In poche ore Nairobi si è trasformata in una città sommersa dall’acqua a causa delle forti piogge: auto trascinate via dalla corrente, strade collassate, quartieri isolati e un bilancio di vittime che continua a salire. Ma dietro le alluvioni che hanno colpito la capitale e il Paese più in generale da venerdì scorso, non c’è soltanto la violenza della pioggia: c’è anche la storia di una metropoli fragile, avvertita in anticipo dal servizio meteorologico eppure rimasta esposta, ancora una volta, al disastro.
Il bilancio delle vittime delle inondazioni di venerdì sera è salito a 43 e in almeno 16 contee le famiglie stanno contando le perdite dopo che le inondazioni hanno spazzato via case, fattorie e strade, lasciando molte persone sfollate.
A Nairobi le acque hanno travolto oltre 170 veicoli, colpito infrastrutture e mandato in crisi la mobilità della capitale; in diversi quartieri si sono registrati blackout e disagi ai servizi. Nel quartiere di Hazina, nel Sud-Ovest di Nairobi, Citizen digital riporta [1] che centinaia di residenti sono rimasti senza casa dopo che inondazioni improvvise hanno travolto il quartiere, distruggendo case e spazzando via proprietà. Una situazione simile è stata segnalata a Kinoo, dove alcune famiglie non hanno potuto accedere alle loro case rimaste sommerse. I residenti hanno affermato che almeno cinque chiese e diverse scuole sono state colpite.
«Ogni anno abbiamo un problema perenne di inondazioni. Oggi alcuni non possono nemmeno pregare. Molte famiglie sono intrappolate nelle loro case», ha riferito un cittadino alla testata, facendo trasparire la rabbia degli abitanti per i mancati interventi. Dopo un silenzio di 48 ore il governatore di Nairobi Johnson Sakaja, intervistato [2] da Citizen Tv, ha tentato con difficoltà di scaricare le proprie responsabilità, dopo che i keniani l’hanno accusato di aver ignorato la priorità data all’installazione di canali di drenaggio efficienti. «Non mi dimetto. Lavoro e ogni giorno faccio del mio meglio, visti i limiti che abbiamo come città. Certo, le aspettative sono estremamente alte e le capisco, ma mi impegno davvero per risolvere i problemi con ciò che ho», ha detto, annunciando compensazioni per chi ha perso tutto e sottolineando che la situazione non può essere risolta con una soluzione rapida e che il sistema di drenaggio della città non è progettato per gestire l’intensità delle precipitazioni attuali.
Il Dipartimento meteorologico del Kenya aveva emesso un’allerta il 3 marzo 2026, valida fino al 9 marzo alle 19:00, avvertendo di precipitazioni superiori a 20 mm in 24 ore in gran parte del Paese, Nairobi compresa, con picco previsto tra il 4 e il 7 marzo e rischio esplicito di alluvioni.
Nicolò Govoni, fondatore di Still I Rise che è proprio a Nairobi per seguire le attività della scuola fondata qui, che dal 2024 è riconosciuta come International Baccalaureate (IB) world school, risponde al telefono mentre il cielo è tornato sereno e spende il sole.
«La città è assolutamente impreparata alla stagione delle piogge, che da aprile a giugno sono quotidiane. Capita spesso che piova fortissimo per qualche ora, con delle vere e proprie bombe d’acqua che travolgono tutto, per poi vedere tornare il sole, come accade ora», racconta a L’Indipendente. I cittadini sono disperati, vivendo in attesa della prossima tragedia. «Nel 2024 le forti piogge [nella foto di copertina, NdA] avevano causato 300 morti in tutto il Paese, con alluvioni devastanti. Cinque persone erano morte qui nel quartiere dove sorge la scuola e moltissime persone avevano perso la casa, in molti casi baracche costruite lungo l’argine del fiume, che scorre vicinissimo alla scuola e che sto guardando proprio mentre ti parlo».
La risposta di due ani fa del governo era stata quella di demolire tutte le baracche e le costruzioni abusive situate entro 30 metri dalle rive del fiume. Posto che molte di quelle case nel tempo sono state ricostruite, manca una visione a lungo termine per scongiurare le prossime emergenze. «Bisogna costruire gli argini del fiume che scorre in piena città, ripristinando dei canali di drenaggio efficienti», spiega, per evitare che le persone muoiano «o perché la baracca viene travolta dalla furia dell’acqua, o perché rimangono bloccati in auto e sommersi. Sono morti terribili».
Venerdì sera Nicolò era con 30 studenti in centro città a vedere una mostra su Pinocchio organizzata dall’ambasciata italiana. Sarebbero dovuti rientrare alle 18, ma sono rimasti bloccati dal diluvio. «Io stesso ho perso casa quella notte, che è all’interno della scuola. Avevo da qualche settimana delle infiltrazioni, e quella mattina l’impresa edile è venuta e ha tolto il tetto di lamiera per aggiustare le infiltrazioni, lasciandola così, senza metterla in sicurezza. Quindi ha piovuto per ore e il controsoffitto di gesso è crollato in tutta la casa. Sembrava di essere in un film apocalittico, tutto distrutto. Certamente non paragonabile rispetto a chi ha perso la vita, ma serve per far capire la situazione. Poi un conto è l’errore di un’impresa, un altro quello di un governo che non fa gli scarichi, nonostante i soldi ci siano».
Ora tutti sono in balia degli eventi. «Sicuramente verrà fatta qualche azione eclatante: come il rifare una singola strada con tutti i crismi costruttivi, per tranquillizzare il popolo inferocito, e poi basta. Ma gli interventi dovrebbero essere strutturali».
Nel frattempo il presidente William Ruto ha ordinato il dispiegamento di una risposta multi-agenzia, il rilascio di aiuti alimentari dalle riserve strategiche e la copertura delle cure per i feriti nelle strutture pubbliche. Misure necessarie nell’emergenza, ma che difficilmente basteranno a risolvere il problema più grande: una città che, ad ogni stagione delle piogge, torna a scoprire quanto sia fragile.