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La programmazione via intelligenza artificiale sta causando problemi ad Amazon

Amazon sta attraversando una fase segnata da ripetuti problemi nell’erogazione dei propri servizi: sia il celebre portale di e‑commerce sia la proficua Amazon Web Services (AWS), la divisione del gruppo dedicata al cloud, hanno subito blackout prolungati che hanno inciso in modo significativo su ricavi e reputazione. Sebbene l’azienda non abbia fornito spiegazioni dettagliate e trasparenti sulle cause dei disservizi, diverse indiscrezioni suggeriscono un possibile legame con modifiche ai sistemi introdotte attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Il fatto che Amazon abbia convocato i suoi ingegneri senior per un incontro interno dedicato proprio alle criticità generate dai processi “assistiti dall’IA generativa” sembra rafforzare questa ipotesi.

Negli ultimi mesi AWS ha registrato diverse interruzioni di servizio, almeno due delle quali sono state ricondotte dal Financial Times [1] all’impiego di Kiro, uno strumento “agentico” sviluppato internamente all’azienda e introdotto lo scorso luglio per accelerare il passaggio “dal concept alla produzione” in ambito software. Secondo le testimonianze raccolte dalla testata, alcuni tecnici avrebbero delegato all’intelligenza artificiale la risoluzione autonoma di problemi operativi, con esiti che hanno raggiunto picchi disastrosi. In un caso, Kiro avrebbe addirittura “cancellato e ricreato” la stessa sezione di sistema che era stata chiamata a correggere, provocando un blackout di 13 ore.

Amazon Shopping non se la passa affatto meglio. In questo caso, i disservizi sono stati attribuiti all’impiego di Q, assistente di IA sviluppato per supportare la programmazione. Secondo una nota interna intercettata da Bloomberg [2], il vicepresidente senior dei servizi e‑commerce, Dave Treadwell, avrebbe denunciato una “tendenza agli incidenti” protratta per settimane e con effetti su larga scala. Gli errori generati dall’intelligenza artificiale hanno portato alla mancata registrazione di oltre sei milioni di ordini, costringendo l’azienda a introdurre una policy d’emergenza: per 90 giorni, ogni modifica al codice critico dovrà essere supervisionata da due ingegneri distinti prima dell’implementazione.

Secondo un ennesimo report del Financial Times [3], di fronte a questi disservizi, Amazon ha organizzato un incontro martedì 10 marzo con i suoi ingegneri d’alto profilo al fine di analizzare le cause alla radice dei problemi. “Come probabilmente sapete, la disponibilità del sito e delle infrastrutture non è stata buona ultimamente”, ha dichiarato Treadwell allo staff, attribuendo la situazione alle “modifiche assistite dall’intelligenza artificiale generativa”. Nello specifico, la criticità identificata consiste nel fatto che “non sono ancora consolidate delle pratiche di buon utilizzo e di salvaguardia delle nuove GenAI”. In altre parole, l’introduzione delle tecnologie di IA non è stata accompagnata da linee guida operative adeguate, lasciando i tecnici a procedere in modo disomogeneo e spesso improvvisato.

Amazon ha precisato che il problema non riguarda il grado di autonomia delle IA, ma la necessità di rafforzare il “controllo degli accessi da parte degli utenti”. Nessun cambio di rotta, dunque: l’intelligenza artificiale generativa continuerà a essere utilizzata, ma sarà sottoposta a una supervisione molto più rigorosa. In particolare, gli sviluppatori junior dovranno attendere l’approvazione dei superiori prima di poter eseguire qualunque intervento assistito dall’IA. Un approccio sensato e sano che andrebbe sempre applicato per strumenti di questo tipo, ma che rischia di vanificare la presunta convenienza offerta dalla GenAI. Il tempo risparmiato nella programmazione potrebbe infatti trasformarsi in ore dedicate alla verifica incrociata e ai passaggi autorizzativi.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.