Il vento delle proteste ha sortito i suoi effetti sulla rappresentanza politica istituzionale. Giovedì 5 marzo in Nepal si sono tenute le attese elezioni parlamentari per rinnovare la Camera Bassa del Paese, e, nonostante non sia ancora giunto a termine lo spoglio, il trentacinquenne Balen Shah sembra aver avuto la meglio contro il rivale e presidente uscente Sharma Oli. Questa tornata elettorale è stata la prima occasione per la popolazione nepalese di esprimere il proprio voto dopo le rivolte [1] che, nel settembre del 2025, costrinsero il governo alle dimissioni. Balen Shah, ex rapper e già sindaco della capitale Kathmandu, che si era schierato coi manifestanti denunciando la corruzione del Paese.
Dopo la decisione del governo di bloccare temporaneamente l’accesso a più di venti social network, le fasce più povere della popolazione e una gran parte della cosiddetta “Generazione Z [2]” sono insorte, organizzando attraverso la piattaforma online Discord le prime proteste. Il blocco dei social è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: il tasso di disoccupazione giovanile al 21% e l’indice di povertà assoluta al 20% hanno infatti alimentato un malcontento esploso contro gli agi, spesso ostentati sugli stessi social, delle famiglie al potere. Durante le rivolte i manifestanti hanno preso d’assalto il Parlamento, la Corte Suprema e le residenze del presidente e hanno subito una violenta repressione che ha portato a più di settanta morti. Dopo le dimissioni di Sharma Oli, il testimone è passato nella mani della giurista Sushila Karki che ha indetto le elezioni per il marzo del 2026.
Tra i volti noti che hanno appoggiato con vigore le proteste spiccava Balen Shah (noto semplicemente come Balen), ingegnere di formazione, rapper [3] di successo e sindaco di Kathmandu. Balen, che in occasione delle rivolte si è schierato dalla parte dei manifestanti, è stato visto come il successore più papabile per il ruolo di presidente del Paese e i risultati ai seggi sembrano confermare questa tendenza.
Volto nuovo della politica nepalese, Shah ha deciso di mettersi in gioco nel 2022 e ha riscontrato fin da subito un ottimo successo elettorale, che lo ha portato con il 39% delle preferenze a ricoprire il ruolo di sindaco della capitale. Durante il suo mandato, Shah ha messo a punto una serie di misure finalizzate ad un miglioramento drastico del sistema di raccolta dei rifiuti e alla lotta contro l’abusivismo edilizio. Seppure nel corso degli anni da sindaco alcune delle sue politiche siano state fortemente criticate, specialmente dagli abitanti delle baraccopoli da lui smantellate, la sua immagine pubblica ha visto un aumento della popolarità, anche grazie alla cura spasmodica delle sue reti [4] social.
La tornata elettorale degli scorsi giorni ha visto quindi la messa in scena dello scontro dicotomico tra due concetti diversi di politica: da un lato il vecchio, rappresentato da Sharma Oli, che trae con sé gli ultimi vent’anni del potere nepalese. Settantaquattrenne e in lizza per un ipotetico quarto mandato, Oli è il presidente del Partito Comunista marxista-leninista unificato del Nepal e rappresenta l’immagine della corruzione istituzionale del paese. Rappresentante di un blocco che era al potere praticamente senza soluzione di continuità dalla fine della monarchia in Nepal, nel 2008. Dall’altro lato, invece, Balen incarna il nuovo e sembra aver raccolto il gravoso compito di portare una ventata di freschezza all’interno della scena politica. Nonostante ciò, è bene sottolineare che all’interno del Partito Rastriya Swatantra (Partito Nazionale Indipendente), la formazione politica con la quale ha deciso di correre alle presidenziali, non sono nuovi casi di illecito. Difatti, Rabi Lamichhane, fondatore del PRS, conduttore televisivo ed ex ministro degli Interni durante il governo Oli, è stato coinvolto in svariati scandali giudiziari, con accuse di istigazione al suicidio, frode e appropriazioni indebite.
Nonostante ciò, Balen Shah sembra essere riuscito a ottenere la fiducia dell’elettorato, grazie anche ad un abile posizionamento sulle manifestazioni dello scorso autunno e ad un programma elettorale incentrato sull’accesso a sanità e istruzione per le classi più povere. Secondo le ultime stime (aggiornate [5] alle ore 17.30 GMT+5.45), il PRS è riuscito ad accaparrarsi 125 dei 165 seggi della Camera bassa determinati dal voto diretto. Mentre per quanto riguarda la rappresentazione proporzionale il Partito Nazionale Indipendente ha ottenuto 58 dei 110 seggi totali.
Nonostante lo scrutinio non sia ancora giunto al termine, il presidente uscente Sharma Oli ha già riconosciuto la vittoria del rivale, augurandogli attraverso un post su X un mandato quinquennale «sereno e proficuo». Sulla scena internazionale, invece, non si sono fatte attendere le congratulazioni [6] del presidente indiano Narendra Modi, che ha reiterato «il suo impegno a lavorare a stretto contatto con il popolo del Nepal e il suo nuovo governo». Non è un caso che Modi abbia scelto di spendere delle parole per la probabile vittoria di Balen; difatti, il premier uscente Oli ha mantenuto nel corso degli anni relazioni cospicue con il principale rivale dell’India, la Repubblica Popolare Cinese, in particolar modo appoggiando gli interessi cinesi nell’ambito della Belt and Road Initiative.
Se i seggi confermeranno la probabile vittoria del giovane volto della politica nepalese Balen Shah, si potrà affermare che le ormai note “rivolte della Generazione Z” hanno ottenuto un primo reale successo elettorale. Chissà se il premier spinto dal vento della protesta riuscirà a soddisfare le aspettative.