Si conoscevamo solo attraverso frammenti fossili e ipotesi, oggi, invece, due piccoli marsupiali tornano a occupare un posto tra la biodiversità vivente. Nelle foreste remote della Nuova Guinea nord-occidentale, in Indonesia, e in particolare nella penisola di Bird’s Head, sono stati ritrovati il Dactylonax kambuayai, un opossum, e il Tous ayamaruensis, un parente del petauro planatore. Entrambe le specie si ritenevano estinte dal Pleistocene.
Questi animali appartengono a quella che gli scienziati definiscono “specie Lazzaro”: organismi creduti scomparsi e poi improvvisamente riscoperti. Nel loro caso, la sorpresa è doppia. Non solo erano dati per estinti da circa 6.000 anni, ma risultavano già rari persino nei reperti fossili, segno che la loro presenza è sempre stata elusiva. La svolta è arrivata sul campo, nel 2022, quando durante una spedizione nella Papua Occidentale un abitante locale ha recuperato un piccolo opossum con una caratteristica impossibile da ignorare: un dito anteriore lungo il doppio degli altri. Questo dettaglio anatomico, utilizzato per estrarre larve dagli alberi, ha permesso agli studiosi di collegare l’animale al misterioso Dactylonax noto solo dai fossili. Una fotografia scattata nel 2023 ha poi fornito la conferma definitiva. Parallelamente, è riemerso anche il Tous ayamaruensis, un marsupiale arboricolo dalle dimensioni simili a quelle di uno scoiattolo, dotato di grandi occhi, coda prensile e una membrana che gli consente di planare tra gli alberi. Un animale che la scienza moderna non aveva mai osservato vivo, ma che le comunità indigene conoscevano da generazioni. Ed è proprio la collaborazione con le popolazioni locali ad aver giocato un ruolo decisivo. Gli abitanti della regione, in particolare i clan indigeni della zona, non solo erano già a conoscenza di questi animali, ma hanno contribuito attivamente alla loro identificazione. Il Tous, ad esempio, deve il suo nome proprio alla tradizione locale ed è considerato sacro e associato agli spiriti degli antenati, elemento centrale nei rituali di iniziazione.
Gli studi che documentano la scoperta (uno per il Dactylonax [1]e uno per il Tous [2]) – pubblicati di recente nei Records of the Australian Museum – sono proprio il risultato di un lavoro di revisione tassonomica congiunto tra ricercatori internazionali e comunità indigene. Tra i protagonisti figura il biologo Tim Flannery, che ha descritto il ritrovamento come “un viaggio nel tempo”, sottolineando quanto fosse improbabile imbattersi in specie così elusive. La presenza di questi marsupiali in Nuova Guinea solleva poi anche interrogativi di natura geologica. Infatti, nessuno dei due ha parenti stretti sull’isola, suggerendo un’origine geograficamente distinta. L’ipotesi più accreditata è che siano arrivati attraverso antichi movimenti della crosta terrestre: la penisola di Bird’s Head potrebbe essere un frammento di territorio australiano che si è saldato alla Nuova Guinea milioni di anni fa, “trasportando” con sé queste specie.
Oltre al valore scientifico, la scoperta evidenzia l’importanza ecologica di queste foreste tropicali, tra le meno esplorate al mondo. Ambienti ricchi di biodiversità ma anche vulnerabili, minacciati dalla deforestazione e dallo sfruttamento delle risorse. Non a caso, i ricercatori hanno scelto di non divulgare le posizioni esatte degli avvistamenti, temendo il rischio di cattura illegale. La riscoperta di Dactylonax kambuayai e Tous ayamaruensis non è solo un evento eccezionale, ma anche un monito. Dimostra quanto ancora resti da conoscere in ecosistemi remoti e quanto sia fragile l’equilibrio che li sostiene. Secondo gli esperti, non è escluso che altre “specie Lazzaro” si nascondano tra le foreste della regione, in attesa di essere individuate. Anzi, «Ce ne sono quasi certamente altre – a detta di Flannery che ha anche fornito un’anticipazione: «ll piccolo wallaby delle foreste (Dorcopsulus) è un ottimo candidato». Nel frattempo, la priorità è comunque quella di proteggere questi habitat. Perché, dopo essere sopravvissuti nell’ombra per migliaia di anni, questi animali rischiano oggi di scomparire davvero, ma a causa dell’uomo.