Oltre tre milioni di pagine desecretate il 30 gennaio 2026. Un archivio imponente che avrebbe dovuto segnare una svolta storica nel caso Epstein. E, invece, negli Stati Uniti non sta succedendo nulla. A parte l’audizione “show” davanti alla commissione Giustizia della Camera della procuratrice generale Pam Bondi, le schermaglie politiche e la testimonianza dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton al Congresso, in attesa di quella del marito Bill, non si registrano arresti eccellenti né nuove incriminazioni di peso. Mentre in Europa gli Epstein Files stanno coinvolgendo figure di primo piano, oltreoceano la loro diffusione ha suscitato grande attenzione mediatica senza, però, provocare scossoni giudiziari.
L’FBI e il Dipartimento di Giustizia statunitense, già nel luglio 2025, avevano dichiarato di non aver individuato alcuna “lista clienti” incriminante e di non disporre di prove sufficienti per procedere contro terzi non già accusati. Una posizione ribadita di fatto dopo la pubblicazione dei nuovi documenti del 30 gennaio. Le motivazioni ufficiali sono formalmente “tecniche”: molte informazioni contenute nei files si basano su fonti o testimonianze indirette, e su materiale non immediatamente ammissibile in tribunale senza il consenso dei testimoni. Costruire un impianto accusatorio solido, spiegano gli esperti, richiede prove dirette e dichiarazioni formalizzate. A questo si aggiungono ostacoli strutturali. L’accordo di non perseguibilità del 2008, che garantì a Epstein e ai suoi collaboratori una protezione federale estesa, ha limitato per anni il perimetro investigativo. Molti dei reati documentati risalgono a decenni fa e risultano oggi prescritti. Il risultato è un’operazione di trasparenza soltanto formale, che non produce nuove responsabilità giudiziarie. Fa eccezione lo Stato del New Mexico, che ha deciso di avviare un’indagine per accertare se nel territorio limitrofo a Santa Fe siano stati sepolti i corpi di due donne, presumibilmente uccise durante un rapporto sessuale sadomaso, come sostenuto da una segnalazione anonima inviata il 21 novembre 2019 al conduttore radiofonico Eddy Aragon, proveniente da una persona che si è qualificata come ex dipendente dello Zorro Ranch [1].
Il confronto con l’Europa è inevitabile. Nel Regno Unito, l’ex principe Andrea [2] è stato arrestato e poi rilasciato nell’ambito di un’indagine per misconduct in public office; similmente l’ex ambasciatore ed ex ministro Lord Peter Mandelson è stato posto sotto fermo e rilasciato su cauzione. Il CEO del World Economic Forum, Børge Brende [3], è stato costretto a dimettersi. In Norvegia risultano indagati l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland – a cui il Comitato dei Ministri ha revocato l’immunità – e l’ambasciatrice norvegese in Giordania e Iraq, Mona Juul, che si è dimessa dal suo ruolo. Epstein avrebbe lasciato nel suo testamento 10 milioni di dollari ai due figli di Juul, avuti con il marito, anch’egli diplomatico ed ex mediatore dei colloqui di Oslo, Terje Rød-Larsen, il cui consigliere, Fabrice Aidan, risulta ora indagato in Francia. Dai documenti desecretati emerge che, mentre l’alto funzionario francese lavorava all’ONU, a New York, forniva regolarmente a Epstein informazioni, documenti e rapporti confidenziali dell’organizzazione internazionale. Intanto, in Francia, lo scandalo ha travolto anche l’ex ministro della cultura Jack Lang, che ha lasciato la direzione dell’Istituto del mondo arabo di Parigi. La procura ha aperto un’inchiesta con l’accusa di frode fiscale aggravata anche per Caroline Lang, figlia dell’ex ministro, che ha ricevuto da Epstein fondi in una sua società offshore.
Il dato è politico e giudiziario insieme: in Europa le rivelazioni sugli Epstein Files stanno producendo conseguenze concrete, con procure attive tra indagini, audizioni e perquisizioni. Negli Stati Uniti, al contrario, domina l’inerzia, che alimenta lo scontro politico e la delusione della base MAGA, convinta di trovarsi di fronte a un insabbiamento. Da qui la domanda centrale: come può il più vasto rilascio documentale della recente storia giudiziaria americana non tradursi in nuovi imputati di peso? La spiegazione ufficiale richiama limiti probatori e prescrizioni; quella ufficiosa parla di un imbarazzo strutturale, perché molti dei nomi citati nei file gravitano nel cuore del potere politico ed economico statunitense. Tra questi figurano Larry Summers, ex Segretario al Tesoro ed ex presidente di Harvard, Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio, l’ex presidente Bill Clinton e l’attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump, oltre a grandi magnati come Leslie Wexner, fondatore di Victoria’s Secret, e Leon Black, ex CEO di Apollo Global Management.
L’ex candidata alla presidenza ed ex segretaria di Stato Hillary Clinton testimoniando giovedì al Congresso in una commissione che indaga sui rapporti di Jeffrey Epstein ha respinto qualsiasi legame personale con Epstein, definendo Ghislaine Maxwell come una semplice “conoscente”, nonostante questa fosse addirittura presente al matrimonio della figlia, Chelsea Clinton. A oggi, l’unica figura centrale ad aver subito una condanna rilevante è proprio Maxwell. E mentre circolano indiscrezioni su una possibile grazia presidenziale per l’ex compagna e complice di Epstein, l’inchiesta che avrebbe dovuto scoperchiare un sistema e incrinare il presunto “Deep State” rischia di chiudersi con un unico capro espiatorio e con ricadute limitate all’Europa. In un dossier che sfiora le élite politiche, finanziarie e istituzionali dell’Occidente, proprio l’assenza di conseguenze concrete finisce per diventare l’aspetto più eloquente.