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OpenAI chiude con Sora, il suo generatore di video

Dal debutto di ChatGPT, OpenAI sembrava avviata a un dominio incontrastato nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. Dopo aver conquistato il grande pubblico con il suo chatbot, l’azienda aveva continuato a sorprendere con il generatore di immagini DALL·E e, nel 2024, con il modello video Sora. Eppure, senza preavviso, un post su X annuncia ora la fine del progetto: a soli due anni dal lancio, Sora è ufficialmente morto. OpenAI ha promesso chiarimenti a breve, tuttavia molti osservatori suggeriscono che l’azienda stia ripiegando per concentrarsi sulle attività che hanno maggiori possibilità di essere monetizzate.

L’arrivo di Sora aveva segnato un momento di svolta per il settore delle GenAI. Il debutto di un generatore video è sempre un evento spettacolare: l’azienda diffonde alcune clip dimostrative, il pubblico rimane incantato e, nel giro di poche ore, la rete si riempie di esperimenti creativi che alimentano un tam‑tam virale sui social. Con Sora 2 questo effetto si era amplificato ulteriormente: la piattaforma era stata sommersa da video sempre più caotici e surreali. Primo tra tutti quello in cui Spongebob fugge dalla polizia in un inseguimento automobilistico, spezzone allucinato che ha immediatamente ottenuto lo status di meme.

Il fatto è che Sora 2, insieme all’app a esso dedicata, era stato lanciato [1] da OpenAI il 30 settembre 2025. Appena pochi mesi fa. Non solo: l’azienda sembrava aver investito con decisione in questa direzione, siglando accordi di alto profilo per servizi e joint venture. Complice la tendenza degli utenti a generare brevi video in cui personaggi coperti da copyright venivano catapultati in contesti surreali, uno dei partner più rilevanti era diventato la Disney Corporation. Il colosso dell’intrattenimento aveva stretto un patto di sangue [2] con OpenAI: l’accesso contingentato ai propri marchi in cambio della possibilità di utilizzarne i risultati, nonché il diritto di sperimentare con i modelli di generazione video dell’azienda.

L’abbandono del progetto è arrivato dunque come un fulmine a ciel sereno, in barba ai contratti miliardari già in essere e senza fornire – almeno per ora – alcuna spiegazione effettiva. Solo scuse di circostanza e la promessa che gli utenti riceveranno a breve indicazioni su come salvare i lavori realizzati con Sora 2. In mancanza di giustificazioni ufficiali, resta spazio soltanto per ipotesi e speculazioni. Tuttavia, non serve molta immaginazione per intuire che il principale motore di una svolta così drastica sia con ogni probabilità di natura economica.

Le piattaforme generative di OpenAI sono estremamente costose da mantenere e, allo stato attuale, operano tutte in perdita. Nel caso specifico di Sora, le stime indicano che la generazione di una clip di 10 secondi costasse all’azienda tra 1,30 e 5 dollari, per un passivo complessivo [3] che avrebbe raggiunto i 15 milioni di dollari al giorno. Un’emorragia economica difficilmente giustificabile dalle prospettive di crescita del servizio. Perché sì, generare un video può essere divertente e appagante… ma solo sul breve periodo. Secondo i dati riportati da TechCrunch [4], sia il numero di download dell’app sia la spesa degli utenti al suo interno hanno registrato negli ultimi mesi un crollo compreso tra il 32% e il 45%. Una vera e propria desertificazione dell’interesse.

Sora 2, come molti suoi omologhi, mostra inoltre limiti evidenti nell’impiego professionale: le sue clip possono essere spettacolari, ma gli utenti dispongono di margini di controllo molto ridotti, soprattutto quando l’obiettivo finale è quello di produrre filmati coerenti che – tramite montaggio – si estendano per diversi minuti di ripresa. In sostanza, manca una reale destinazione d’uso capace di giustificare l’enorme dispendio di risorse richiesto a OpenAI, la quale sarebbe peraltro arrivata a comunicare internamente  [6]l’intenzione di non dedicarsi più a “missioni secondarie”. Mentre la competizione di Anthropic si sta progressivamente focalizzando su strumenti corporate, OpenAI avrebbe imboccato una molteplicità di direzioni, dissipando il suo vantaggio iniziale nella ricerca di un caso applicativo che, però, continua a eludere le sue strategie di marketing. Alcuni esperti hanno recentemente stimato  [7]che, in assenza di una svolta significativa, l’azienda potrebbe trovarsi a toccare la bancarotta già a metà del 2027. La chiusura di Sora si pone dunque come il primo passo strategico per scongiurare la concretizzazione di quanto profetizzato.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.