L’acronimo del nome suona come un brand, per suggerire, fin dalle presentazioni, che ci si trova di fronte a uno di quei rampolli che, tramite denaro, asset e conoscenze, hanno in mano il futuro di questo martoriato Paese. Anzi, il rampollo per eccellenza, visto che LMDV, Leonardo Maria del Vecchio, 31enne erede (insieme a 5 fratelli, la madre e il fratellastro) del più grande impero capitalistico italiano, vanta un patrimonio stimato intorno ai 7,5 miliardi di euro. Per capirci: se fossero spesi a botte di 10mila euro al giorno, ci vorrebbero comunque 2mila anni buoni per finirli tutti.
Soldi che alimentano i vari business nei ramificati settori in cui investe, dall’occhialeria alla finanza, passando per immobiliare e partecipazioni industriali. L’ultima avventura è quella editoriale in cui, dopo aver inseguito per mesi la possibilità di entrare nel capitale de La Repubblica, storicamente progressista, ha finito per rilevare il 30% del Il Giornale, da sempre conservatore, dopo il rifiuto di chi attualmente possiede la testata e tutto il corollario, John Elkann.
D’altronde, che l’idea di prendere posizione, politicamente parlando, gli risulti difficile, è esplicitata direttamente da lui in risposta alla domanda di Massimo Giannini, presente insieme alla Gruber negli studi di Otto e mezzo nell’intervista che sta deliziando il popolo del web, che gli chiedeva se il suo cuore battesse a sinistra oppure a destra. La risposta, di aver votato sia Renzi che Meloni, che ringrazia per «la stabilità data al Paese», è un capolavoro assoluto di cerchiobottismo, con una spruzzata di riverenza assolutamente disinteressata.
Ad ogni modo l’editoria resta uno degli interessi centrali dell’imprenditore tanto che con la sua LMDV Capital ha acquisito anche la maggioranza di Editoriale Nazionale, il gruppo a capo de Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione e QN. Non per rinsaldare la tradizione italiana che vede i grandi capitani d’industria diventare editori di giornali per condizionare la vita pubblica, in un conflitto d’interessi senza fine. Il motivo l’ha spiegato direttamente lui in diretta TV: «Credo molto nell’informazione, l’informazione vera», ha sottolineato evidenziando che il desiderio è che: «Mia figlia un giorno possa avere informazioni da firme autorevoli e non da tiktoker». Ma Del Vecchio non si pone limiti e non esclude di acquistare anche una televisione: «Mi è sempre stato detto che corro troppo, ma prima di fare un ulteriore passo come comprare una televisione è meglio aspettare, dato che non sono ancora entrato formalmente nell’editoria».
Spazio anche al caso dell’incidente stradale avvenuto a Milano a novembre con la sua Ferrari Purosangue. Dalle ricostruzioni della polizia stradale emerge che alla guida della vettura non fosse il collaboratore che le forze dell’ordine hanno trovato sul posto al momento dell’intervento, bensì lo stesso Del Vecchio, che nel frattempo si era allontanato. L’imprenditore, al centro dell’indagine per sostituzione di persona e omissione di soccorso, ha ricostruito la dinamica sottolineando di essersi fermato, di essersi accertato dell’arrivo dei soccorsi e delle condizioni dell’altro conducente. Solo dopo, avrebbe lasciato il luogo dell’incidente per un impegno di lavoro, lasciando sul posto l’autista.
Ma la Gruber ha chiesto conto anche del cosiddetto “caso Equalize”, quello che riguarda una vasta inchiesta su un presunto mercato clandestino di dati riservati e dossieraggi illegali condotto dall’omonima società di intelligence milanese. Tra le carte era spuntato anche il nome dell’imprenditore, accusato di aver di aver fatto spiare i fratelli e la ex compagna. «Non ho mai fatto spiare nessuno», ha affermato Del Vecchio, dichiarando di avere totale fiducia nell’operato della magistratura e precisando che: «Da una posizione iniziale di indagato sono stato riconosciuto parte lesa, sia a Roma sia a Milano».
Le parole più forti sono però quelle dette a inizio trasmissione, quando «con una citazione jovanottiana» si è definito «un ragazzo fortunato» che «deve dimostrare che questa ricchezza ereditata non è solo fortuna, non è solo rendita» e «sta cercando una sua strada per dimostrare di essere Leonardo Del Vecchio e non soltanto il figlio del capostipite». Speriamo vivamente che riesca a trovarla, dimostrando il «senso civico» che ha dichiarato di possedere e soprattutto «l’idea di restituire al Paese ciò che il Paese gli ha dato».