- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Guerra all’Iran: l’UE si schiera sanzionando Teheran mentre è sotto le bombe

«L’UE continua a ritenere l’Iran responsabile»: a dirlo è l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri della UE Kaja Kallas, che ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran. Poco importa se numerosi governi nella UE – compresa l’Italia – abbiano riconosciuto che l’aggressione congiunta USA-Israele è stata unilaterale e al di fuori del diritto internazionale. E che sia arrivata (di nuovo) nel mezzo dei colloqui sul nucleare nell’ambito dei quali, secondo i mediatori, l’Iran si stava mostrando pienamente collaborativo. Così, mentre Teheran è sotto le bombe – che stanno prendendo di mira decine di obiettivi civili, tra i quali scuole e ospedali -, l’UE prende di mira «19 funzionari ed entità del regime responsabili di gravi violazioni dei diritti umani», congelando i loro conti e impedendo loro di fare affari con entità europee. Dei diritti dei civili bombardati da Washington e Tel Aviv, tuttavia, non è stata profferita parola.

La presa di posizione di Bruxelles fa quantomeno venire il sospetto che i criteri in base ai quali vengono disposte le sanzioni siano puramente politici. E dire che persino Giorgia Meloni, alleata di ferro degli USA, è stata costretta ad ammettere [1] ieri davanti alle Camere (dopo dieci giorni di silenzio) che «l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano» si colloca «al di fuori del perimetro del diritto internazionale». Anche il ministro per gli Affari Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha dichiarato [2] in una conferenza stampa tenuta all’indomani dello scoppio della guerra che l’attacco è stato frutto di una decisione «unilaterale» e che «avrebbe dovuto essere dibattuto negli organismi collettivi» preposti a tale scopo. Il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil ha riferito all’emittente ZDF dei «seri dubbi» che l’attacco USA in Iran sia legale, mentre il cancelliere Merz ha epresso [3] preoccupazione per il fatto che Washington e Tel Aviv non sembrino avere «un piano condiviso» per portare la guerra a una fine «rapida e convincente». Per non parlare poi della Spagna, che oltre a criticare l’aggressione ha anche negato [4] alle forze armate USA l’utilizzo delle basi navali e aeree di Rota e Morón de la Frontera, scatenando le ire di Trump.

«Mentre la guerra in Iran continua, l’UE proteggerà i propri interessi e perseguiterà i responsabili della repressione interna. Inoltre, invia un messaggio a Teheran: il futuro dell’Iran non può essere costruito sulla repressione», dichiara [5] Kallas. Le sanzioni UE contro Teheran sono state imposte per la prima volta nel 2011, per condannare gli abusi contro i diritti umani e le attività di proliferazione nucleare – della quale non vi è in realtà alcuna prova, se non le false accuse che Netanyahu e Stati Uniti continuano a lanciare da oltre trent’anni che recentemente hanno trovato [6] (di nuovo) anche la smentita dell’AIEA. Negli scorsi mesi, queste erano state rinnovate per via della repressione delle proteste interne da parte del regime, nel corso delle quali sono state uccise diverse centinaia di persone (anche se il numero esatto è impossibile [7] da stabilire). Nel mezzo della guerra, l’Unione ha deciso di ora di rinnovarle con lo stesso principio, anche se non una parola di condanna è stata spesa nei confronti della deliberata aggressione USA-Israele, che ha peraltro visto tra i primi obiettivi una scuola elementare, bombardata alle otto del mattino con la conseguente uccisione di 165 studentesse. Ma d’altronde, nulla è stato fatto nemmeno per fermare il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, certificato dalle istituzioni preposte e trasmesso globalmente in diretta streaming. Un po’ a suggerire che il rispetto dei diritti umani sia rivendicato solamente quando interessi politici ed economici non si mettono di mezzo.

Avatar photo

Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.