Migliaia di persone hanno affollato le strade di Tirana per chiedere le dimissioni del governo, partecipando alla manifestazione indetta dal leader di opposizione Sali Berisha. La guida del Partito Democratico ha canalizzato il malcontento esploso in Albania dopo i casi di corruzione che hanno travolto l’esecutivo, in particolare la vicepremier Belinda Balluku, esponente del Partito Socialista, lo stesso del primo ministro Edi Rama. È proprio quando la folla si è radunata vicino ai cancelli della sua residenza che i manifestanti hanno realizzato un fitto lancio di molotov e fuochi d’artificio. La polizia schierata in tenuta antisommossa ha risposto a suon di lacrimogeni e idranti. Al termine della manifestazione si sono contate decine di persone arrestate nonché diversi feriti in entrambi gli schieramenti.
«Edi, smettila di rubare i nostri soldi» è una delle tante scritte apparse tra la folla scesa in piazza a Tirana. Nel mirino dei manifestanti è finito il governo, al centro di una bufera giudiziaria riguardante casi di corruzione. A dicembre, infatti, la vicepremier Belinda Balluku è stata incriminata e sospesa con l’accusa di aver usato fondi pubblici con l’obiettivo di favorire alcune società private nell’aggiudicamento di diverse gare d’appalto, per un giro d’affari da diversi milioni di euro. Nelle scorse ore la Procura di Tirana aveva chiesto al Parlamento di revocare l’immunità a Balluku ma il voto non è stato ancora calendarizzato. Nel frattempo migliaia di albanesi sono scesi in strada per far sentire la propria voce e chiedere le dimissioni del governo, nella terza manifestazione organizzata da dicembre. Chi sta provando ad approfittare della situazione è il leader dell’opposizione nonché ex premier Sali Berisha, che da anni intrattiene con Rama un fitto scambio di accuse reciproche su corruzione, legami con la criminalità organizzata e nepotismo. Un fenomeno che appare radicato e trasversale all’interno dello scacchiere politico, in un Paese in fondo [1] alle classifiche europee per trasparenza e diffusione della corruzione, rappresentando uno dei maggiori ostacoli all’ingresso dell’Albania nell’UE.
Una volta radunatosi nei pressi del palazzo governativo, un gruppo di manifestanti ha lanciato fuochi d’artificio e molotov, provocando incendi localizzati e ferendo una decina di agenti. I lanci hanno illuminato la notte albanese per diversi minuti, nonostante gli inviti alla calma ripetuti dai megafoni degli organizzatori. La polizia, che ieri nella capitale poteva contare su un dispiegamento di 1300 agenti, ha risposto con idranti e lacrimogeni, allontanando la folla dalla residenza di Edi Rama. Alla fine della protesta si sono contate decine di arresti tra i manifestanti e diversi feriti, parlamentari compresi, come denunciato da Berisha che in vista della manifestazione del 20 febbraio lancia un messaggio al governo: «non provocate la nostra moderazione».