Nuovi sviluppi nell’inchiesta «Midas» scuotono il vertice politico di Kiev. Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio l’ex ministro dell’Energia German Galushchenko è infatti stato fermato mentre tentava di lasciare il Paese attraversando il confine in treno. A renderlo noto è stata la National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU), che coordina le indagini su un presunto sistema corruttivo radicato nel settore energetico. Galushchenko, dimessosi a novembre dopo l’emersione dello scandalo, avrebbe provato a espatriare richiamando il proprio status familiare. Gli investigatori ipotizzano un giro complessivo di tangenti da circa 100 milioni di dollari, con vantaggi personali per l’ex ministro, maturati mentre il Paese affrontava blackout legati agli attacchi russi. L’inchiesta lambisce anche ambienti vicini al presidente Volodymyr Zelensky e altri funzionari che hanno già lasciato l’incarico.
L’operazione [1] è scattata grazie a un meccanismo di allerta preventiva: le autorità di frontiera avevano ricevuto una richiesta di segnalazione dalla NABU e dalla Procura speciale anticorruzione (SAPO), una procedura standard per chi è coinvolto in procedimenti penali. È stato così possibile bloccare il treno su cui viaggiava l’ex ministro e farlo scendere. La conferma ufficiale dell’arresto è arrivata direttamente dall’ufficio anticorruzione: «Oggi, mentre attraversava il confine di Stato, gli investigatori della Nabu hanno arrestato l’ex ministro dell’Energia nell’ambito del caso ‘Midas’. Le prime indagini sono in corso in conformità con i requisiti di legge e un ordine del tribunale». Testimonianze giornalistiche e fonti investigative hanno collegato l’operazione ai provvedimenti disposti lo scorso novembre, quando gli inquirenti effettuarono perquisizioni nelle abitazioni dell’imprenditore Timur Mindich e in uffici ministeriali, episodi che segnarono l’inizio del clamore pubblico attorno al caso. All’epoca, Volodymyr Zelensky intervenne pubblicamente per chiedere la testa dei ministri coinvolti. Galushchenko, che aveva sempre respinto le accuse, fu sollevato dall’incarico pochi giorni dopo quelle dichiarazioni.
Secondo quanto emerso lo scorso novembre dall’indagine dell’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (la NABU), durata 15 mesi, circa 100 milioni di dollari destinati a proteggere le centrali elettriche dal sabotaggio russo sarebbero stati in realtà sottratti da alcuni funzionari a partire dal 2022. La NABU ha soprannominato l’inchiesta operazione “Midas” e ha raccolto prove secondo cui i funzionari corrotti chiedevano una tangente tra il 10 e il 15 per cento ai fornitori dell’Energoatom, l’azienda statale dell’energia nucleare, in cambio della possibilità di concludere affari senza subire blocchi interni. I nastri diffusi dalla NABU affermano che circa 1,2 milioni di dollari sono andati nelle tasche di un ex vice primo ministro (Oleksiy Chernyshov), che gli indagati chiamavano “Che Guevara”.
Sebbene Zelensky abbia promesso di riorganizzare il settore energetico ucraino accogliendo con favore l’indagine dell’Agenzia anticorruzione e sostenendo le dimissioni dei ministri coinvolti, solo la scorsa estate il presidente ucraino aveva tentato [2] di smantellare gli uffici anticorruzione della nazione (la NABU e la SAPO, la Procura speciale anticorruzione). Solo le veementi proteste popolari lo costrinsero, suo malgrado, a fare marcia indietro. Alla fine [3] del mese, poi, Andriy Yermak – consigliere presidenziale e stretto alleato di Zelensky – si è dimesso dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito della medesima inchiesta. Zelensky lo ha lodato, dichiarando però che «non ci dovrebbe essere motivo di essere distratti da nient’altro che dalla difesa dell’Ucraina». Secondo indiscrezioni, Yermak sarebbe stato in procinto di partire per gli USA per colloqui di pace con figure legate a Donald Trump, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff.