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Israele approva il piano per registrare i terreni delle Palestina occupata come “proprietà statale”

Sfruttando il silenzio e l’impunità internazionale, Israele sferra un nuovo attacco alla sovranità palestinese. Su proposta del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, del Ministro della Giustizia Yariv Levin e del Ministro della Difesa Israel Katz, il governo di Tel Aviv ha approvato un piano per rivendicare le aree della Palestina occupata come “proprietà statale”, laddove i palestinesi non dovessero essere in grado di “dimostrarne” la titolarità. L’espropriazione si aggiunge alle altre misure approvate pochi giorni fa dal governo, che insieme restituiscono il tentativo finale di annessione e colonizzazione delle terre palestinesi da parte di Israele. L’esecutivo guidato da Netanyahu, più volte rimaneggiato negli ultimi anni, prova attraverso il pugno di ferro a recuperare consensi interni, con l’orizzonte elettorale sempre più vicino.

Gli Accordi di Oslo hanno diviso trent’anni fa la Cisgiordania in tre zone, preparando il terreno alla nascita di uno Stato palestinese. L’Area A venne affidata, sia dal punto di vista civile che militare, all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP); l’Area B ottenne una gestione amministrativa da parte dell’ANP ma sotto il controllo militare israeliano; l’Area C, invece, pari al 60% dell’intera superficie della Cisgiordania finì sotto amministrazione civile e militare di Tel Aviv. Nei fatti, nel corso degli anni, le poche tutele sulla carta sono state vanificate dalle aggressioni di coloni e militari, dagli sfollamenti forzati della popolazione e dai sempre più stringenti pacchetti di leggi. Il nuovo piano approvato dal governo di Netanyahu alza il tiro, passando all’attacco formale della sovranità palestinese.

Per la prima volta dall’occupazione della Cisgiordania avvenuta nel 1967, Israele registrerà le aree dell’Area C come “proprietà statale”, laddove i palestinesi non dovessero essere in grado di “dimostrarne” la titolarità. Uno schema già visto in passato con la cosiddetta “legge sulla proprietà degli assenti”, varata dallo Stato ebraico nel 1950, alcuni mesi dopo la sua nascita. Facendo leva su tale norma, Israele mise le mani sui beni lasciati da centinaia di migliaia di palestinesi fuggiti durante la Nakba e finiti nei campi profughi in Giordania, Siria, Libano e Iraq. Le proprietà dei palestinesi, bollati come “assenti”, vennero dunque assegnate ai cittadini israeliani e mai più restituite ai legittimi proprietari.

Oggi, l’ampliamento di quella base legale, permetterà a Tel Aviv di annettere circa due terzi dell’Area C, secondo le previsioni. I palestinesi vivono lì da generazioni, ma buona parte delle famiglie ha perso i documenti relativi alla proprietà durante la Guerra dei 6 giorni, cui si aggiungono gli innumerevoli casi di sfollamenti forzati. Una volta ottenuto il dominio nel 1967, Israele ha bloccato le registrazioni, impedendo la formalizzazione della realtà. «Ciò che il governo israeliano sta facendo è l’attuazione dell’annessione, confezionandola come un mero processo burocratico», ha detto [1] l’analista politico Xavier Abu Eid ad Al Jazeera. Il nuovo piano continua lungo la strada tracciata negli anni dagli esecutivi israeliani attraverso l’espansione delle colonie illegali ai sensi del diritto internazionale; la confisca delle terre bollate come zone militari (sulla questione si veda [2] il documentario Premio Oscar No Other Land); il mancato rilascio di nuovi permessi a costruire; le restrizioni all’accesso a pascoli, acqua e servizi essenziali.

Il nuovo censimento mette nel mirino la casa di circa 300mila palestinesi, che piombano in una rinnovata condizione di precarietà. Non sono i soli, dal momento che nei giorni scorso l’esecutivo guidato da Netanyahu ha approvato [3] un ulteriore pacchetto di spoliazione relativo all’Area A e B della Cisgiordania. Tel Aviv potrà ad esempio demolire gli edifici di proprietà palestinese, interferendo con la sovranità dell’ANP. Quest’ultima — se da un lato condanna le mosse israeliane, definendole una formalizzazione della costruzione di insediamenti illegali in Cisgiordania — dall’altro continua a collaborare con l’occupante, affiancandolo [4] ad esempio nelle operazioni contro la resistenza palestinese.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.