«Abbiamo deciso di agire presso una delle principali strutture statunitensi per denunciare ancora una volta i rischi a cui la complicità con l’imperialismo americano ci espone, rendendoci attivi partecipanti dei conflitti scatenati da due tra i governi più sanguinari della storia». Con queste parole gli attivisti vicentini hanno annunciato la protesta a Camp Del Din, bloccando per due ore l’accesso alla base USA. Centinaia di persone si sono riversate in strada a Vicenza per protestare contro la presenza americana sul territorio, che lo espone e rende complice dell’escalation bellica globale, a partire dall’ultimo conflitto scatenato [1] in Asia Occidentale. Durante la protesta sono state rilanciate le giornate del No Kings, in programma a Roma il 27 e 28 marzo contro guerre e imperialismo.
Sabato pomeriggio centinaia di persone si sono riunite in via Prati, dirigendosi verso la rotatoria di viale Ferrarin, nei pressi di Camp Del Din. «Yankee go home» e «Vicenza ripudia la guerra» sono le due scritte lasciate dai manifestanti sulla rotonda, mentre l’accesso alla base militare USA veniva bloccato per due ore. Quello di Camp Del Din è uno dei principali snodi statunitensi presenti sul territorio, al pari di Ederle, Miotto e Tormeno, le altre tre infrastrutture militari aperte a Vicenza da Washington. I quattro capisaldi USA —scrive [2]il Centro Sociale Bocciodromo, tra i promotori della protesta — «rendono la città parte integrante di un sistema di guerra globale costruito sopra le vite dei territori. Oggi abbiamo ribadito che Vicenza non vuole essere complice; non accetteremo che le nostre città diventino avamposti militari mentre guerre e crisi vengono decise sopra le nostre teste».
La mobilitazione vicentina si inserisce in un più ampio movimento contro guerra e militarizzazione, che per il 27 e 28 marzo ha organizzato due giornate a Roma al grido di “No Kings [3]“. In programma una manifestazione «contro le destre, le politiche repressive e belliciste dei governi», che si svolgerà in contemporanea con le proteste di Londra e degli Stati Uniti. Il fermento è alto: proprio in questi giorni centinaia di manifestanti hanno bloccato [4] per ore la stazione ferroviaria di Pisa e impedito a un convoglio carico di armi di arrivare a destinazione. Ha fatto invece indignare cittadini e amministratori locali l’esercitazione militare tenuta dagli USA, a quanto pare [5] senza alcuna autorizzazione, nel Parco delle Madonie, area naturale protetta del palermitano.