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Il giudice condanna la Banca d’Italia: confermate le responsabilità nella truffa dei diamanti

Banca d’Italia aveva torto, Report ha documentato in modo corretto lo scandalo dei diamanti venduti dalle banche ai propri clienti e sui quali – documenti e testimonianze alla mano – aveva evidenziato tutte le criticità del sistema di controllo, su quella che si è poi rivelata una gigantesca truffa su scala milionaria. Questa è la decisione del Tribunale di Roma che ha rigettato l’istanza dell’istituto di via Nazionale che aveva avanzato richieste di risarcimento milionarie (condannandola anche al pagamento delle spese legali 7.616 euro), citando la trasmissione per la puntata nella quale, con metodo giornalistico considerato corretto dal giudice, era stato raccontato al grande pubblico una vicenda che ha truffato almeno centomila persone per un valore stimato di almeno 2 miliardi (rimborsati 1.2), con 297 segnalazioni ma migliaia di persone finite nella trappola. Al centro della vicenda giudiziaria, la puntata del 2021 che aveva messo sotto i riflettori tutte le falle dei controlli bancari sullo scandalo dei diamanti offerti da diverse banche tra cui Unicredit, Banco BPM, Banca Intesa e Monte dei Paschi, un raggiro che ha truffato almeno centomila persone, secondo le stime, per un valore di 2 miliardi. La sola MPS ha venduto diamanti per 370 milioni, trovandosi alla fine una minusvalenza – cioè un saldo negativo – di 250 milioni in pancia. 

Buchi e disattenzioni

In foto: Carlo Bertini

Nella trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, è venuta alla luce la testimonianza di Carlo Bertini, ispettore di Bankitalia e coordinatore del gruppo di vigilanza congiunto su Mps (“Joint Supervisory Team” o Jst) che è poi diventato suo malgrado un whistlerblower. Nella puntata oggetto delle ire di Via Nazionale, Bertini aveva raccontato alle telecamere di Report l’”omessa vigilanza prudenziale” dell’istituto sulle banche che si occupavano della commercializzazione dei diamanti, descrivendo i buchi e le disattenzioni nei controlli sulla compravendita dei diamanti da parte degli istituti e sulle conseguenti operazioni finanziarie. Per Bertini è iniziata una durissima vicenda personale all’interno di Banca d’Italia che si è poi conclusa col suo licenziamento, dopo essere stato inizialmente sospeso, sostanzialmente per aver appunto parlato davanti alle telecamere di Report. Il bubbone dei diamanti era già scoppiato anni prima, con un’ispezione della Banca d’Italia e con una prima trasmissione di Report (2016) che aveva raccontato per prima questa colossale truffa sulla quale la Procura di Milano ha poi aperto un’inchiesta penale, col sequestro di 80 milioni. Bertini ha semplicemente verificato, e raccontato alla trasmissione Report, che il traffico di pietre preziose non si era arrestato, ma anzi proseguiva in modo quasi indisturbato da parte degli istituti coinvolti. Ne è venuto fuori un report che Bertini ha consegnato ai suoi superiori, in Via Nazionale, scatenandone l’ira e venendo accusato di gettare discredito e grave danno alla reputazione dell’istituto. Nel frattempo il Tar del Lazio aveva dato ragione a Bertini, stabilendo che il suo licenziamento (è stato destituito dal suo incarico il 18 luglio 2022) è avvenuto in modo illegittimo, in quanto durante la seduta della Commissione di disciplina di Banca d’Italia a cui era stato convocato, non gli è stato permesso di essere assistito da un avvocato. Ma nel proseguo, altre pronunce dello stesso tribunale amministrativo hanno ribaltato questa decisione, fino a quella del Consiglio di Stato che ha definitivamente confermato la validità del licenziamento. 

