Leggi più chiare, piani d’azione per limitare l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi centigradi, eliminazione dei sussidi per lo sfruttamento delle fonti fossili e soprattutto istituzione di un registro internazionale dei danni per fornire forme di riparazione economica ai Paesi più danneggiati dal cambiamento climatico. Sono i principali punti su cui ruota una proposta di risoluzione [1] alle Nazioni Unite avanzata dal piccolo arcipelago del Pacifico di Vanuatu. La bozza intende tradurre il parere consultivo rilasciato dalla Corte Internazionale di Giustizia lo scorso luglio in un’azione multinazionale concreta, invitando tutti i Paesi e le organizzazioni regionali a rispettare i loro obblighi ai sensi degli accordi internazionali relativi al cambiamento climatico. La proposta è andata di traverso agli Stati Uniti, che hanno fatto circolare una nota tra i membri dell’ONU, esortandoli a esercitare pressioni su Vanuatu perché ritiri la bozza.
Ad annunciare l’avanzamento della bozza di risoluzione per l’adozione del parere consultivo della CIG è stato Ralph Regenvanu [2] ministro del clima di Vanuatu. La proposta si lega a una iniziativa inaugurata dallo stesso arcipelago del Pacifico nel 2023, quando Vanuatu ha guidato una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia chiarimenti sugli obblighi degli Stati relativi al cambiamento climatico e sulle eventuali conseguenze legali delle loro azioni. La risoluzione è stata adottata da una coalizione di 132 Nazioni, e ha portato all’apertura di un procedimento in seno alla CIG, che lo scorso luglio ha emesso il parere consultivo [3] oggetto di dibattito. Il parere elenca gli obblighi vincolanti per gli Stati firmatari dei vari protocolli per il clima, passando in rassegna i diversi impegni previsti da ciascun trattato. In generale, ritiene la CIG, gli Stati devono adottare misure per mitigare le emissioni e i danni all’ambiente, e cooperare con gli altri Paesi per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle convenzioni internazionali, «anche attraverso trasferimenti tecnologici e finanziari». Quelli di limitare i danni all’ambiente e di cooperare con gli altri Paesi sono vincoli stabiliti anche dal diritto internazionale consuetudinario, l’insieme di norme non scritte a cui sono soggetti tutti gli Stati della comunità internazionale.
La violazione degli oneri previsti dalle convenzioni internazionali o dal diritto consuetudinario comporta l’obbligo di cessare le azioni illecite, quello di fornire assicurazioni e garanzie che tali condotte non vengano ripetute e – soprattutto – la «riparazione integrale agli Stati lesi sotto forma di restituzione o risarcimento», ove stabilito «un nesso causale sufficientemente diretto e certo tra l’atto illecito e il danno» perpetrato dallo Stato accusato. Proprio quest’ultimo punto risulta il più controverso per gli Stati Uniti, e quello dove si sta maggiormente concentrando l’attenzione sulla proposta di Vanuatu: l’arcipelago, chiedendo il rispetto del parere consultivo della CIG, apre la strada alle richieste di compensazioni agli Stati che causano danni ambientali in territori esterni dalla loro area di competenza.
Una simile norma potrebbe inoltre rafforzare le richieste dei cittadini di quei medesimi Paesi che portano i propri Stati in tribunale per chiedere risarcimenti per danni climatici o per costringerli ad adottare misure di contenimento delle emissioni. Ultimamente, questo genere di iniziative, volte a garantire la giustizia climatica, si stanno moltiplicando, portando anche a qualche risultato. Nel 2024, la Svizzera [4] è stato il primo Stato europeo chiamato a risarcire i propri cittadini per non aver rispettato gli obblighi sul clima; la federazione elvetica è stata condannata dalla CEDU dopo che un’associazione composta da oltre 2.000 donne anziane l’ha citata in giudizio per inazione climatica per avere violato l’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Il caso più recente riguarda i Paesi Bassi e i suoi vincoli nei confronti dell’isola di Bonaire, che costituisce una municipalità speciale nederlandese. Il Paese è stato condannato da un tribunale distrettuale dell’Aia per avere violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non tutelando i cittadini dell’isola; il tribunale ha inoltre ordinato al governo di elaborare un piano di tutela dell’isola e di stabilire gli obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra; in questo caso non è stato disposto il risarcimento, ma il tribunale olandese si è appoggiato proprio al parere vincolante della CIG che Vanuatu vorrebbe venisse adottato formalmente.