Il recente scoppio del conflitto in Medio Oriente ha causato una nuova scossa sui mercati energetici globali, con effetti immediati sui prezzi di petrolio e gas, anche nel nostro Paese. Il greggio Wti ha sfondato quota 93 dollari al barile, registrando un +36% in sette giorni, uno strappo che non si vedeva dal 1983. Gli effetti sui consumatori italiani sono già palpabili, con la benzina self service schizzata ai massimi dal luglio dello scorso anno e il gasolio self service che ha addirittura raggiunto i picchi di ottobre 2023, con punte superiori ai 2,5 euro al litro in autostrada. Secondo le prime stime da parte delle associazioni di rappresentanza, nel nostro Paese un nucleo familiare potrebbe dover affrontare quasi mille euro aggiuntivi all’anno tra bollette, benzina e acquisti al supermercato.
A destare il massimo allarme è, in particolare, la tenuta degli approvvigionamenti. Il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un quinto del petrolio mondiale e un terzo del commercio globale di materie prime per fertilizzanti, rischia infatti di provocare un taglio del 15-20% all’offerta di greggio. Il Qatar ha già paventato lo stop all’esportazione di gas naturale liquefatto, di cui è fornitore chiave per i paesi europei e asiatici. «Magari quella sul gasolio fosse una speculazione – commenta Davide Tabarelli di Nomisma Energia –. Questa è una crisi devastante e ci aspetta anche di peggio. Manca il 20% del petrolio mondiale. Manca anche il gas, perché passa dallo Stretto di Hormuz. La situazione è complicatissima».
Rispetto all’impatto di luce e gas, è intervenuta una nota dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha stimato [1] in circa 10 miliardi l’incremento dei costi energetici che, nel 2026, potrebbe gravare sulle imprese del nostro Paese. Nello specifico, si parla di 7,2 miliardi per l’elettricità e 2,6 per il gas, con un +13,5% rispetto al 2025. Le quotazioni, che alla vigilia dell’attacco vedeva il gas a 32 euro al megawattora e l’elettricità a 107,5, sono balzate rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro in pochi giorni. Secondo le proiezioni, le regioni che subirebbero maggiormente l’impatto sarebbero Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto – ovvero le “locomotive” del Nord. Tra i settori più in pericolo figurano, secondo l’analisi, la metallurgia, il commercio, l’alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l’elettricità, oltre all’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas. CGIA evidenzia la necessità di interventi immediati: a livello nazionale bonus sociali e taglio dell’Iva, sul versante comunitario il disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’elettricità.
A sottolineare le pesanti ricadute della situazione in Medio-Oriente sull’Italia è anche il Codacons, secondo cui anche solo l’aumento dell’inflazione di un punto percentuale si potrebbe trasformare in circa mille euro annui in più a famiglia tra bollette, carburanti, beni di consumo e mutui. A febbraio l’Istat aveva certificato un’inflazione all’1,6%, ma i dati non incorporavano ancora gli effetti del conflitto. I listini alla pompa intanto corrono: da venerdì scorso la benzina self è aumentata di 9,2 centesimi, il gasolio di 18,9. Le compagnie aeree, che devono fronteggiare deviazioni e cancellazioni, scaricheranno i maggiori costi sui biglietti. Secondo Confesercenti, nel frattempo, il turismo rischia di perdere nei prossimi mesi un miliardo di euro di spesa straniera. Altro comparto in allarme è l’export agroalimentare. Michele Ponso, presidente della Federazione nazionale di prodotto Frutticoltura di Confagricoltura, ha segnalato che «ci sono già navi cariche di mele ferme e sono arrivate numerose disdette di ordini per le prossime settimane». L’Arabia Saudita costituisce infatti il terzo mercato di riferimento per le mele italiane, registrando affari per circa 70 milioni di euro.
Le opposizioni vanno all’attacco del governo, sostenendo che il decreto Bollette da poco varato dall’esecutivo – che, tra misure tampone, coperture creative e riforme dalla dubbia efficacia, già appariva [2] lontano dal rappresentare la soluzione strutturale auspicata – sarebbe già fortemente inadeguato di fronte alla nuova emergenza. «Continuiamo a dialogare con tutti i Paesi della regione e ad assistere i nostri connazionali ancora presenti nell’area, ma siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini, per la nostra Nazione, con task force attivate per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione – ha dichiarato ieri in un videomessaggio [3] la premier Giorgia Meloni -. In particolare sulla benzina stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile». Si attendono novità dal consiglio dei ministri previsto per martedì.