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L’altra Italia: comunità locali, beni comuni e innovazione sociale in crescita

C’è una dinamica poco raccontata ma strutturalmente significativa che si sta consolidando in tutta Italia: la crescita delle buone pratiche territoriali fondate su innovazione sociale, partecipazione civica e governance collaborativa. Secondo le più recenti rilevazioni [1] dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), sono oltre duecento le esperienze locali che stanno traducendo in interventi concreti obiettivi di sostenibilità, inclusione e coesione sociale, in aumento rispetto alle circa centosettanta censite nell’edizione precedente.

Non si tratta di iniziative episodiche, bensì di processi radicati nei territori. Un esempio emblematico è quello di diversi Comuni delle aree interne che hanno riattivato spazi pubblici inutilizzati trasformandoli in centri civici multifunzionali, luoghi di aggregazione e servizi di prossimità, contribuendo a contrastare isolamento sociale e spopolamento. Analogamente, in numerose realtà urbane e periurbane si stanno diffondendo modelli di welfare comunitario basati su reti locali tra associazioni, enti del terzo settore e amministrazioni, capaci di intercettare bisogni sociali con maggiore rapidità rispetto ai sistemi centralizzati.

Nel campo della rigenerazione territoriale, alcune esperienze di recupero di borghi e immobili abbandonati stanno assumendo una valenza sistemica: cooperative di comunità e fondazioni locali [2] hanno riattivato edifici dismessi destinandoli a residenze sociali, spazi culturali e attività economiche sostenibili. In parallelo, diversi territori stanno sperimentando forme di gestione condivisa dei beni comuni, come orti urbani, spazi verdi e infrastrutture sociali, rafforzando il senso di appartenenza e la responsabilità collettiva.

Significativi sono anche i progetti legati alla partecipazione civica e alla sicurezza comunitaria, come iniziative di protezione civile partecipata e programmi di cittadinanza attiva che coinvolgono direttamente i residenti nella cura del territorio. In ambito culturale, fondi territoriali e bandi locali hanno sostenuto iniziative che coniugano inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio, generando ricadute economiche e sociali su scala locale.

L’elemento comune a queste esperienze è la dimensione collaborativa: amministrazioni locali, società civile e cittadini operano come attori interdipendenti, costruendo soluzioni adattate ai contesti specifici. È un percorso che evidenzia una trasformazione della governance territoriale, sempre meno verticale e sempre più partecipativa.

In un Paese segnato da profonde disuguaglianze territoriali, la diffusione di queste pratiche rappresenta una buona notizia strutturale: indica l’esistenza di una trama diffusa di risposta sociale e innovazione dal basso, capace di produrre effetti concreti sulla vita di tutti i cittadini.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.