La Banca centrale russa ha intentato una causa contro l’Unione europea presentando ricorso al Tribunale generale dell’Unione europea con sede in Lussemburgo per il sequestro a tempo indeterminato dei suoi beni sovrani. I beni congelati ammontano a circa 210 miliardi di euro, di cui 185 depositati presso il depositario belga Euroclear. «Il ricorso è stato presentato ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea nell’ambito degli sforzi in corso per contestare le azioni illecite dell’Unione europea contro gli asset sovrani della Banca di Russia», si legge nel comunicato [1] della Banca centrale, secondo cui «Il regolamento UE viola i diritti fondamentali e inalienabili di accesso alla giustizia, l’inviolabilità della proprietà e il principio di immunità sovrana degli Stati e delle loro banche centrali, garantiti dai trattati internazionali e dal diritto dell’Unione Europea». L’Istituto russo inoltre accusa Bruxelles di «gravi violazioni procedurali», poiché la Commissione ha utilizzato la maggioranza qualificata dell’articolo 122 anziché l’unanimità richiesta per le decisioni di politica estera. Al momento, l’Ue non ha commentato l’azione legale della Banca russa.
I Paesi membri dell’Ue – ad eccezione di Ungheria e Slovacchia – avevano approvato il blocco a tempo indeterminato dei fondi sovrani russi lo scorso 12 dicembre con l’intento di rafforzare la propria posizione nei negoziati di pace in Ucraina e impedire a Mosca di utilizzare le risorse a scopi militari. Se fino a pochi mesi fa, gli asset russi erano congelati attraverso il tradizionale regime di sanzioni, che deve essere rinnovato ogni sei mesi con un voto unanime degli Stati membri, con le modifiche introdotte a dicembre, tali asset risultano definitivamente congelati. Il tutto grazie al ricorso all’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che consente agli Stati membri di decidere «in uno spirito di solidarietà» su misure «adeguate alla situazione economica», ma soprattutto permette di scavalcare il Parlamento europeo e richiede solo la maggioranza qualificata. Per questo era stato utilizzato nel contesto di emergenze economiche come quella provocata dalla pandemia di Covid 19 e durante la crisi energetica del 2022. Secondo la Commissione, il contesto della guerra russo-ucraina giustifica l’utilizzo della disposizione, in quanto la guerra russa ha provocato un «grave impatto economico» sull’Ue, causando «interruzioni dell’approvvigionamento, aumento dell’incertezza, maggiori premi di rischio, riduzione di investimenti e spesa dei consumatori».
In base a quanto approvato dall’UE, i beni russi rimarranno congelati fino a quando Mosca non rispetterà tre condizioni: cessare la guerra, risarcire l’Ucraina e non rappresentare più un «serio rischio di gravi difficoltà per l’economia europea». Inoltre, una proposta iniziale [2] prevedeva di utilizzare gli asset russi per finanziare militarmente e economicamente l’Ucraina, ma tale proposta non ha trovato l’unanimità degli Stati membri. Di conseguenza, Bruxelles sembra propensa a aggirare l’ostacolo non utilizzando direttamente i fondi russi, ma i profitti generati dagli stessi. A opporsi all’utilizzo dei beni russi per l’Ucraina era stato innanzitutto il Belgio dove risiede la compagnia Euroclear sui cui conti si trovano i beni russi congelati. Già lo scorso dicembre, il Belgio aveva fatto presente il rischio di poter essere ritenuto responsabile qualora la Russia avesse intentato e poi vinto una causa contro la società. Per questo aveva chiesto che i governi dell’UE si impegnassero a reperire congiuntamente il denaro necessario per rimborsare Mosca entro tre giorni, nel caso in cui un tribunale avesse accolto le richieste russe. Insieme al Belgio, anche l’Italia aveva assunto una posizione contraria rispetto all’utilizzo dei beni russi per l’Ucraina. L’Ue ha dunque deciso [3] di prestare all’Ucraina 90 miliardi senza fare ricorso ai fondi russi, ma sulla base di «prestiti contratti dall’UE sui mercati dei capitali» sostenuti «dal margine di bilancio dell’UE».
Le preoccupazioni di Euroclear e del Belgio risultano ad oggi più che mai fondate, dato che Mosca ha intrapreso un’azione legale come, del resto, aveva già fatto capire in passato affermando che avrebbe reagito. Al contempo, l’atteggiamento cauto e preventivo di Euroclear fa capire come le azioni di Bruxelles non siano in linea con le norme giuridiche. Già il 12 dicembre 2025, la Corte Arbitrale di Mosca aveva presentato una richiesta di risarcimento danni a Euroclear per 18,2 trilioni di rubli (226 miliardi di dollari) nei confronti della Banca di Russia. Tale importo include i fondi congelati dell’autorità di regolamentazione, il valore dei titoli congelati e i mancati profitti. Il 27 febbraio, Mosca ha depositato l’azione legale al Tribunale Ue, rendendo noto il fatto solo ieri mattina attraverso un breve comunicato stampa. Mosca ha definito il congelamento dei suoi beni una violazione dei diritti sovrani e della proprietà.