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È partita la Flotilla per rompere l’assedio statunitense contro Cuba

Al grido di “Lasciate respirare Cuba” (“Let Cuba Breath”) è ufficialmente partita la missione umanitaria per rompere l’assedio statunitense contro l’isola. La Nuestra América Flotilla [1] sta navigando verso le coste dell’Avana, dove è appena giunta la prima delegazione, quella italiana, del Convoglio europeo. «Quando le politiche folli dettano legge, è compito della società civile alzare la voce in difesa della vita umana», dice un infermiere italiano in partenza da Roma. Con lui un centinaio di compagni di viaggio e diverse tonnellate di medicinali, frutto di una raccolta organizzata nelle scorse settimane. La data prevista per il ricongiungimento di tutte le delegazioni è stata fissata al 21 marzo. Nei giorni successivi verranno distribuiti tutti gli aiuti umanitari e sarà prestato soccorso alla popolazione, soffocata dal bloqueo e dal suo recente inasprimento, su ordine del presidente USA Donald Trump. Lunedì l’assenza di carburante ha provocato un blackout generale sull’isola, lasciando al buio milioni di cubani.

Un centinaio di persone — tra politici, infermieri, medici, studenti — ha lasciato ieri l’Italia in direzione Cuba, come parte del Convoglio europeo che ha affiancato la Nuestra América Flotilla. Quest’ultima può contare su una dozzina di navi, con a bordo 20 tonnellate di aiuti umanitari, partita dal Messico e attesa all’Avana il prossimo 21 marzo. Gli attivisti dei Caraibi si incontreranno dunque nella capitale con le 19 delegazioni europee che hanno deciso di unirsi alla campagna internazionale “Let Cuba Breathe [2]“. Dall’Italia sono stati raccolti più di 45mila euro in donazioni e 5 tonnellate di medicinali, tra prodotti di base e farmaci da migliaia di euro, come quelli impiegati nelle cure antitumorali. Rimpingueranno il sistema sanitario cubano, messo alle strette [3] dalle ultime sanzioni americane, tra blackout, carenza di forniture e difficoltà negli spostamenti. A fine gennaio Donald Trump ha infatti imposto [4]il divieto di scaricare carburante sull’isola, minacciando vecchi e potenziali partner commerciali di Cuba, come il Venezuela, che a inizio anno ha visto Washington rapire [5] il presidente Maduro e bloccare le esportazioni di greggio verso l’Avana.

«Noi oggi stiamo partendo per Cuba innanzitutto per portare aiuti umanitari — dice [6] l’eurodeputata Ilaria Salis — ma vogliamo anche mettere i governi e l’Unione Europea davanti alle loro responsabilità. Questo embargo è stato ripetutamente considerato contrario al diritto internazionale da risoluzioni dell’ONU che sono state votate a larghissima maggioranza, e quindi ci chiediamo come sia possibile che l’Italia, che il governo italiano, che l’Unione europea [7] stiano in silenzio quando ad esempio l’Italia ha votato per le risoluzioni che vietavano l’embargo e ne chiedevano la sospensione immediata».

L’inasprimento dell’embargo sta avendo ripercussioni negative sulla qualità della vita di milioni di persone. Servizi a singhiozzo, difficoltà nel reperire cibo e medicinali, minacce frequenti di un intervento militare minano la quotidianità dei cubani. Il bloqueo illegale sta mettendo a rischio 30mila donne incinte e 60mila neonati, come rivelato [3] a febbraio dal Ministero della Salute. Lunedì un blackout generale ha lasciato al buio l’isola, vedendo i primi ripristini soltanto nella notte tra martedì e mercoledì.

Mentre la solidarietà internazionale porta aiuti e soluzioni a breve-medio termine, il governo cubano starebbe tentando [8] la via del dialogo con Washington per scongiurare un’aggressione militare che Trump paventa a giorni alterni, contraddicendosi sul futuro dell’isola. Due giorni fa, il presidente USA ha parlato di un probabile accordo all’orizzonte; poco dopo si è detto pronto ad «avere l’onore di conquistare Cuba».

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.