Sono solo dieci chilometri a separare le coste di Xiamen, città avveneristica della provincia del Fujian nella Cina continentale, dai promontori delle isole Kinmen, avamposti insulari sotto giurisdizione del governo di Taiwan. Nonostante l’interesse mediatico occidentale osservi con attenzione gli sviluppi di una tensione geopolitica sempre maggiore lungo le due coste, qui, lo sguardo verso l’altra sponda avviene con innocente normalità. Il clima mite dell’area rende le spiagge di Xiamen il luogo perfetto per trascorrere una giornata all’insegna del relax: famiglie con bambini giocano con la sabbia, coppie di novelli sposi scelgono questo luogo per realizzare i propri set fotografici mentre gli anziani si rilassano al sole, tutto sotto lo sguardo poco lontano delle isole della discordia.
La città di Xiamen sorge sull’omonima isola, incastonata tra le coste del Fujian e collegata alle altre aree urbane da imponenti ponti. La città, che riassume una delle perfette rappresentazioni della storia moderna cinese, ha ospitato in pochi anni cambiamenti economici e sociali epocali. Ha inoltre messo in evidenza l’abilità politica di un semisconosciuto funzionario giunto nel 1985 per coprire il ruolo di vicesindaco e che avrebbe successivamente trasformato la storia del luogo e dell’intero Paese: Xi Jinping.
Fin dall’epoca coloniale il porto di Xiamen ha svolto un ruolo essenziale negli equilibri commerciali delle grandi potenze occidentali: attraversata inizialmente dai portoghesi e poi dagli olandesi e dagli spagnoli, l’isola ha rappresentato una roccaforte economica per la Compagnia delle Indie Orientali per poi divenire uno dei primi cinque porti sfruttati dal mercato inglese dopo la sconfitta da parte della Cina nella Prima guerra dell’oppio e la firma dei trattati di Nanchino.
Collocata in una posizione considerata strategica per la sua vicinanza con le coste taiwanesi, l’isola occupò un ruolo di spicco negli scambi commerciali tra le sponde dello stretto e, durante la Seconda guerra mondiale, divenne il luogo di approdo per l’occupazione giapponese. Xiamen ha inoltre rappresentato uno tra i principali punti di partenza per la diaspora degli abitanti del Fujian. Questi, nel corso dei secoli, hanno abbandonato le coste sudorientali della Cina per raggiungere, tra le altre, l’isola di Taiwan e vari territori del Sud-est asiatico.
Durante gli ultimi anni della guerra civile tra i repubblicani di Chiang Kai Shek e le truppe di Mao Zedong, Xiamen rappresentò una delle ultime vittorie dei comunisti, che però non riuscirono a strappare il dominio delle isole, a oggi taiwanesi, di Kinmen.
Camminando tra le strade dell’area meridionale della città, è facile osservare numerosi cantieri che sorgono lungo le arterie cittadine. Mentre è possibile immaginare il futuro di un luogo che giorno dopo giorno sembra portare a compimento il progetto disegnato nei decenni passati dai governanti della città, il lavoro incessante delle gru e delle persone impiegate nella costruzione è coperto da paratie che narrano la storia recente del luogo. Difatti, dopo gli anni del maoismo, furono le politiche di apertura messe a punto dal piccolo timoniere Deng Xiaoping a trasformare il futuro dell’isola, un tempo villaggio di pescatori e area portuale.
La nuova Xiamen cela al suo interno varie sfumature e proietta differenti immagini di sé: l’area sudoccidentale e occidentale dell’isola, sulla quale sorgono i grattacieli e le infrastrutture di recente costruzione, ospita il distretto economico e commerciale, mentre l’area meridionale sta sviluppando un’industria incentrata sull’accoglienza turistica. I vicoli tortuosi del quartiere di Zeng Cuo An, nonostante la bassa stagione, pullulano di attività di ristorazione, bar musicali e alberghi, che al momento sembrano essere diretti al turismo interno. In quello che un tempo era un villaggio di pescatori affacciato sulla costa, oggi, sotto il caldo mite di gennaio, numerose aree sono in costruzione o ristrutturazione: le nuove pensioni e gli alberghi affastellati mostrano un luogo progettato per sfruttare la futura esplosione turistica.
Se il primo a scommettere sull’area fu Deng Xiaoping, che, tra il 1978 e il 1984, rese la città una delle cinque Zone Economiche Speciali, insieme a Shantou, Shenzhen, Zhuhai e l’isola di Hainan, il secondo responsabile del “successo” del luogo fu l’attuale presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Giunto poco più che trentenne nel 1985 per ricoprire la carica di vicesindaco esecutivo, Xi decise di guidare la formulazione di un piano quindicennale per garantire alla città un futuro prospero. Il programma [1], stipulato grazie all’aiuto di decine di esperti e l’interesse delle istituzioni, mirava allo sviluppo economico, industriale e infrastrutturale della città, facendo particolare attenzione alla salvaguardia ambientale e al progresso culturale ed educativo per gli abitanti dell’isola. Questo programma di modernizzazione, secondo le stime, ha portato nel quarantennio 1985-2024 a un tasso di crescita annuale medio del 13,8% del PIL, posizionando Xiamen cinque punti percentuali sopra alla media nazionale.
