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Caso Epstein: i Mandelson Files sbugiardano Starmer e fanno tremare Downing Street

L’eco dello scandalo Epstein continua a scuotere la politica britannica e ora rischia di travolgere direttamente il premier Keir Starmer. I documenti governativi appena pubblicati raccontano una storia che incrina la versione ufficiale di Downing Street: il primo ministro era a conoscenza dei legami tra Lord Peter Mandelson, figura centrale dei Laburisti e storico stratega dei governi guidati da Tony Blair e Gordon Brown, e Jeffrey Epstein, eppure lo ha comunque nominato ambasciatore negli Stati Uniti. Il 24 febbraio scorso, Mandelson è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione con l’accusa di aver condiviso quando era ministro segreti governativi con il finanziere condannato per crimini sessuali. Avvertimenti chiari sul “rischio reputazionale generale” circolavano tra i funzionari governativi già prima della designazione del dicembre 2024, ma furono ignorati.

Ora, la prima tranche dei cosiddetti Mandelson Files147 pagine [1] di una massa di informazioni che si ritiene ammontino a centinaia di migliaia – mostra un processo di nomina giudicato in modo “stranamente affrettato”, come ammesso dal suo stesso consigliere alla sicurezza nazionale, Jonathan Powell, e una catena di responsabilità politiche che potrebbe minare la stessa leadership di Starmer. Le carte rese pubbliche dal governo britannico rappresentano solo una parte del materiale disponibile, ma già delineano un quadro politicamente esplosivo. Dai documenti, che sbugiardano Starmer, si evince che il premier era stato informato dei rapporti tra Mandelson ed Epstein, amicizia che sarebbe proseguita fino almeno al 2011, “dopo la prima condanna di Epstein nel 2008 per aver procurato una minorenne”. In un altro passaggio si scopre che “Mandelson soggiornò nella casa di Epstein mentre quest’ultimo era in carcere nel giugno 2009.”

Già dagli Epstein Files desecretati il 30 gennaio, erano emerse e-mail, incontri privati e scambi che avrebbero coinvolto anche dossier politici ed economici sensibili. Secondo gli investigatori, Epstein considerava Mandelson una fonte privilegiata di informazioni sulla politica britannica ed europea. Alcune comunicazioni suggeriscono che il Lord abbia condiviso con il finanziere valutazioni su strategie economiche e dinamiche governative nel delicato periodo successivo alla crisi del 2008. Gli atti indicano, inoltre, pagamenti per circa 75.000 dollari tra il 2003 e il 2004 su conti collegati a Mandelson o al marito Reinaldo Avila da Silva. Il politico ha sempre negato qualsiasi scambio improprio, ma i trasferimenti e le e-mail – che includono perfino richieste di consigli per acquistare un appartamento in Brasile – hanno condotto a un’inchiesta penale.

Nonostante ciò, il premier britannico avrebbe proseguito nel processo di nomina dell’ex eminenza grigia del New Labour come ambasciatore a Washington. La difesa di Starmer si è concentrata sull’idea di essere stato ingannato. Il premier ha sostenuto che Mandelson avrebbe “mentito” sui rapporti con Epstein, dando l’impressione di “conoscere a stento” il finanziere. Nei documenti pubblicati non emergono, però, prove evidenti che il Lord abbia effettivamente fornito dichiarazioni false durante i controlli preliminari. Le verifiche interne avevano posto tre domande chiave: sui contatti con Epstein dopo la sua condanna, sui soggiorni nelle proprietà del finanziere e sui legami con la fondazione di Ghislaine Maxwell. Secondo il capo della comunicazione di Downing Street, le risposte fornite erano state considerate “soddisfacenti”.

La rivelazione ha scatenato una tempesta politica a Westminster. Il caso è esploso durante il dibattito alla Camera dei Comuni, dove il ministro Darren Jones ha ammesso che Mandelson “non avrebbe mai dovuto ricevere l’incarico” e ha definito “inaccettabile” la buonuscita richiesta dall’ex ambasciatore dopo la sua rimozione. Mandelson, richiamato nel settembre 2025 dopo appena nove mesi di mandato, aveva infatti chiesto una liquidazione da 547.000 sterline. Il Tesoro ha poi ridotto la cifra a 75.00 sterline, ma la polemica non si è placata. Per le opposizioni si tratta comunque di uno scandalo e di un insulto alle vittime di Epstein. La leader conservatrice Kemi Badenoch ha definito “scioccante” la capacità di giudizio del premier. I Liberal Democratici hanno chiesto che la somma venga devoluta in beneficenza, mentre il leader dei Verdi Zack Polanski ha invocato apertamente le dimissioni di Starmer. Le ombre si allungano anche oltre il governo attuale. Un documento conservato nei National Archives britannici attesterebbe un incontro del 2002 a Downing Street tra Tony Blair ed Epstein, “facilitato da Mandelson”, presentato all’epoca come “amico di Bill Clinton”.

Intanto, nuovi documenti potrebbero essere pubblicati nelle prossime settimane. Se le rivelazioni dovessero confermare la piena consapevolezza di Downing Street sui legami tra Mandelson ed Epstein, lo scandalo rischia di trasformarsi in una crisi istituzionale senza precedenti: quella che molti osservatori definiscono già la più grave vicenda politica britannica del dopoguerra.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.