«Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dalla carica di presidente e amministratore delegato del World Economic Forum»: inizia così il comunicato [1] con il quale Børge Brende annuncia di rinunciare alla sua carica alla guida del Forum di Davos, dopo otto anni di mandato. La nota non menziona esplicitamente le ragioni della decisione, ma Brende risulta indagato dal Dipartimento di Giustizia (DOJ) statunitense nell’ambito degli Epstein Files. Lo stesso WEF ha annunciato di aver aperto un’indagine in merito, per verificare i rapporti tra il suo presidente e il finanziere.
Secondo i documenti a disposizione, Brende avrebbe avuto diversi contatti con Epstein, partecipando ad almeno tre cene tra il 2018 e il 2019. I due si sarebbero scambiati diverse foto, e-mail e messaggi, ma Brende avrebbe dichiarato che si tratta solamente di incontri avvenuti nell’ambito di relazioni d’affari. Il presidente del WEF avrebbe anche dichiarato di essere stato, all’epoca dei contatti, «completamente ignaro del passato e delle attività criminali di Epstein» – nonostante questi fosse stato condannato per reati sessuali nel 2008. Secondo quanto emerso dai Files, i due avrebbero discusso anche del futuro del World Economic Forum: «Davos può davvero sostituire l’ONU», suggeriva Epstein, con Brende che rispondeva di «essere d’accordo al 100%».
«Desideriamo esprimere il nostro sincero apprezzamento per il significativo contributo apportato da Børge Brende al World Economic Forum» dichiarano i copresidenti del WEF, André Hoffmann e Larry Fink. A sostituirlo come presidente e amministratore delegato ad interim sarà Alois Zwinggi. «Il Consiglio di Amministrazione supervisionerà la transizione della leadership, compreso il piano per avviare un processo adeguato volto a individuare un successore permanente».
Gli Epstein Files, oltre ad essere una raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori compiute dagli uomini più potenti al mondo, sono anche un archivio che permette di ricostruire la complessa ragnatela di relazioni che collegano finanza, politica e intelligence globale. Al suo interno, Jeffrey Epstein svolgeva il ruolo di facilitatore e nodo di connessione di un sistema di potere globale, che ha operato per oltre trent’anni grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e 2026 di milioni di documenti hanno travolto una lunga serie di figure ritenute fino ad oggi intoccabili, che trattiamo nel dettaglio nel nostro nuovo libro Epstein Files [2]. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali.