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Il New Mexico sta indagando su presunti corpi sepolti vicino al ranch di Epstein

«Sapevi che da qualche parte sulle colline fuori dallo Zorro Ranch, due ragazze straniere sono state sepolte su ordine di Jeffrey e della Signora G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish». Il 21 novembre 2019, il conduttore radiofonico Eddy Aragon ricevette una mail da un presunto ex dipendente dello Zorro Ranch di Jeffrey Epstein, in New Mexico. Il mittente sosteneva che due giovani erano state sepolte nelle colline circostanti su ordine del finanziere e di «Signora G», verosimilmente Ghislaine Maxwell. Chiedeva un bitcoin in cambio di sette video che avrebbero mostrato Epstein fare sesso con minorenni. Aragon non trattò e inoltrò immediatamente la mail all’FBI. A oltre sei anni dai fatti, il Dipartimento di Giustizia del New Mexico ha annunciato di aver aperto un’indagine sull’accusa.

La segnalazione era rimasta sepolta tra gli atti, ora è riemersa tra gli Epstein Files [1] pubblicati il 30 gennaio dal Dipartimento di Giustizia americano. La mail [2] riporta il tentativo di estorsione con un elenco dei video che il mittente avrebbe ceduto in cambio del pagamento in criptovalute, ma non fornisce riscontri oggettivi sull’esistenza di corpi o su attività di occultamento. Lo scrivente precisava che «Ciò che è incriminante riguardo a Jeffrey Epstein deve ancora essere scritto», senza allegare, però, fotografie o coordinate per individuare il luogo in cui sarebbero stati seppelliti i corpi. Alla luce della nuova ondata di pubblicazioni e del rinnovato interesse mediatico sul caso Epstein, il United States Department of Justice del New Mexico ha deciso di non ignorare la pista. «Stiamo indagando attivamente su questa accusa», ha dichiarato la portavoce Lauren Rodriguez, precisando che è stata richiesta una copia non censurata dell’e-mail del 2019 per esaminarne integralmente contenuti, intestazioni e metadati. È un passaggio tecnico ma sostanziale: significa verificare provenienza, eventuali tracce digitali e dettagli che nelle versioni pubbliche risultano oscurati.

Lo Zorro Ranch, esteso complesso di oltre 3.000 ettari a circa 48 chilometri da Santa Fe, è stato per anni uno dei luoghi simbolo dell’universo Epstein. Meno mediatico rispetto alla townhouse di Manhattan o all’isola privata nelle Isole Vergini, Little Saint James, il ranch del New Mexico è rimasto in secondo piano dopo l’arresto del 2019 e la morte del finanziere nel carcere federale di New York. Eppure, nelle carte processuali e nelle testimonianze raccolte in diversi procedimenti civili, la proprietà compare più volte come scenario di incontri e permanenze di giovani donne e minori. In particolare, lo Zorro Ranch era stato pensato dal finanziere per ospitare un laboratorio in cui giovani donne selezionate sarebbero state inseminate con il suo sperma e avrebbero dato alla luce i “suoi” bambini. In una occasione, durante una cena organizzata nella residenza di Epstein nell’Upper East Side di Manhattan, Jaron Lanier, pioniere e teorico della realtà virtuale, ha raccontato di aver avuto una conversazione che lo aveva profondamente colpito: tra gli invitati, una scienziata che lavorava per la NASA gli avrebbe spiegato che Epstein coltivava il progetto di mettere incinte contemporaneamente venti donne all’interno dello Zorro Ranch. Durante la conversazione, questa ricercatrice avrebbe illustrato come il finanziere immaginasse una sorta di “fucina di bambini”, ispirata a un precedente reale: il Repository for Germinal Choice, un controverso progetto nato negli anni Ottanta con l’intento dichiarato di migliorare il patrimonio genetico dell’umanità attraverso la raccolta di sperma di uomini ritenuti eccezionali, in particolare vincitori del Premio Nobel.

Ex dipendenti hanno parlato di un via vai costante, di misure di sicurezza e della presenza di ospiti illustri nella tenuta di Epstein. Nulla, finora, ha mai attestato l’esistenza di sepolture clandestine. La mail fa riferimento alla morte delle due giovani per “strangolamento”, durante pratiche di sesso estremo. La principale accusatrice di Epstein, Maxwell e dell’ex principe Andrea [3], Virginia Giuffre, nel suo libro di memorie pubblicato postumo, racconta che a un certo punto, agli inizi degli anni Duemila, il finanziere aveva iniziato a interessarsi di sadomasochismo: «Aveva iniziato a usare fruste, corde e altri strumenti di tortura». In Nobody’s girl, Giuffre riferisce di queste pratiche massacranti a che veniva sottoposta e che le procuravano talmente tanto dolore da “pregare di svenire”: «Quando succedeva, mi risvegliavo solo per subire altre molestie».

Al momento non risultano scavi, rilievi forensi o accertamenti sul terreno dello Zorro Ranch. L’indagine annunciata dal Dipartimento di Giustizia del New Mexico è ancora in fase preliminare e si concentra sull’analisi documentale e sulla tracciabilità della segnalazione del 2019. Resta però un dato politico e giudiziario: a distanza di anni dalla morte di Epstein, nuove accuse continuano a emergere dagli archivi, costringendo le istituzioni a tornare su un caso che si voleva archiviato. E mentre le autorità verificano la veridicità dei documenti desecretati, una domanda resta inevasa: quante parti della storia di Jeffrey Epstein non sono mai state realmente indagate?

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.