L’Italia vuole accelerare il rafforzamento delle proprie capacità militari di fronte a un contesto internazionale sempre più instabile. Per questo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riunito vertici militari e rappresentanti dell’industria della difesa italiana, sollecitando un aumento rapido della produzione. All’incontro hanno partecipato oltre 130 persone, tra cui il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e il direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani. Il ministro ha chiesto alle aziende di indicare subito capacità operative, programmi in fase di finalizzazione e iniziative utili a rafforzare soprattutto la difesa aerea del Paese, invitando a ridurre ostacoli burocratici e ad agire con tempi rapidi per la tutela della «sicurezza».
L’impegno desiderato da Crosetto prevede di superare i «normali canoni commerciali». Il ministro ha dunque sollecitato [1] i comparti preposti alla Difesa a «segnalare tutte le proprie disponibilità operative, i programmi in fase di finalizzazione e ogni iniziativa che possa contribuire, in tempi brevissimi, a rafforzare ulteriormente la difesa, specie quella di area, del Paese, nonchè quella dei Paesi alleati e dei Paesi amici». In un momento «così delicato e drammatico» è inoltre «fondamentale ridurre al minimo gli impedimenti e le procedure burocratiche che sempre meno si sposano con esigenze che non possono aspettare e che incidono negativamente sull’efficienza e, in ultima analisi, sulla sicurezza stessa del Paese».
Le nuove spese straordinarie per la Difesa, insomma, dovranno essere ingenti, rapide e possibilmente evitare cavilli burocratici che ne rallentano i termini. Che Crosetto avesse intenzione di stanziare maggiori risorse per il comparto militare è cosa nota da tempo: nonostante il comunicato del ministero non dia informazioni ulteriori sulle previsioni di spesa, il ministro aveva già dichiarato che sarebbero [2] necessari «almeno» 30 mila unità in più solamente tra i militari. Quello che cambia ora è l’emergenza: mentre qualche mese fa si trattava [3] della «guerra ibrida» scatenata dalla Russia, ora il pericolo proviene dalla «complessa situazione geopolitica in Medio Oriente».
Per il 2026, però, l’Italia ha già previsto di spendere la cifra più alta di sempre per la Difesa: 34 miliardi di euro in tutto, un miliardo in più dell’anno precedente, il 45% in più rispetto agli ultimi 10 anni. La cifra, calcolata in base alle spese dell’Osservatorio MilEx, non tiene conto delle uscite per la sicurezza nazionale in senso più ampio, quelle complementari che la NATO inserisce nel target complessivo del 5% del PIL – quali cybersicurezza, sicurezza infrastrutturale, mobilità militare ecc. Il tutto mentre altri capitoli di spesa, quali la sanità e l’istruzione, vedono tagli netti sempre più ingenti – la nostra spesa sanitaria è ben al di sotto della media UE, mentre siamo il Paese con il rapporto più basso in assoluto tra spesa per l’istruzione e spesa pubblica totale.