L’attenzione posta dalle istituzioni nazionali verso questo luogo è evidente, l’isola ospita aree naturali e boschive preservate, come il Giardino Botanico di Xiamen, che si estende per cinquecento ettari e ospita più di 9mila specie di piante. Questo luogo è considerato dal Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica Popolare un’attrazione turistica di livello “5A”, la graduazione più alta nella classificazione turistica cinese. Nel distretto di Siming, invece, ha luogo l’Università di Xiamen che a sua volta ospita un campus principale di più di centocinquanta ettari e vari campus all’interno della provincia del Fujian e un campus internazionale a Sepang, in Malaysia.
Nel 2015 è stata istituita nell’area la seconda parte del piano per la modernizzazione della città, ovvero la Xiamen Area of China (Fujian) Pilot Free Trade Zone, un programma [2] che ha permesso [3]l’implementazione di misure innovative nel trasporto commerciale marittimo e che ha reso Xiamen un punto cardine nella Belt and Road Initiative. Con la conclusione del quattordicesimo piano quinquennale e la programmazione dei prossimi cinque anni (2026-2030), Xi Jinping ha sottolineato la necessità di continuare a investire sulla modernizzazione e sull’innovazione di alta qualità, senza mettere da parte l’impegno nella lotta alla crisi climatica. Non sarebbe strano, quindi, pensare a Xiamen come esempio di un lavoro improntato, negli ultimi quarant’anni, sugli stessi principi ideologici e le medesime visioni economiche, che ha portato alla realizzazione in miniatura di un programma che Xi e il Partito Comunista Cinese vorrebbero implementare su piano nazionale.
Se generalmente la tematica taiwanese rientra in ciò che nei vari blog viene definito “Tabù delle 3 T” ovvero evitare, da stranieri, di parlare di piazza Tien An Men, del Tibet e di Taiwan, qui l’ombra dell’isola contesa sembra essere piuttosto normalizzata. Muovendosi per le vie del distretto di Siming, che durante le prime ore della sera pullulano di visitatori, ci si imbatte in ristoranti che hanno la silhouette dell’isola nella propria insegna e offrono piatti tipici della cucina del Fujian e di Taiwan, che condividono numerosi tratti in comune, mentre altri negozi, invece, vendono prodotti taiwanesi. L’inevitabile, almeno secondo i media occidentali, aggressione cinese all’isola di Formosa qui appare come un’ipotesi decisamente remota. L’impegno da parte delle istituzioni impiegate nel turismo sembra essere incentrato specialmente nella costruzione di un legame “naturale” tra le due sponde dello stretto, attraverso proposte culturali e di semplice softpower. Tra questi elementi spicca il Taiwan Folk Culture Village, all’interno del quale si ricreano esperienze e attività che richiamano alla tradizione rurale taiwanese. Inoltre, dal porto di Wutong, situato nell’area nordorientale di Xiamen, è possibile raggiungere direttamente via traghetto le isole di Kinmen. Tra le 9 e le 17.30, varie compagnie offrono il servizio di trasporto per civili diretti alle isole taiwanesi, dalla Cina il prezzo del biglietto è di 160 yuan (circa 20 euro), mentre da Kinmen il prezzo è di 650 dollari taiwanesi.
Per quanto analisti ed esperti scartino, per il momento, un’operazione militare marittima da parte della Repubblica Popolare, le recenti esercitazioni messe in atto negli ultimi giorni del 2025 spingono alla riflessione su quale potrebbe essere il ruolo di questo luogo durante un eventuale attacco. La città ospita [4]il 73° battaglione dell’Esercito Popolare di Liberazione, e, secondo alcuni esperti, potrebbe avere un ruolo centrale nell’eventuale messa in atto delle operazioni di accerchiamento e invasione dell’arcipelago conteso.
Mentre siedo all’ingresso del tempio Bishan, una ventina di signore eseguono dei passi di ballo seguendo una musica ritmata amplificata da una cassa; intorno alle 21, si salutano e, raccolti i propri oggetti, vanno via. Una di queste, incuriosita, si avvicina. «Pace» afferma Shao con un inglese stentato. «Noi qui vogliamo la pace». Gli analisti e gli esperti pensano che un’operazione militare sia al momento remota, per alcuni cittadini questa speranza sembra essere inscalfibile.