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Ponte sullo Stretto, i costi non tornano: la Ragioneria rispedisce il decreto al governo

Nonostante l’approvazione dello scorso 5 febbraio da parte del Consiglio dei Ministri, il decreto infrastrutture tornerà in CdM. Secondo fonti di governo, la Ragioneria di Stato avrebbe rimandato indietro il decreto, che contiene le disposizioni sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e Reggio Calabria, per chiedere una rimodulazione dei costi: la Ragioneria chiederebbe che tutte le procedure siano finanziate con fondi già previsti, imponendo lo stop all’approvazione di nuovi aumenti di spesa. Il provvedimento insomma deve restare entro il limite dei 13,5 miliardi già stanziati dal decreto, e ora dovrà venire approvato nuovamente dal governo. Dopo l’annuncio, Salvini ha fatto buon viso a cattivo gioco, rispondendo alle richieste della Ragioneria: «Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini esprime grande soddisfazione per l’approvazione in CdM dell’iter del Ponte sullo stretto di Messina», scrive il ministero. «Confermato infatti lo stanziamento di 13,5 miliardi per la realizzazione dell’opera a partire dal 2026, in accordo con tutti i dicasteri interessati».

La notizia dello stop al decreto Ponte è stata data da agenzie di stampa come Ansa [1], e ripresa in via ufficiale da gruppi politici come Europa Verde [2]. «Ancora una volta Salvini scrive decreti sul Ponte sullo Stretto senza nemmeno passare dagli apparati dello Stato, e poi arriva la Ragioneria a fermarlo e a correggerlo», scrive il portavoce Bonelli. «Il decreto infrastrutture dovrà tornare in Consiglio dei ministri perché la Ragioneria ha imposto che tutte le procedure per far ripartire il progetto del Ponte siano fatte senza nuovi o maggiori costi per lo Stato». Il ministero delle infrastrutture, dal canto suo, ha diffuso un comunicato [3] dai toni trionfali in cui sostiene che sarebbe stato confermato lo stanziamento di 13,5 miliardi per la realizzazione dell’opera; l’Amministratore Delegato della società Ponte sullo Stretto, Pietro Ciucci, invece, ha rassicurato che non sarebbero previsti fondi extra per la realizzazione dell’opera. Da quanto si apprende dalle ricostruzioni, la somma, più che venire confermata – come sostiene Salvini, sarebbe stata imposta come soglia limite: la Ragioneria, infatti, avrebbe rispedito al mittente il decreto perché esso non esprimeva in maniera chiara che tale cifra avrebbe costituito il tetto massimo di spesa. Più che approvare le soglie di finanziamento, insomma, la Ragioneria avrebbe chiesto che queste non vengano superate, ipotesi a cui il decreto in qualche modo avrebbe lasciato la porta aperta. Il governo dovrebbe dunque inserire una garanzia che i costi non superino i 13,5 miliardi di euro.

Il decreto sul Ponte sullo Stretto era stato approvato [4] lo scorso 5 febbraio per rispondere ai rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, con l’obiettivo di sbloccare l’iter per l’opera. A fine ottobre, la Corte dei Conti aveva bocciato [5] il progetto del Ponte sullo Stretto, respingendo la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) che impegna 13,5 miliardi di euro per la costruzione dell’opera, con motivazioni collegate a documentazione carente, calcoli poco chiari, e mancato rispetto delle norme ambientali. A metà novembre, la Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei Conti ha inferto [6] un secondo colpo al progetto, non concedendo il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la società concessionaria Stretto di Messina Spa, ampliando la crisi amministrativa aperta dal precedente rifiuto e bloccando, di fatto, la definizione degli impegni amministrativi e finanziari necessari per la progettazione e realizzazione dell’opera.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.