«Le cose in America stanno diventando infernali. Abbiamo un presidente infernale e un consiglio di sicurezza infernale, quindi ho deciso di intitolare il mio nuovo album Jazz from Hell». Queste le parole con cui un celebre musicista ha presentato alla stampa il suo nuovo disco, interamente eseguito da una macchina che ha sostituito tutti i musicisti nell’esecuzione dei brani. Sembra che si parli di Trump e dell’intelligenza artificiale, e invece siamo nel 1986. L’artista in questione era Frank Zappa che, dopo essersela presa con l’allora presidente Ronald Reagan, annunciava l’addio alla sua band e l’uscita di un disco interamente realizzato con un computer di ultima generazione: il Synclavier.
Nel 1986 Zappa era stanco dei limiti umani. Aveva guidato decine di formazioni, sottoponendo i musicisti a prove estenuanti affinché ogni nota delle sue, spesso deliranti, composizioni, fosse eseguita con precisione assoluta. Ma non era mai pienamente soddisfatto. Il computer divenne così la soluzione: «Il vantaggio principale del Synclavier è che posso immaginare ritmi che gli esseri umani hanno difficoltà persino a contemplare, figuriamoci a eseguire… Perché sottoporre un musicista a quella tortura quando puoi semplicemente digitare tutto e ottenere un risultato matematicamente esatto?».
Niente di così nuovo, in verità. Nel 1914 Stravinskij vide per la prima volta a Londra una pianola meccanica e pensò subito di usarla per rimpiazzare i musicisti. Dopo di lui, tanti altri avrebbero usato la tecnologia per sopperire ai limiti umani. Nel caso di Jazz From Hell, tuttavia, era la prima volta che la versione ancora primordiale di un computer veniva usata per creare melodie e composizioni così complesse.
Complesse o deliranti, a seconda dei punti di vista:
Immaginare il Synclavier come un computer moderno con schermo e tastiera potrebbe essere fuorviante. Lo strumento con cui Zappa compose il disco assomigliava molto di più a un armadio: un pesante mobile in legno dal quale spuntavano leve, fili e schede, collegato a un terminale che mostrava righe di codice e parametri numerici. Invece di “suonare” nel senso classico del termine, Zappa passò ore a inserire i dati nota per nota, battuta per battuta, utilizzando un linguaggio di programmazione. Un lavoro maniacale che però gli permise di controllare l’esecuzione con una precisione che nessun orecchio umano avrebbe potuto mai raggiungere. In un certo senso, il Synclavier fu per Zappa il musicista definitivo. Un lavoratore instancabile dalla precisione assoluta che, sempre per citare il maestro: «non arriva in ritardo alle prove, non si droga e non ha problemi di ego».

Non il miglior disco di Frank Zappa, bisogna ammetterlo. Anche se riuscì comunque nel capolavoro di ottenere il bollino con cui la censura americana segnalava i testi espliciti (Parental Advisory: Explicit Content), nonostante l’album fosse interamente strumentale.
Stacco. Salto nel presente.
Pochi giorni fa una canzone di enorme successo è stata esclusa dalla classifica ufficiale svedese dopo che si è scoperto che era stata creata con l’Intelligenza Artificiale. Il brano si intitola I Know, You’re Not Mine [1] ed è “cantato” da un certo “Jacob”. Le virgolette non sono casuali.
La canzone aveva superato i 5 milioni di streaming nel mondo e aveva raggiunto il primo posto nella classifica svedese di Spotify, prima che l’ente nazionale per il commercio musicale (IFPI) decidesse di farla sparire dalla lista dei brani più venduti. L’intervento dell’IFPI è arrivato dopo l’indagine di un giornalista investigativo, Emanuel Karlsten, che ha scoperto come il brano fosse stato registrato a nome di un imprenditore danese chiamato Stellar e accreditato a due dipendenti del reparto AI della sua azienda. Jacob, in sostanza, non esiste.
«La voce dell’artista Jacob e parti della musica sono generate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale come strumento nel nostro processo creativo – ha spiegato Stellar – Siamo professionisti della musica che hanno investito molto tempo, energia e dedizione nella scrittura e nella produzione di questa uscita, guidati da una chiara visione artistica». Una posizione che, tutto sommato, non è troppo distante da quella sostenuta da Frank Zappa nel lontano 1986. Con una differenza non proprio trascurabile: allora nessuno aveva avuto nulla da ridire sulla genuinità delle sue creazioni al computer.
Certo, una distinzione andrebbe fatta. Jazz From Hell, del musicista Frank Zappa, era, pur con tutti i suoi limiti, un tentativo di spingersi oltre i livelli standard e di creare qualcosa di nuovo al fine di raggiungere un livello compositivo superiore. I Know, You’re Not Mine, parto della visione artistica denominata “Jacob”, è invece quanto di più mediocre si possa chiedere a una canzone folk: banale, innocua e perfettamente dimenticabile.
Il Synclavier di Frank Zappa superava le capacità umane. L’Intelligenza Artificiale, in questo caso, sembra piuttosto rivederle al ribasso. Ma il punto non è la tecnologia in sé. Il fatto che questa canzone abbia raggiunto i vertici delle classifiche non solleva tanti dubbi sulla capacità dell’AI di fare musica, quanto piuttosto sul nostro gusto come ascoltatori. O perlomeno come ascoltatori svedesi.