Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 non sono iniziate che da tre giorni, ma lo scontento della popolazione è già impossibile da nascondere. Il culmine è stato raggiunto sabato, quando tra le 5 e le 10mila persone sono scese in corteo a Milano. Il governo, nel tentativo di nascondere [1] sotto il tappeto malfunzionamenti, ritardi, devastazione ambientale e malagestione di risorse pubbliche, risponde con la tattica ormai consolidata: criminalizzare il dissenso. È stata la stessa Giorgia Meloni la prima a commentare gli scontri di sabato, con una retorica tipica dei regimi autoritari: per la premier, infatti, chi manifesta contro le Olimpiadi è «nemico dell’Italia e degli italiani». Nessuna volontà, insomma, di comprendere le ragioni delle proteste democratiche dei cittadini, quanto piuttosto quella di aizzare l’elettorato contro chi manifesta. Alle sue dichiarazioni hanno fatto immediatamente eco quelle del ministro Crosetto, che è tornato ad attaccare i magistrati, colpevoli, a suo dire, di non tenere in carcere i manifestanti arrestati dalla polizia.
Il post [2] pubblicato subito dopo il corteo da Meloni (sulla scia di quanto già fatto [3] dopo il corteo per Askatasuna dello scorso 31 gennaio, con una solerzia che gli abitanti di Niscemi avrebbero forse desiderato) riprende non a caso un video di Fox News, emittente statunitense fedelissima di Trump. Nel suo post, Meloni fa riferimento anche a quanto accaduto negli scorsi giorni a Bologna, dove i cavi della ferrovia sarebbero stati tagliati impedendo ai treni di partire. Il gesto non è ancora stato rivendicato da nessuno, nè si è certi che si tratti effettivamente di un sabotaggio, ma il governo ha già emesso la sua sentenza al riguardo. Per Meloni, coloro che “manifestano ‘contro le Olimpiadi’”, finendo così sulle “televisioni di mezzo mondo”, altro non sono che “nemici dell’Italia e degli italiani”, “bande di delinquenti” che hanno vanificato il lavoro delle migliaia di persone non pagate (o, nelle parole della premier, “volontari”) che lavorano gratuitamente “perchè vogliono che la loro nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata”. Una dialettica profondamente antidemocratica, che definisce chiunque abbia qualcosa da dire contro le Olimpiadi un criminale, oltre a cancellare le rivendicazioni [4] al cuore della manifestazione – non “contro le Olimpiadi” di per sè ma contro il costo imposto a cittadini e ambiente, tra cementificazione, saccheggio idrico, disagio dei residenti, abbattimento di piante secolari, espropri e così via.
Le parole di Meloni erano state anticipate, la settimana scorsa, dal discorso di Piantedosi alla Camera. In riferimento ai fatti accaduti durante la manifestazione di Askatasuna, il ministro dell’Interno ha dichiarato [5] senza mezzi termini che sarebbe ipocrita distinguere manifestanti violenti da quelli non violenti. La volontà della piazza è “innalzare il livello di scontro con le istituzioni”, una vera e propria “strategia dell’eversione dell’ordine democratico”. Va tuttavia detto che le massicce operazioni di polizia messe in campo a Torino (militarizzazione di un quartiere, soffocato dai lacrimogeni; pestaggi [6] squadristi da parte dei poliziotti in strada; massicce operazioni di sicurezza preventiva) non hanno portato poi a grandi risultati: le uniche tre persone arrestate per l’unico atto pubblicamente documentato di violenza contro un poliziotto sono state scarcerate nel giro di 48 ore. Naturalmente, per l’esecutivo la colpa sarebbe dei magistrati che, ancora una volta cercano di ostacolare la politica. Di fatto, in vista del referendum ogni pretesto è diventato buono per lanciare un attacco contro i giudici, il cui unico scopo, nella visione del governo, sarebbe quello di fare opposizione politica.
Il diritto a manifestare il dissenso, colonna portante di una democrazia che voglia definirsi tale, è per l’esecutivo attacco diretto allo Stato. La centralità del tema per il governo è evidente, dal momento che la presidente del Consiglio è in prima linea nel lanciare attacchi contro le piazze, la magistratura e in generale chiunque faccia opposizione. E il passaggio dalle parole ai fatti è immediato: la scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha infatti approvato [7] il testo dell’ennesimo decreto sicurezza, che reprime ulteriormente manifestanti e movimenti fornendo in parallelo ulteriori tutele di impunità alla polizia. Al netto della propaganda politica e dei toni da regime, tuttavia, restano i fatti: c’è una parte di Paese sempre più scontenta e sempre più disposta a urlare il proprio dissenso in piazza, senza manganello che tenga.