa, resilienza idrica e sicurezza energetica. Il reindirizzamento dei fondi di coesione verso il comparto militare è una delle tante politiche pensate dalla Commissione nell’ambito del piano di riarmo, che prevede di mobilitare, in tutto, circa 800 miliardi di euro.
L’annuncio di Fitto è arrivato ieri, 25 marzo, al termine di una riunione del Collegio dei Commissari europei. Lo scorso 1° aprile, lo stesso Fitto aveva chiesto ai Paesi UE di riprogrammare l’uso dei fondi europei per la coesione, precedentemente rivolti alle spese sociali e di sviluppo regionale, orientandoli verso le cinque nuove «priorità» individuate per fare fronte all’incerto contesto geopolitico: competitività, questione abitativa, gestione delle risorse idriche, transizione energetica e armi. Nell’attuale programmazione di bilancio per il periodo 2021-2027, i fondi valgono un totale di 390 miliardi; in meno di un anno, i Paesi hanno risposto all’appello di Fitto, spostandone quasi un decimo: in totale, sono stati ridirezionati 34,6 miliardi di euro, di cui 11,9 miliardi alla difesa. A essi si sono aggiunti: 15,2 miliardi riorientati verso la competitività, 3,3 miliardi verso la questione abitativa, 3,1 miliardi verso la gestione dell’acqua e 1,2 miliardi verso l’energia. Partendo da 42,18 miliardi di euro, l’Italia [2] ne ha riprogrammati 7,078 miliardi, di cui 248 milioni verso il settore bellico; la gran parte dei fondi ridirezionati è stata rivolta alla competitività (4,665 miliardi), mentre 1,119 miliardi sono andati alle politiche abitative, 629 milioni alla gestione delle risorse idriche, e 396 milioni alla transizione energetica. I progetti italiani coinvolti sono stati 35 su un totale di 48 programmi attivi, di cui 28 regionali e 7 nazionali.
La riprogrammazione dei fondi pensata dalla Commissione potrebbe portare diversi vantaggi ai Paesi che hanno deciso di aderire all’iniziativa: i progetti legati alle priorità godono infatti di tassi di prefinanziamento del 30% e di un cofinanziamento fino al 100% da parte della stessa Bruxelles; nel caso in cui poi i fondi ridirezionati superino il 15% dell’importo complessivo dei fondi di coesione destinati allo Stato interessato – inoltre, l’UE garantirebbe un prefinanziamento aggiuntivo del 4,5% (e del 9,5% per le regioni orientali). Nell’ambito della «priorità» della difesa, tali incentivi sono stati pensati assieme alle più ampie iniziative per rilanciare il settore bellico europeo. Centrale in tal senso, il piano di riarmo [3] avanzato dalla presidente della Commissione von der Leyen, che intende mobilitare un totale di 800 miliardi da destinare proprio all’industria delle armi: di questi, 150 miliardi sarebbero garantiti dal Fondo SAFE [4], che prevede di raccogliere tale cifra sui mercati per poi erogarla agli Stati che ne fanno richiesta sotto forma di prestiti diretti; proprio nell’ambito di SAFE, l’UE ha già approvato [5] i piani di 16 Paesi, tra cui quello dell’Italia, che ha chiesto l’accesso a 14,9 miliardi di prestito. Ai 150 miliardi di SAFE si aggiungono altri 650 miliardi, che verrebbero generati da deroghe ai vincoli del Patto di stabilità e crescita che potrebbero venire richieste dai singoli Stati.