Era il 1870 quando Ulrico Hoepli rilevava la piccola libreria di Theodor Laengner presso la Galleria De Cristoforis di Milano. Negli anni, il punto vendita si è spostato, fino ad arrivare – nel 1958 – in una via a due passi dal Duomo che di lì a breve avrebbe preso il nome dell’editore italo-svizzero. Oggi la libreria internazionale Hoepli ospita centinaia di migliaia di volumi ed è un pezzo della storia di Milano; l’ennesimo che rischia di venire smantellato. L’assemblea dei soci ha infatti annunciato la messa in liquidazione dello storico punto vendita meneghino, mettendo a rischio il futuro di 89 dipendenti, per i quali si prospetta la cassa integrazione a zero ore. Negli ultimi giorni, i lavoratori hanno organizzato scioperi e flash mob, trovando un ampio sostegno da parte della cittadinanza, che ha lanciato una petizione [1] per salvare la storica libreria. Il pericolo è quello di perdere un simbolo della città, in una Milano sempre più priva di spazi culturali.
La libreria Hoepli e l’omonima casa editrice sono in crisi da tempo. Le prime notizie su una sua possibile messa in liquidazione erano emerse lo scorso febbraio, quando sui giornali erano stati resi noti diverbi e tensioni interni alla società scaturiti dalla crisi del settore librario. L’editore è riuscito a crearsi uno spazio nel settore tecnico-scientifico con la produzione di manuali e di testi con fini scolastici. Proprio questi, secondo ricostruzioni mediatiche, avrebbero stuzzicato l’interesse del Gruppo Mondadori – della famiglia Berlusconi, che nel 2025 avrebbe contattato i vertici societari per acquistare tanto l’editore quanto il punto vendita in via Hoepli. I proprietari, eredi di Ulrico Hoepli, si sarebbero divisi sulla vendita, impedendo l’acquisizione del 100% della società. Pare che anche Feltrinelli sia interessata a una sua parziale acquisizione, e il rischio concreto è quello di disperdere l’archivio e il catalogo editoriale.
Dello storico palazzo in cui ha sede la libreria, invece, si sa poco. Realizzato nel 1958 su un progetto dei noti architetti Figini e Pollini, l’edificio ospita una delle più grandi e storiche librerie di Milano, ed è diviso su cinque piani, con un assortimento di circa mezzo milione di volumi. A febbraio l’azienda aveva contattato i sindacati per avviare una procedura di cassa integrazione per gli 89 dipendenti; i sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno denunciato l’assenza di un piano industriale che delineasse le future prospettive sulla libreria. Martedì 10 marzo, invece, ha annunciato la messa in liquidazione e la cassa integrazione a zero ore per i dipendenti. Il medesimo giorno, i lavoratori hanno organizzato uno sciopero di un’ora sotto il motto «la cultura non si liquida». Sabato 14, invece, è stato messo in piedi un flash mob aperto anche alla cittadinanza, a cui hanno partecipato diversi milanesi, e i lavoratori hanno incrociato le braccia per due ore. Il prossimo venerdì, il Comune terrà un tavolo con i sindacati per parlare della libreria.
La libreria Hoepli è un’istituzione del capoluogo meneghino; il punto vendita è ormai quasi settantenne e l’editore è stato testimone di oltre 150 anni di storia italiana. L’edificio si trova sul fianco destro del Duomo, a due passi da quella Piazza Meda dove – da quasi un secolo – ha sede la Banca Popolare di Milano, e alle spalle dello storico forno di Luini, classe 1888. Negli ultimi vent’anni, a Milano – specie in quella zona – sono stati chiusi o trasformati diverse realtà ed edifici storici. È il caso, per esempio, del cinema Apollo, situato sotto l’area di Piazza Liberty, oggi circondata da un’ampia area pedonale al centro di cui si trova una sede della società di tecnologia Apple; o dello storico edificio delle Poste, Palazzo Broggi, che nel tempo è finito a ospitare la nota catena di caffetteria Starbucks e uffici di multinazionali della finanza; e ancora, qualche chilometro più a nord, in Porta Garibaldi, del Teatro Smeraldo, trasformato in un maxi-centro commerciale a marchio Eataly.
È anche per questo che, con l’annuncio della messa in liquidazione volontaria, dal basso si è sollevato un forte grido di solidarietà ai lavoratori. «Hoepli è più di una semplice libreria», si legge a tal proposito sulla petizione pubblicata su change.org dalla cittadinanza. I milanesi chiedono che il Comune riconosca al punto vendita lo status di “bottega storica” per inquadrarne il valore storico-culturale. «Questo riconoscimento potrebbe non solo evitare la sua chiusura, ma anche attrarre supporto sia economico che comunitario per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo», scrivono i cittadini. «Per proteggere Hoepli, il Comune potrebbe considerare incentivi fiscali, supporto governativo o collaborazioni con istituzioni culturali o aprire un dialogo con i proprietari per valutare come tenerla viva. Alla luce della crisi economica attuale, tali misure non solo conserveranno uno spazio di cultura ma rafforzeranno il tessuto sociale e culturale della nostra città».