Una linea di auto elettriche prodotte localmente per rappresentare il riscatto industriale e tecnologico: accade in Burkina Faso, nel cuore del Sahel, mentre il Paese affronta una guerra contro i gruppi jihadisti e una fase politica guidata dalla giunta militare guidata da Ibrahim Traoré.
ITAOUA ed è stato presentato nel gennaio 2025 come il primo marchio nazionale di mobilità elettrica, in un’operazione che ha immediatamente assunto un valore che va oltre il settore automobilistico. Per le istituzioni burkinabé, infatti, non si tratta solo di vendere veicoli, ma di mostrare che anche un Paese povero, fragile e sotto pressione militare può rivendicare un proprio posto nella corsa all’innovazione. Il nome ITAOUA, ispirato alla lingua mooré per richiamare simbolicamente l’idea di futuro e progresso, è anche a una località nei pressi di Ouagadougou, dove è stato inaugurato il primo showroom alla presenza del ministro del Commercio Serge Poda, con la presentazione di due modelli, Native e Sahel, 100% elettrici e con autonomia compresa fra 200 e 330 chilometri. La stampa locale riportava la posizione del manager Alpha Kafando, che sostiene che questi mezzi si inseriscano in una strategia di mobilità sostenibile e riduzione delle emissioni, mentre Poda invitava i burkinabé ad adottare il marchio come contributo allo sviluppo socio-economico del Paese.
Il progetto prevede anche un progressivo ampliamento della gamma con veicoli destinati a segmenti diversi del mercato. Tra questi figura Tenakuru, un modello più equipaggiato, pensato per un utilizzo più versatile e dotato di sistemi come telecamere 3D, tetto panoramico e diverse modalità di guida. A questo si affiancherà Land Elder, un pickup destinato soprattutto a impieghi professionali e commerciali, dal trasporto merci alle attività nei contesti rurali. Nel loro insieme, questi modelli delineano la prima gamma prevista del marchio burkinabé, con l’obiettivo di coprire sia la mobilità urbana sia esigenze di lavoro e logistica in un Paese dove i veicoli multifunzionali sono particolarmente richiesti.
«Scegliendo ITAOUA non scegli solo un mezzo di trasporto, scegli una visione», ha dichiarato [1] il ministro Poda, legando apertamente il marchio a un immaginario di futuro nazionale. È una formula che si inserisce perfettamente nella linea politica promossa dalla giunta guidata da Ibrahim Traoré, centrata sull’idea di emancipazione economica, valorizzazione della produzione locale e riduzione della dipendenza esterna. «Acquistare prodotti locali non è solo un atto patriottico; è una strategia fondamentale per stimolare la nostra industria, creare posti di lavoro dignitosi e garantire la resilienza di fronte alle sfide globali», recitava infatti un comunicato presidenziale anticipando il lancio.
Diverse fonti vicine all’iniziativa – in particolare media cinesi e portali specializzati nel mercato automobilistico africano – suggeriscono che i primi modelli presentati deriverebbero da auto elettriche prodotte in Cina, successivamente adattate e assemblate localmente. Non si tratta dunque di vetture progettata interamente da zero in Burkina Faso, ma di un’operazione industriale più comune nei mercati emergenti: l’avvio di una filiera locale attraverso assemblaggio e adattamento tecnologico di modelli esistenti. La conferma è arrivata direttamente dal direttore Abdoulatif Rouamba, che durante un’inaugurazione aveva spiegato [2] che: «Grazie all’assemblaggio effettuato direttamente in Burkina Faso, potremo ridurre ulteriormente il costo dei veicoli, facilitando così l’accesso ai veicoli elettrici da parte della popolazione».
Una fase che molti Paesi hanno attraversato prima di sviluppare una propria capacità progettuale autonoma e che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe rappresentare il primo passo verso una vera industria automobilistica nazionale. Diversi analisti hanno fatto notare che operazioni simili sono state lanciate in Nigeria con il marchio Innoson Vehicle Manufacturing e in Ghana con Kantanka.
Il lancio di ITAOUA, però, avviene in un contesto nazionale particolarmente complesso. Il Burkina Faso attraversa da anni una profonda crisi di sicurezza legata alla presenza di gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaida e allo Stato Islamico, che controllano o influenzano ampie porzioni del territorio, soprattutto nel nord e nell’est del Paese. Dal 2022 il potere è nelle mani del capitano Ibrahim Traoré, arrivato alla guida dello Stato con un colpo di Stato militare. Il suo governo ha adottato una linea fortemente sovranista e panafricanista, puntando su una retorica di emancipazione economica, valorizzazione delle risorse nazionali e riduzione della dipendenza dai partner occidentali. Negli ultimi anni il Burkina Faso ha rafforzato la cooperazione con altri Paesi saheliani guidati da giunte militari, come Mali e Niger, creando nel 2023 l’Alleanza degli Stati del Sahel, mentre sul piano economico Traoré insiste sulla necessità di sviluppare produzioni locali, industrializzazione e autosufficienza energetica. In questo quadro, iniziative come ITAOUA vengono presentate dal governo non solo come progetti industriali, ma come simboli di una strategia più ampia di rilancio nazionale e autonomia tecnologica