Si tratta di una delle più grandi giornate di mobilitazione e lotta sociale nella storia recente degli Stati Uniti quella che si è svolta ieri, venerdì 30 gennaio, in numerose città. Non solo a Minneapolis, ma anche a Los Angeles, New York, Chicago, Denver, Portland e molte altre. Molte le scuole rimaste chiuse per assenza di personale e studenti, centinaia le attività ferme dalle coste atlantiche a quelle pacifiche. Le proteste seguono la grande mobilitazione del 23 gennaio, quando circa 100mila cittadini avevano invaso le strade di Minneapolis, epicentro delle operazioni violente degli agenti dell’ICE (Immigration and Custom Enforcement), la polizia federale anti-immigrazione, al grido di «ICE out!» (letteralmente “fuori l’ICE”).
In migliaia hanno sfidato le temperature proibitive di Minneapolis per sfilare attraverso le strade della città, con un gruppo di persone che si è ritrovata per formare la scritta “SOS” sulla superficie del lago Bde Maka Ska, la cui superficie era completamente ghiacciata. A New York, altre migliaia di persone si sono raggruppate a Foley Square per poi marciare attraverso Manhattan. In California si sono svolti decine di presidi di fronte ai centri di detenzione dell’ICE, mentre i giornali locali parlano di migliaia di cittadini si sono riuniti per sfilare a Los Angeles, lanciando rifiuti e altri oggetti contro gli afgenti di polizia, che hanno risposto con un massiccio uso di spray urticanti. Qui è stato anche arrestato [1] (e in seguito rilasciato) Don Lemmon, volto noto del giornalismo televisivo americano, per aver cercato di documentare la protesta. La stessa cosa è capitata a Georgia Fort, giornalista del Minnesota. «Non è un segreto che Don Lemmon sia critico di Donald Trump» ha dichiarato Karen Bass, sindaca di Los Angeles, aggiungendo che «prima, gli agenti di Trump sparano e uccidono persone che esercitano i loro diritti garantiti dal Primo Emendamento, e ora arrestiamo giornalisti che entrano in una chiesa. È un clamoroso attacco ai diritti garantiti dal Primo Emendamento, tutelati dalla Costituzione». Altre iniziative simili, insieme a veglie, presidi e cortei, sono state registrate a San Diego, Miami, Houston, Atlanta, Boston e decine di altre città e centri nevralgici in tutti gli Stati Uniti.
Secondo gli organizzatori, guidati [2] dal movimento 50501, sarebbero previste oltre 300 manifestazioni durante il fine settimana in tutti gli Stati e le principali città del Paese, dietro lo slogan «Niente lavoro, niente scuola, niente shopping. Basta finanziare l’ICE». Hunter Dunn, coordinatore nazionale per la stampa di 50501, ha spiegato alla stampa statunitense che «la giornata nazionale di azione ha lo scopo di contrastare l’escalation di violenza che l’amministrazione Trump ha intrapreso contro il popolo americano nell’ultimo anno». La protesta si muove rapida anche sui social, nonostante i tentativi [3] di Meta e TikTok di oscurare i contenuti delle campagne di denuncia e i video delle violenze degli agenti, con molti utenti che stanno diffondendo video per organizzare presidi, spiegare come comportarsi in caso gli agenti bussino alla propria porta o come fare pressione sui propri governatori locali per intimarli ad agire.
Le proteste di ieri sono il risultato di una rapida escalation di violenza da parte della polizia federale, che a partire dalle ultime settimane dello scorso anno ha intensificato i rastrellamenti nella città di Minneapolis per individuare ed espellere le persone migranti. Un movimento spontaneo di solidarietà si è sollevato nella città, portando i residenti ad organizzarsi per difendere i propri vicini di casa. In questo contesto, in due diverse occasioni, sono stati uccisi Renee Good e Alex Pretti, entrambe cittadini americani. A questi si aggiunge l’omicidio di Geraldo Campos, prigioniero in un centro di detenzione dell’ICE in Texas morto per asfissia. Venerdì mattina, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha dichiarato di aver avviato un’indagine per la morte di Pretti, ucciso a colpi di arma da fuoco da un agente anti-immigrazione mentre diversi altri agenti lo immobilizzavano a terra. Sono tuttavia decine [4] le morti di detenuti in custodia della polizia federale anti-immigrazione negli ultimi anni, anche se il dato è notevolmente aumentato dall’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump.
Dal canto suo, Trump ha difeso [5] l’operato della Sicurezza Interna e di Kristi Noem, segretaria del dipartimento, dichiarando che grazie al suo operato «il tasso degli omicidi negli Stati Uniti ha appena raggiunto il livello più basso della storia». Secondo il presidente, i democratici «stanno usando questa aggressiva protesta TRUFFALDINA per confondere, camuffare e nascondere i loro ATTI CRIMINALI di furto e insurrezione».