Sanae Takaichi vince la scommessa elettorale e con 316 seggi ottiene i due terzi (maggioranza qualificata) della Camera bassa del Giappone, alla quale si aggiungono, in coalizione, i 34 seggi del Partito giapponese dell’Innovazione (PGI). Durante una tornata elettorale caratterizzata da condizioni climatiche avverse, con copiose nevicate [1] in una gran parte del Paese, e un’affluenza elettorale ai minimi storici, il Partito Liberal Democratico (PLD) ottiene un successo senza precedenti: a nemmeno due anni dalle ultime elezioni, quando visse uno dei momenti più bassi della sua storia politica, la premier è riuscita nell’intento di cavalcare la nuova ondata di popolarità e riscrivere gli equilibri all’interno del Parlamento. Takaichi sorpassa i risultati ottenuti da Shinzō Abe nel 2012 e da Junichiro Koizumi nel 2005 e si accaparra la vittoria più schiacciante nella storia elettorale del Giappone dal dopoguerra in poi.
Sanae Takaichi, entrata in sostituzione del precedente presidente Ishiba soltanto lo scorso ottobre [2], con questa tornata elettorale si è giocata tutto. Spinta dalle statistiche che dipingono un consenso elettorale nei suoi confronti alle stelle, la iron lady giapponese ha deciso di sfruttare il momento per rimodellare la composizione del parlamento e godere così di maggiore libertà per governare. Difatti, dopo la graduale perdita di consensi subita dal partito Liberal Democratico, al governo per quasi settant’anni (fatta eccezione per due brevi finestre temporali), la possibilità di manovra negli ultimi mesi è stata messa a repentaglio a causa dell’abbandono nell’alleanza di governo del partito d’ispirazione buddista della Soka Gakkai Komeito. I buddisti, che a lungo hanno appoggiato la fazione liberaldemocratica, hanno chiuso la relazione decennale con i liberali proprio a causa della neoelezione di Takaichi.
L’accordo nato tra Komeito e il Partito Democratico Costituzionale del Giappone (PDCG), denominato Alleanza della Riforma Centrista (ARC), non ha però ottenuto i successi sperati. La principale formazione all’opposizione, infatti, non ha convinto fin da subito e le conseguenze sono state, prevedibilmente, fallimentari: 49 sono stati i seggi ottenuti in totale, di cui 28 ottenuti da Komeito e 21 dal PDCG, che dallo scioglimento della Camera ha perso 127 seggi.
Parimenti, i risultati di formazioni come il Partito Comunista Giapponese, Mirai e il Partito Democratico per il Popolo non hanno raggiunto, in totale, la cinquantina di seggi.
Sanseito, invece, il partito di estrema destra salito alle cronache negli ultimi mesi per le proposte elettorali ispirate ai movimenti dell’alt-right occidentale, è passato da 2 a 15 seggi. Questo risultato, che segna in ogni caso una crescita per un partito di recente formazione, potrebbe essere motivato dal successo di Takaichi che è riuscita ad intercettare il voto di quella fascia elettorale, che, a parità di proposte politiche, ha preferito premiare l’esperienza trentennale e la stabilità di Takaichi, ai danni della neonata Sanseito.
Durante la breve campagna elettorale, avvenuta in seguito allo scioglimento della Camera bassa e durata nemmeno due settimane, il partito della premier ha messo in chiaro le intenzioni del governo in politica estera. Le difficili [3] relazioni internazionali con la vicina Repubblica popolare cinese hanno ricoperto un ruolo di spicco: Takaichi ha promesso investimenti nella diversificazione delle fonti d’approvigionamento delle terre rare e ha rimarcato l’impegno per garantire pace e stabilità nello stretto di Taiwan. A questo si è aggiunta la proposta di rivedere le strategie di sicurezza nazionale e la rimozione dei limiti degli equipaggiamenti per le forze di autodifesa.
In un periodo di grave inflazione, profonda svalutazione dello yen giapponese e con un’economia in costante ristagno, le promesse politico-economiche avanzate dall’alleanza tra PLD e PGI sono apparse meno chiare, soffermandosi in particolar modo su manovre di natura fiscale, come l’abbassamento [4] all’8% dell’imposta nazionale sugli alimenti, o pacchetti di investimenti di ambito pubblico-privato.
Particolare attenzione è stata posta sulle proposte di carattere sociale: in ambito migratorio, Takaichi si sarebbe dichiarata favorevole a un tetto massimo per l’accoglienza di persone straniere e turisti, oltre che sulla revisione di leggi che limiti l’acquisizione di immobili da parte di residenti non giapponesi.
Non sono tardate le congratulazioni [5] della premier italiana Giorgia Meloni. «Buon lavoro alla mia cara amica Sanae e al nuovo Parlamento giapponese» ha chiosato sul suo profilo X complimentandosi con la premier Takaichi. Anche il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha commentato [6] su Truth la vittoria dei liberali: «è stato un onore appoggiare te e la tua coalizione. Ti auguro un Grande Successo nell’approvazione del tuo programma conservatore “Pace attraverso la Forza”».
Se questo risultato elettorale cambia drasticamente la composizione della Camera bassa e permette al Partito Liberal Democratico di governare con maggiore libertà, l’ostacolo principale di questo governo resta ancora la Camera alta, all’interno della quale non gode di maggioranza. Il successo ottenuto da Takaichi, però, alimenta nuovamente il dibattito [7] sulla revisione costituzionale: difatti, il controllo dei due terzi di entrambe le Camere permetterebbe al governo di attuare una revisione della Costituzione. Occhi puntati, quindi, sulla modifica del controverso articolo 9, tramite il quale il Giappone rinuncia formalmente al diritto di belligeranza e che per anni ha rappresentato una degli obiettivi politici del PLD e di Abe.
Sanae Takaichi è riuscita a strappare un risultato elettorale storico, ma non troppo lontano dalle aspettative. Nel momento in cui finirà la tipica luna di miele postelettorale e calerà la “Sanaemania” che sembra impazzare nella popolazione giapponese più giovane, resta da vedere come la premier si muoverà su tematiche attualmente delicate, tanto da un punto di vista economico, quanto da un punto di vista fiscale. Appare chiaro, però, che da semplice “protetta di Shinzō Abe” Sanae Takaichi ha saputo riprendere in mano un partito allo sbaraglio, per dare inizio ad una nuova era.