Per la prima volta in più di trent’anni, la Cina ha deciso di abbassare le aspettative di crescita del PIL. L’annuncio è stato fatto dal premier Li Qiang nel corso del consueto appuntamento annuale delle Due Sessioni, le riunioni tra Assemblea Nazionale del popolo e Conferenza consultiva del popolo, nel quale si decidono gli obiettivi economici, politici e militari dell’anno corrente. Dopo anni in cui gli obiettivi si sono aggirati dal 5% in sui, il premier ha infatti annunciato [1] che quello fissato dal governo per il 2026 si attesterà su un intervallo tra il 4,5 e il 5%. Con questa misura, che ha fatto particolarmente scalpore nella stampa occidentale in quanto sancirebbe il rallentamento economico che da anni attanaglia il Paese, il governo intende mandare un messaggio chiaro: in questa fase storica appare necessario abbandonare la ricerca affannosa del PIL, accettare la situazione e i limiti del contesto socioeconomico cinese e iniziare una transizione verso una crescita economica basata sulla sostenibilità e sulla qualità, invece che sulla quantità e sui numeri.
Questa visione economica si sposa perfettamente con gli obiettivi messi a punto dal Comitato Centrale del Partito Comunista cinese nel XV piano quinquennale [2] (che verrà approvato ufficialmente entro la prossima settimana), attraverso il quale il Paese darà vita ad un processo di trasformazione industriale basato, tra le altre cose, sull’innovazione tecnologica. Questi elementi, che caratterizzeranno la Cina del decennio a venire, sono stati affrontati nelle riunioni degli scorsi giorni; davanti all’incertezza economica globale, il Paese punterà sull’autosufficienza tecnologica per prevenire limitazioni commerciali imposte da rivali internazionali come gli Stati Uniti. In quest’ottica, il settore dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori, della biomedicina e dell’industria aerospaziale diventano punti cardine dello sviluppo industriale e degli investimenti del governo.
Alla base della corsa verso l’autosufficienza risiede la necessità di mettere mano sullo squilibrio tra offerta e domanda interna: tra gli obiettivi principali annunciati durante le Due Sessioni e nel XV piano quinquennale l’espansione dei consumi interni resta uno dei propositi più complessi da portare a termine, complice, tra gli altri, la crisi del settore immobiliare e un tasso di disoccupazione giovanile pari al 17%. L’aumento nei consumi potrebbe rivelarsi una mossa efficace in virtù dei dati demografici, seppur in calo, della popolazione cinese. Tale crescita permetterebbe così di porre fine definitivamente al paradigma della “fabbrica del mondo”, che per lungo tempo si è basato principalmente sulle esportazioni e le fluttuazioni del mercato internazionale.
Spazio anche alla definizione degli obiettivi militari: in leggero calo la previsione della spesa per la difesa nazionale che passa dal 7,2% al 7%. L’innovazione tecnologica entra anche nel settore militare, con lo stesso premier Li che ha riconosciuto i progressi nell’addestramento militare e nel combattimento. Nonostante il momento storico di profonda incertezza, nel quale la Cina sembra restare a guardare gli sconvolgimenti che la circondano, la posizione assunta in ambito militare sembra essere particolarmente conservativa, dove non si registrano preoccupazioni riflesse negli obiettivi annuali. Attraverso le parole di Li Qiang si può osservare una inconsueta aggressività nella formula utilizzata per rivolgersi a Taiwan [3], per la quale Pechino ha promesso di «reprimere» eventuali azioni separatiste. Il premier, inoltre, ha riaffermato l’interesse da parte della Repubblica Popolare di insistere sulla politica dell’Una sola Cina e del Consenso del ‘92, che riscontra peraltro l’accordo del Kuomintang, partito attualmente all’opposizione del governo taiwanese e vicino alle posizioni di Pechino.
Con la chiusura dell’evento e l’attesa per l’ufficializzazione del nuovo piano quinquennale, si aprono settimane di grande fermento per la visita prevista per fine marzo di Donald Trump nella Repubblica Popolare. Davanti al fuoco della guerra e all’imprevidibilità statunitense, la Cina sceglie ancora una volta di muoversi lentamente mentre pianifica i cambi essenziali dei prossimi anni.