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Cinque modi per migliorare la scuola italiana, a partire da domani

Si parla spesso dei problemi della scuola italiana. Mancano risorse, gli edifici sono vecchi, le classi sovraffollate e i programmi faticano a stare al passo con la complessità del presente. È una narrazione che conosciamo bene, ripetuta nei dibattiti pubblici e nelle cronache. Eppure, in mezzo a questa lunga lista di criticità, una verità rimane spesso in ombra: la scuola italiana sta in piedi grazie ai docenti. Non grazie allo Stato, ma nonostante lo Stato.

Ogni mattina, migliaia di insegnanti entrano in aula con un obiettivo semplice e potentissimo: fare del proprio meglio per i ragazzi che hanno davanti. Sono tutti così? No. Sarebbe ingenuo dirlo. Ma sono molti di più di quanti pensiamo. Se è vero che i problemi strutturali [1]non si risolvono con la buona volontà individuale, è altrettanto vero che esistono azioni concrete che ogni docente può compiere per migliorare la scuola dall’interno. Ne proponiamo cinque, immediatamente applicabili.

1. Rivoluzionare l’aula

Non importa quanto l’aula sia spoglia, buia o trascurata: il primo vero atto educativo è trasformare lo spazio. Spostare i banchi, creare gruppi di lavoro, rompere la disposizione frontale significa comunicare agli studenti che lì dentro non si è solo destinatari di contenuti, ma protagonisti di un processo. Un’aula organizzata in modo flessibile diventa uno spazio di confronto, ricerca e scoperta, in cui le idee circolano e l’apprendimento prende forma attraverso le relazioni. Questa pratica genera una diversa forma di ordine, più viva e partecipata, capace di generare coinvolgimento autentico e risultati profondi. 

2. Lo studente al centro

Passiamo all’organizzazione della lezione: per l’insegnante rinunciare a esserne il centro costante è una scelta pedagogica coraggiosa e necessaria. La sfida è parlare solo per 8–10 minuti fornendo un input iniziale su un concetto, come un evento storico o un fenomeno scientifico, lasciando poi gli studenti esplorare l’argomento [2] in autonomia. Fondamentale è poi il tutoring tra pari: gli studenti che hanno compreso un contenuto lo spiegano ai compagni in piccoli gruppi, con il docente che osserva e supporta. Questo approccio favorisce non solo la comprensione dei contenuti, ma anche lo sviluppo di sicurezza, empatia e senso di appartenenza al gruppo.

3. La classe come laboratorio

Creare stazioni di apprendimento rende la didattica più inclusiva e rispettosa delle differenze. Nella stazione di elaborazione, ad esempio, gli studenti osservano e analizzano materiali concreti, immagini, o esperimenti, mentre in quella di produzione possono creare un proprio elaborato. La stazione di riflessione è il luogo di approfondimento e di confronto, mentre nella stazione digitale possono concentrarsi sulla ricerca utilizzando tablet e pc. Questo approccio diversifica le attività e avvicina gli studenti ai contenuti, secondo i propri tempi, modalità e inclinazioni. 

4. Il legame tra studio e vita reale 

È fondamentale mostrare che le conoscenze non sono fini a sé stesse, ma strumenti per comprendere il mondo. In che modo? Affrontando ad esempio problemi autentici, come la gestione di un budget o la lettura di una bolletta, oppure simulando ruoli e contesti, come quello del giornalista o dello scienziato, per applicare conoscenze disciplinari. Quando gli studenti percepiscono un legame tra ciò che accade in classe e l’esperienza quotidiana, nasce il desiderio di approfondire, fare domande, continuare a cercare anche oltre il tempo scolastico. E questo incoraggia la loro curiosità.

5. Focus sulle competenze trasversali

Da ultimo, ma non per importanza, ogni progettazione didattica dovrebbe interrogarsi sulle competenze trasversali che sta promuovendo. Questo si può fare esplorando ad esempio il lavoro cooperativo, in cui a ogni studente è assegnato un ruolo diverso, oppure insegnando la gestione del conflitto, attraverso il confronto e la mediazione. Anche l’autovalutazione è di grande importanza: gli studenti sono così chiamati a riflettere su come hanno lavorato e non solo su cosa hanno imparato. Queste abilità permetteranno loro di orientarsi poi nella complessità della vita reale.

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Still I Rise

Still I Rise è un’organizzazione no-profit internazionale, che offre istruzione di eccellenza ai bambini profughi e vulnerabili in vari Paesi, con l’obiettivo di porre fine alla crisi scolastica globale. Completamente indipendente, Still I Rise è stata fondata nel 2018 ed è guidata da Nicolò Govoni.