Il caso Epstein torna a scuotere i centri nevralgici del potere europeo. A Parigi, una sede bancaria del gruppo Edmond de Rothschild è stata perquisita martedì, alla presenza della direttrice generale, Ariane de Rothschild, nell’ambito di un’indagine preliminare, avviata il mese scorso. Gli inquirenti stanno approfondendo ipotesi di corruzione legate a un pubblico ufficiale straniero, nonché possibili profili di complicità riconducibili all’ex diplomatico francese Fabrice Aidan. Le autorità francesi cercano ora di capire se, e fino a che punto, Jeffrey Epstein abbia potuto contare su sponde operative anche nel cuore della finanza europea.
Il gruppo Edmond de Rothschild ha dichiarato di collaborare pienamente con gli inquirenti, sottolineando la propria estraneità a qualsiasi attività illecita. Sebbene Epstein non avesse una rappresentanza formale o legale ufficiale della famiglia Rothschild, e-mail e documenti risalenti al periodo compreso tra il 2013 e il 2019 mostrano che mantenne rapporti regolari con Ariane de Rothschild. In una mail [1]del 28 febbraio 2016, Epstein scrisse al cofondatore di PayPal e di Palantir Peter Thiel, vantandosi di essere l’intermediario della famiglia Rothschild. I documenti rilasciati il 30 gennaio scorso dal Dipartimento di Stato americano attestano decine di messaggi e numerosi incontri, alcuni avvenuti nelle residenze del finanziere a New York e Parigi, con scambi che assumono spesso toni informali e personali, più intensi di quanto inizialmente riconosciuto dalla banca. Ariane de Rothschild ha dichiarato che i suoi incontri con il finanziere americano si sono svolti «nell’ambito normale delle sue funzioni all’interno del gruppo» e che non aveva «alcuna conoscenza della condotta e del comportamento personale» di Epstein. Parallelamente, la dirigente ha inviato un messaggio diretto a clienti e dipendenti per rassicurare sulla solidità finanziaria del gruppo. Un passaggio chiave della vicenda che ha portato alla perquisizione della sede parigine risale, però, al gennaio 2014, quando il diplomatico francese Fabrice Aidan entrò come lobbista internazionale nel gruppo, con un distacco autorizzato dal ministero degli Esteri francese. Poche settimane dopo, il 13 febbraio, partecipò a un pranzo a Parigi con Ariane de Rothschild, Terje Rød-Larsen, ex alto funzionario ONU, marito di Mona Juul, e lo stesso Epstein.
Il cuore dello scandalo riguarda, infatti, Aidan. L’11 febbraio 2026, il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot aveva annunciato su X [2] di aver deferito il caso alla magistratura ai sensi dell’articolo 40 del Codice di procedura penale, avviando contestualmente un’indagine amministrativa e un procedimento disciplinare. «Sono rimasto inorridito», aveva dichiarato il ministro, dopo aver letto i documenti che riguardavano l’ex diplomatico. Aidan, segretario principale degli Affari esteri in congedo per motivi personali, continuava a essere vincolato agli obblighi di lealtà verso lo Stato, pur lavorando nel privato per un grande gruppo energetico Engie.
Le accuse vanno oltre il piano disciplinare. Secondo un’inchiesta di Radio France [3] e Mediapart [4], i rapporti tra Aidan ed Epstein risalgono almeno al 2010, quando il diplomatico operava presso le Nazioni Unite come assistente di Terje Rød-Larsen. In quel contesto, Aidan divenne un canale privilegiato per Epstein all’interno dell’ONU e dell’International Peace Institute. Le e-mail mostrano scambi su dossier sensibili: nel gennaio 2011 organizzò una cena con Epstein, lo sceicco Abdullah bin Zayed e Bill Gates; nell’agosto dello stesso anno, una trascrizione riservata di una telefonata tra Ban Ki-moon e il ministro degli Esteri turco finì nella casella del finanziere in meno di 24 ore. I rapporti non erano solo professionali: Epstein metteva a disposizione il suo appartamento parigino al 22 di Avenue Foch per i soggiorni di Rød-Larsen; Aidan ne conosceva il codice di accesso e diverse e-mail suggeriscono sue visite. In quello stesso periodo, Aidan fungeva da intermediario in trasferimenti di denaro: nel febbraio 2014 segnalò che una banca norvegese era «estremamente cauta» per «importi superiori a 50.000 dollari» in un pagamento da 130.000 dollari destinato a Epstein; il 15 dicembre 2015 inviò a Rød-Larsen i «dati bancari per il trasferimento» relativi a un’operazione da 250.000 dollari proveniente da una società di Epstein.
Nel 2016, un articolo [5] intitolato “Uno scandalo di pedofilia insabbiato dal Quai d’Orsay” venne inoltrato a Epstein e da lui immediatamente girato a Rød-Larsen e ad Aidan. Il testo riprendeva rivelazioni del giornalista Vincent Jauvert su un diplomatico francese indagato dall’FBI nel 2013 e licenziato dall’ONU: una fonte [3] governativa, contattata da Radio France, ha confermato che quel diplomatico era proprio Fabrice Aidan, aggiungendo che «la priorità del ministro degli Esteri e del suo ispettore generale è capire perché queste informazioni siano andate perse» e che i rappresentanti francesi negli Stati Uniti dell’epoca «saranno interrogati».