«Fatti veri, non fake news»

Bertini ha raccontato una vicenda quasi kakfiana, condita da pressioni, minacce e varie forme di mobbing interno agli uffici dove il suo report su Mps era stato accolto, pare, tra le urla inviperite dei suoi superiori. Il suo avvocato, Paolo Maddalena, commentando l’allontanamento dell’ispettore l’aveva definito «una vendetta contro chi osa denunciare le magagne interne». Bertini è stato anche denunciato per per violazione del segreto d’ufficio e dovrà essere sottoposto a processo penale nel quale, tuttavia, Banca d’Italia rischia un altro boomerang, nel caso non fossero accertate le sue responsabilità e quindi venisse assolto dalle accuse. Naturalmente la notizia della sentenza del tribunale di Roma è stata accolta con entusiasmo da Sigfrido Ranucci, conduttore di Report: «Fatti veri, non fake news. La giustizia ha riconosciuto il nostro diritto a informare i cittadini». Per la trasmissione, che è stata spesso nell’occhio del ciclone per le inchieste e i reportage offerti al grande pubblico Rai, una vittoria morale che corrobora anche chi crede ancora nella possibilità di fare un’informazione non asservita al potere sulla televisione pubblica. La puntata del programma finita nell’occhio del ciclone da parte di Banca d’Italia si intitolava “The whistleblower” e nell’inchiesta realizzata da Emanuele Bellano raccontava appunto «le lacune nel sistema di controllo delle banche nella distribuzione e vendita dei diamanti». Il reportage che si è basato sulle dichiarazioni e le testimonianze di Bertini, raccontava come Banca d’Italia non avesse bloccato la vendita dei diamanti, nonostante fosse al corrente delle irregolarità e delle problematiche che sono poi sfociate anche in class action dei cittadini che sono stati truffati dagli istituti coinvolti. I diamanti venivano venduti da società terze, “WI.D.B S.p.a.” e “D.P.I S.p.a”, ad un prezzo  almeno tre volte superiore il loro reale valore e con condotte da parte degli istituti di credito a dir poco discutibili. 

Tecniche di raggiro

Ai clienti, infatti, veniva tra l’altro proposto l’acquisto dei diamanti mostrando grafici e tabelle nelle quali la curva delle quotazioni era in continua crescita, e spiegando loro che potevano verificare le quotazioni stesse sul Sole24Ore: peccato che tali valori fossero in realtà pubblicate nella sezione riservata alle inserzioni e alle pubblicità a pagamento da parte delle società venditrici, quindi senza nessuna attendibilità certificata. La reazione di Banca d’Italia alla trasmissione di Report era stata durissima. Prima di presentare un ricorso con richiesta di risarcimento, Via Nazionale aveva pubblicato un comunicato nel quale dichiarava che nel corso della puntata del 13 dicembre 2021 di Report «l’azione della Banca d’Italia è stata rappresentata in modo fortemente distorto, anche sulla base delle affermazioni di un dipendente della Banca stessa, il dottor Carlo Bertini». Nella nota si fa anche riferimento al «procedimento disciplinare a cui l’ispettore è stato sottoposto nel 2021 (il suo report risaliva a due anni prima, ndr) per violazioni di disposizioni del Regolamento del personale della Banca d’Italia. Tra questi, assume un rilievo centrale la divulgazione tra il personale dell’Istituto e all’esterno del medesimo di comunicazioni idonee a gettare discredito e a nuocere gravemente alla reputazione della Banca d’Italia e di suoi rappresentanti, nonché l’indebita divulgazione all’esterno della Banca d’Italia di informazioni in suo possesso in relazione all’attività lavorativa svolta». Anche di questo, Report aveva dato conto nella puntata di Report che il tribunale di Roma ha assolto da ogni accusa, ribadendo che si è trattato solo ed esclusivamente di esercizio corretto e professionale del diritto di cronaca. Proprio in questi giorni, a Milano – dove è partita nel 2017 l’inchiesta principale sui diamanti, poi finita in uno spezzatino di vari filoni e stralci –  è stato condannato l’ex notaio Franco Novelli, associato alla “IDB Intermarket Diamond Business”, società poi fallita che operava sul mercato dei diamanti da investimento offerti e venduti a prezzi largamente superiori. Novelli è stato ritenuto di fatto l’amministratore della Idb (al cui vertice si trovava Claudio Giacobazzi, suicidatosi nel 2017), che poi è fallita, e dopo alterne vicende giudiziarie è stato appunto condannato dal tribunale per autoriciclaggio ad una pena di 4 anni più la confisca di 113 milioni di euro. 

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Salvatore Maria Righi

Giornalista professionista dal 1992, è stato per 15 anni caposervizio e inviato della redazione romana del quotidiano L’Unità, occupandosi di inchieste di cronaca e criminalità. Per L'Indipendente cura la rubrica "pagine oscure d'Italia"