Con una sentenza storica, i giudici della Corte Suprema hanno bocciato la politica [1] dei dazi imposta da Donald Trump a livello mondiale. Il presidente USA avrebbe dovuto chiedere l’approvazione del Congresso e non agire in solitaria, fondando la propria decisione sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Tale legge, affermano i giudici, «non autorizza il presidente a imporre tariffe». La Corte Suprema ha così sferrato un duro colpo alla presidenza Trump, in un periodo già segnato dalla bassa popolarità e dall’incognita segnata dalle elezioni di medio termine in programma a novembre.
Con 6 voti a favore e 3 contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato l’illegittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, sottolineando la competenza in materia del Congresso e la possibilità residuale di prevedere deleghe al presidente. «Quando il Congresso concede il potere di imporre tariffe commerciali — scrive il giudice capo John Roberts — lo fa chiaramente e con vincoli precisi. In questo caso non ha fatto nessuna delle due cose». Trump, nello scavalcare il Legislatore, ha fatto riferimento allo IEEPA, una legge del 1977 che però «non autorizza il presidente a imporre tariffe e dazi» in modo arbitrario, precisa la Corte nella sentenza.
Smontato l’impianto giuridico, restano da capire le conseguenze commerciali per gli USA e soprattutto il destino degli oltre 130 miliardi di dollari raccolti in questi mesi grazie ai dazi imposti da Trump alla quasi totalità dei Paesi del mondo.