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Case sfitte, biglietti invenduti: è scoppiata la bolla dei prezzi olimpici

Dopo picchi di prezzi da decine di migliaia di euro, la bolla dei costi degli alloggi per le Olimpiadi sembra definitivamente scoppiata. Nei mesi che hanno preceduto i giochi olimpici, in tanti hanno provato a scommettere sulla manifestazione gonfiando i prezzi a dismisura: secondo le ultime rilevazioni, a gennaio 2026 i prezzi medi degli affitti e degli alberghi nelle località interessate dagli eventi sono calati del 30%, con picchi negativi a Cortina, dove sono crollati del 75%. Complice, con ogni probabilità, il mancato raggiungimento delle aspettative nel flusso turistico: molti dei biglietti sono rimasti invenduti, mentre in località come Milano, il numero di case occupate destinate ad affitti brevi risulta il peggiore degli ultimi 10 anni. Non è l’unico dato che testimonia i risultati sotto gli auspici delle Olimpiadi, interessate anche dalla scarsa vendita dei biglietti che erano stati posti in vendita a prezzi folli, fino a quasi 9.000 euro l’uno per la cerimonia d’apertura.

A parlare chiaro sono i dati di un’indagine svolta da Altroconsumo, che attraverso una accurata analisi confronta tre diverse fasi temporali (estate-autunno 2025, dicembre 2025 e fine gennaio 2026) simulando un weekend per due persone nel corso delle settimane dei Giochi ed effettuando un paragone tra quei valori e un ordinario weekend di gennaio. Ciò che emerge [1] è un quadro di notevole ridimensionamento, con il prezzo medio calcolato dall’organizzazione che passa da 1.874 euro (la rilevazione di dicembre) a 1.103 euro (rilevazione di fine gennaio). Il calo registrato si attesta dunque al 30% e, tra tutte le località, Cortina è quella che fa segnare una caduta estrema.

Nei mesi autunnali, Cortina aveva rappresentato il simbolo dei listini “astronomici”, con annunci pubblicitari che avevano toccato cifre altissime per settimane d’affitto). Ora, però, è tutto diverso: per un fine settimana olimpico si parla di cifre che si aggirano sui 500-600 euro; nelle misurazioni precedenti, le medesime soluzioni arrivavano a costare anche 5/6 volte tanto. A pochi giorni dall’avvio delle Olimpiadi, Milano registrava [2] una domanda per affitti brevi inferiore alle attese, con una occupazione si ferma al 46%, molti alloggi ancora liberi e tariffe sensibilmente più basse rispetto a grandi eventi come il Salone del Mobile. Dai dati si può constatare come la situazione non sia uniforme: se in Valtellina il prezzo medio si è ridimensionato da quasi 1.700 euro a circa 720 euro, Val di Fiemme e Milano mostrano valori più contenuti (rispettivamente attorno a 453 euro e poco sopra i 300 euro rispettivamente), sebbene con aumenti significativi rispetto a un normale fine settimana. Insomma, mentre le aree montane hanno fatto registrare i rincari più palesi in origine, così come i ribassi più evidenti, la città meneghina ha visto una forbice più contenuta tra alberghi e piattaforme di affitto.

Ampliando la lente d’ingrandimento in ambiti che vanno oltre la sola questione del pernottamento, si colgono alcuni effetti collaterali, tra cui i rincari sui trasporti locali e voci di costo inattese. L’aumento dei biglietti per usufruire di alcune linee (ad esempio la tariffa “olimpica” introdotta su certe tratte) ha provocato episodi di forte clamore mediatico — come il caso del ragazzino di 11 anni fatto scendere da un autobus perché sprovvisto del nuovo biglietto da 10 euro — che hanno messo sotto i riflettori rincari non solo degli alloggi ma anche dei trasferimenti necessari per raggiungere le venue.

A pesare sul bilancio catastrofico dei Giochi è anche la voce dei ticket per le gare: se è vero che le cifre variano a seconda delle discipline (meno di 100 euro per due persone per hockey, biathlon, curling e sci di fondo, oltre 300 per sci acrobatico o lo short track, più di 550 per il pattinaggio di figura), alcune fasce di prezzo sono risultate proibitive, con cerimonie e pacchetti hospitality che hanno toccato cifre molto alte; così, a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi, gli organizzatori hanno messo mano al lancio di promozioni last minute – come ad esempio il “2×1” o sconti riservati a determinate categorie – per poter riempire le migliaia di posti rimasti vuoti allo Stadio di San Siro. L’evidente risultato è dunque un mix di prezzi elevati su carta e vendite non corrispondenti alla domanda prevista.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.