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Vaccini Covid, nuove indicazioni OMS: dosi semestrali ai fragili e lotta alla “disinformazione”

L’OMS (Organizzazione mondiale per la sanità) ha recentemente aggiornato le linee guida per la somministrazione dei vaccini contro il Covid-19, il tifo e la polio: il Gruppo Strategico Consultivo di Esperti (Sage) sull’immunizzazione dell’Agenzia ha raccomandato due dosi di vaccino anti Covid all’anno per i gruppi considerati “fragili”, insieme all’introduzione dei vaccini contro il tifo nei contesti ad alta o molto alta incidenza a partire dai cinque anni di età e ha dato il via libera alla possibilità di ridurre le dosi di vaccino antipolio nei Paesi a basso rischio. Gli aggiornamenti arrivano dopo un calo dell’adesione alla vaccinazione anti-Covid-19 registrato in buona parte d’Europa. Secondo i dati dell’Ecdc [1], tra l’agosto 2024 e il gennaio 2025, l’Italia ha registrato un tasso di copertura vaccinale contro il Covid sotto la media europea, sia nella fascia over 60 che in quella over 80, con dati che avvicinano la Penisola a quelli dell’Europa dell’Est. Se la copertura vaccinale contro il Covid-19 nella fascia “over 60” in venti Paesi europei ha registrato un tasso pari al 7,4 per cento, in Italia si è attestata all’uno per cento.

L’Agenzia per la salute delle Nazioni Unite ha, dunque, ribadito la volontà di rilanciare le vaccinazioni tra le categorie considerate più vulnerabili, anche per contrastare le presunte «informazioni distorte che erodono la fiducia pubblica nei vaccini» e ponendosi come obiettivo centrale del 2026 quello di contrastare la «disinformazione». In particolare, il Sage consiglia [2] alle nazioni di considerare la vaccinazione anti-Covid-19 in base all’epidemiologia locale, alle caratteristiche della popolazione, all’accesso ai vaccini, al rapporto costo-efficacia, all’accettabilità e alla fattibilità dei programmi. Particolare enfasi è posta sulle categorie a rischio di malattia grave: anziani con comorbilità, residenti in strutture assistenziali e bambini moderatamente o gravemente immunocompromessi. Per questi gruppi, sia non vaccinati sia già vaccinati (con ultima dose da oltre sei mesi), sono indicate due dosi all’anno a distanza di sei mesi. Inoltre, il gruppo dell’Oms invita a considerare la vaccinazione routinaria di altri gruppi, tra cui anziani senza comorbidità, adulti, adolescenti e bambini con comorbidità rilevanti o obesità grave, e operatori sanitari e dell’assistenza – con almeno una dose all’anno – sulla base del contesto locale e della sostenibilità.

Per quanto riguarda le donne incinta, sia non vaccinate sia già vaccinate (ultima dose da oltre sei mesi), è consigliata una dose per ogni gravidanza, in qualsiasi momento (idealmente nel secondo trimestre), con l’obiettivo di proteggere la madre, prevenire esiti avversi della gravidanza e proteggere il neonato nei primi mesi di vita. Non c’è, invece, una raccomandazione di vaccinazione routinaria per i bambini sani di età compresa tra i 6 e i 23 mesi. Per questa categoria la vaccinazione è indicata solo nei Paesi con un carico significativo documentato in questa fascia d’età. Sul fronte del vaccino contro il tifo, invece, il Sage ha raccomandato l’introduzione del vaccino coniugato contro il tifo (TCV) nei Paesi o contesti con incidenza alta o molto alta di febbre tifoide o con un elevato carico di Salmonella Typhi resistente agli antimicrobici. In questi contesti, i Paesi dovrebbero considerare una dose di richiamo intorno ai 5 anni per i bambini vaccinati tra 9 e 24 mesi. Rispetto alla poliomielite, il Sage conferma la strategia di progressiva eliminazione dei vaccini orali, ma introduce una possibile riduzione delle dosi nei contesti a basso rischio.

L’elemento più innovativo su cui ha posto l’accento il gruppo dell’OMS riguarda però la sostenibilità economica: i Paesi si trovano sempre più spesso a dover operare scelte di priorità tra diversi interventi vaccinali, così il Sage ha proposto un approccio di ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP) come strumento per massimizzare l’impatto sanitario in condizioni di risorse limitate. Nulla, invece, viene detto sulle segnalazioni avverse dei vaccini anti Covid-19 né viene incoraggiata una più efficiente attività di farmacovigilanza attiva nei vari Paesi a tutela dei cittadini e dei pazienti: secondo [3] il 14° Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini anti-Covid-19, al 26 dicembre 2022 sono state inserite 97 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal vaccino e dalla dose. Su 144.354.770 dosi somministrate sono state segnalate 140.595 sospette reazioni avverse, soprattutto nelle fasce d’età più giovani (20-29; 30-39 e 40-49), di cui il 18,7 per cento gravi e l’81,3 percento classificate come “non gravi”. Considerato che non c’è stata un’informazione massiccia sulla possibilità e le modalità con cui segnalare gli eventi avversi, i dati potrebbero essere sottostimati. La minore adesione alle campagne vaccinali, sia per quanto riguarda i vaccini anti Covid che quelli antinfluenzali o di altro tipo, anche nelle fasce d’età over 60, soprattutto in Italia, viene semplicemente ridotta a conseguenza di una non meglio specificata e generica «disinformazione».

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.