L’assenza di piogge in Somalia ha causato una crisi alimentare che interessa circa un quarto della popolazione del Paese. A segnalare la criticità è Save the Children [1], dopo quattro stagioni consecutive senza piogge che hanno esaurito le riserve di cibo. Secondo l’ONG, sono 4,4 milioni le persone che, almeno fino alla metà di quest’anno, affronteranno livelli di grave insicurezza alimentare; 1,85 milioni di bambini sotto i cinque anni, invece, rischiano la malnutrizione acuta. Le regioni più colpite dalla carestia sono quelle di Benadir (dove si trova la capitale Mogadiscio) e di Galgadud, dove circa il 90% delle famiglie registra un consumo alimentare insufficiente e solo il 2% mangia in modo adeguato. La carenza di cibo sta spingendo inoltre all’abbandono scolastico, mentre l’assistenza alimentare ha raggiunto solo 350.000 persone a novembre 2025 e oltre 200 strutture sanitarie sono state chiuse.
La crisi alimentare sta colpendo tutte le regioni della Somalia. Nella regione di Gedo, riporta Save the Children, «tutte le famiglie monitorate saltano i pasti o ne riducono in modo netto la quantità». A Benadir, il 93% delle famiglie ha un consumo alimentare scarso, tanto che l’87% dei nuclei familiari risulta costretto a vendere bestiame e attrezzi da lavoro per assicurarsi del cibo, tagliando così le proprie fonti alimentari di carne e latticini. La situazione non è diversa a Hiiran, dove a vendere i propri beni sono il 92% delle famiglie, e nemmeno a Galgadud, dove a mangiare in maniera insufficiente sono il 90% delle case. Le difficoltà alimentari stanno inoltre facendo emergere criticità anche nell’istruzione e nella sanità: «Oltre 200 strutture sanitarie e nutrizionali hanno chiuso in tutto il Paese e più di 1,7 milioni di persone vulnerabili hanno perso l’accesso ai servizi di protezione»; oltre 1.100 bambini, invece, «hanno abbandonato la scuola nella regione di Gedo, nella Somalia meridionale, e quasi la metà delle famiglie nella regione di Galgadud ha ritirato i figli dai percorsi di istruzione perché costretti a spostarsi e a cercare cibo».
Le difficoltà che sta affrontando la Somalia sono dovute alla grave carenza di piogge che ormai da quattro stagioni interessa il Paese; davanti a essa, nel novembre 2025, il governo federale ha dichiarato lo stato di emergenza. A gennaio, inoltre, è iniziata la stagione secca: «Quasi ogni famiglia ha perso completamente i propri mezzi di sostentamento. I nostri campi di mais e sorgo sono completamente distrutti: non c’è più nulla da raccogliere», segnala l’ONG. Lo stesso bestiame sta morendo: secondo le stime di Save the Children almeno il 90% degli animali da allevamento è morto o stato abbandonato dalle famiglie. La crisi, scrive Save the Children, «è aggravata da significativi tagli ai finanziamenti per le operazioni umanitarie». Per tale motivo, l’ONG lancia un messaggio alla comunità internazionale, chiedendole di aumentare i finanziamenti umanitari per «soddisfare i bisogni dei 6 milioni di persone che necessitano di assistenza, dare priorità al sostegno ai programmi nutrizionali e sanitari per prevenire la mortalità infantile, investire in programmi di resilienza a lungo termine e garantire che gli aiuti raggiungano le popolazioni più vulnerabili».