Era nell’aria dopo il discorso del presidente Miguel Díaz-Canel ed è prontamente arrivato: il governo ha varato un piano economico contro la crisi che ha messo alle strette lo Stato caraibico. Cuba risponde così alle crescenti minacce [1] statunitensi con un pacchetto di misure straordinarie, volte a garantire i diritti basilari della popolazione. La destinazione prioritaria del combustibile disponibile nel Paese saranno i settori idrico e sanitario, oltre alle attività economiche fondamentali, utili per generare valuta estera. Anche le operazioni di difesa verranno garantite. Il ministro del Commercio Oscar Pérez-Oliva Fraga ha precisato che, nonostante la crisi, non si arresterà la transizione del sistema elettrico nazionale verso le fonti rinnovabili. Nel frattempo, l’appello del presidente Miguel Díaz-Canel verso il Sud globale non è rimasto inascoltato e la macchina della solidarietà internazionale si è messa in moto, con il governo messicano pronto a inviare aiuti umanitari all’Avana.
Il ministro del Commercio Oscar Pérez-Oliva Fraga ha illustrato [2] il nuovo piano del governo cubano alla luce delle ridotte importazioni energetiche. Il dito è stato puntato contro Washington e l’inasprimento dell’embargo, tra nuove unità militari dispiegate nei Caraibi e persecuzioni nei confronti delle navi petrolifere dirette a Cuba, che si aggiungono al rapimento [3] del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato strategico dell’isola. «Per questo è importante potenziare l’uso delle risorse che abbiamo nel nostro Paese, oltre a diversificare le vie per continuare a ottenere le entrate esterne di cui la nostra economia ha bisogno per garantire i programmi di sviluppo economico e sociale», ha detto Oscar Pérez-Oliva Fraga. La crisi non fermerà dunque lo sviluppo delle rinnovabili: la posta in gioco è la creazione di una rete di pannelli solari lungo tutta l’isola. Sono previste 25mila installazioni per le famiglie, parte delle quali oggi totalmente isolate e prive dunque di elettricità; 10mila per insegnanti e lavoratori della sanità; 5mila per i servizi sociali, come le case di riposo e le case-famiglia.
Accanto agli incentivi per le fonti rinnovabili, il governo ha aperto per la prima volta alla possibilità, da parte degli enti e delle famiglie produttrici, di vendere direttamente a terzi l’energia generata. Nell’ottica della diversificazione e della transizione, l’Avana ha poi decentralizzato l’approvvigionamento dei combustibili, facilitando le importazioni da parte di tutte le aziende presenti sull’isola, che possono contare sull’interesse di partner e amici solidali, come spiegato dal ministro del Commercio. Quest’ultimo ha aggiunto che, in un’ottica di risparmio energetico, gli uffici amministrativi resteranno aperti dal lunedì al giovedì, per un’inedita settimana corta. La massima priorità per il combustibile di cui dispone oggi Cuba è data all’approvvigionamento e quindi pompaggio di acqua, alla produzione di cibo (con lavori di potenziamento della rete territoriale) e al sistema sanitario, fiore all’occhiello [4] del Paese. Nello specifico verranno garantite la distribuzione dei medicinali, il funzionamento delle strutture e la sorveglianza epidemiologica.
Grosse speranze vengono riposte nel turismo. Da dicembre ad aprile Cuba vive il periodo di alta stagione e l’obiettivo è cercare di invertire il trend negativo dell’anno scorso, che ha visto un totale di 1,8 milioni di visitatori, il 18% in meno rispetto al 2024. Il piano varato dal governo punta a compattare gli impianti turistici e a renderli efficienti, sfruttando quindi l’alta stagione. Nel frattempo, giungono i primi segnali positivi dalla solidarietà internazionale, dopo l’appello [1] del presidente Miguel Díaz-Canel, che definiva Cuba sotto assedio dell’imperialismo USA. Ed è proprio da uno degli Stati più ostili [5] a Washington nella regione — il Messico della presidente Claudia Sheinbaum — che proviene il primo gesto pubblico di vicinanza all’Avana, consistente nell’invio di aiuti umanitari verso l’isola.