Pestaggi e aggressioni a danni di minorenni, anche attraverso l’impiego di oggetti come sedie, bastoni ed estintori. Sono questi i fatti per cui dieci agenti della polizia penitenziaria di Roma sono finiti indagati dalla Procura a vario titolo. Le accuse [1] precise sono di lesioni per cinque agenti, falso ideologico per altri tre e tortura per gli ultimi due; per cinque di loro, i pm hanno chiesto la sospensione dal servizio. Le vittime sono almeno tredici ragazzi tra i 15 e i 19 anni, tutti stranieri, detenuti presso il carcere minorile di Casal del Marmo. Le accuse si basano su una serie di testimonianze raccolte dagli operatori della struttura tra cui educatori, preti e suore, che sarebbero stati più volte spinti e aggrediti verbalmente dai medesimi agenti.
Secondo le indagini della Procura, gli abusi, i maltrattamenti e le torture degli agenti sui ragazzi sarebbero stati portati avanti nel periodo compreso tra febbraio e novembre del 2025. A fare scattare l’allarme sono stati gli operatori del posto, temendo per l’incolumità delle vittime: «Qui o si interviene o scappa il morto», ha detto uno dei cappellani. I medesimi operatori riportano di avere subito aggressioni fisiche e verbali e di essere stati più volte allontanati dalle scene durante le situazioni di maggiore tensione. Generalmente, questi casi sono all’ordine del giorno presso il carcere minorile di Casal del Marmo: secondo l’ultimo rapporto [2] di Antigone, diffuso lo scorso febbraio, a fine 2024 nell’IPM romano si contavano 214 sanzioni disciplinari, 16 detenuti trasferiti per ragioni di sicurezza, 188 episodi di autolesionismo, e 17 tentati suicidi.
I racconti delle vittime degli abusi e dei testimoni sono crudi, e restituiscono quello che pare un approccio sistematicamente violento da parte degli agenti della polizia penitenziaria accusati. I ragazzi si rivolgono a loro usando appellativi come “Animale”, “Pugile”, “Sceriffo”. Le indagini sono ancora in corso, e per ora le testimonianze più dettagliate si concentrano sugli episodi di violenza, che sarebbero corroborati dai referti medici. Nelle zone non coperte dalle telecamere, gli agenti avrebbero inoltre approfittato dell’assenza di circuiti per picchiare i ragazzi – spesso servendosi di oggetti. Una delle testimonianze più significative arriva da un ragazzo di 15 anni: mentre litigava con un compagno di cella, uno dei poliziotti coinvolti gli avrebbe sferrato un pugno, spedendolo in infermeria; lì, «mi ha lanciato addosso dei libri e mi ha fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip. Poi mi ha minacciato di tagliarmi le p***e, ha preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue», riporta il ragazzo. Dopo l’episodio, sarebbe stato riportato in cella, dove «hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni».