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Il governo spagnolo regolarizzerà mezzo milione di migranti

Mezzo milione di persone. È questo il numero di migranti che saranno coinvolti dalla nuova misura annunciata dalla Spagna di Pedro Sánchez, che ha dichiarato la propria intenzione di concedere lo status legale agli immigrati attualmente irregolari che lavorano nel Paese senza autorizzazione. In controtendenza rispetto alle politiche restrittive prevalenti in molte capitali europee, il piano sarà attuato attraverso l’approvazione di un decreto esecutivo: ai candidati idonei verrà concesso fino a un anno di residenza legale e il permesso di lavoro. La misura interesserà gli stranieri arrivati ​​in Spagna prima del 31 dicembre 2025, in grado di dimostrare di risiedere nel Paese da almeno cinque mesi e senza precedenti penali. L’ultima sanatoria l’aveva approvata il governo Zapatero nel 2005.

«Oggi è un giorno storico per il nostro Paese», ha commentato Elma Saiz [1], ministra dell’inclusione, della sicurezza sociale e delle migrazioni. «Stiamo rafforzando un modello migratorio basato sui diritti umani e sull’integrazione, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale», ha spiegato. La misura sarà adottata direttamente dal Consiglio dei ministri, senza passare dal Congresso dei deputati: una scelta legata alla fragilità della maggioranza parlamentare. L’iniziativa, che dovrebbe entrare in vigore ad aprile 2026, include anche la possibilità di ricongiungimento familiare per i figli minori e l’accesso immediato al lavoro legale, e rappresenta per l’esecutivo socialista un passo fondamentale per rafforzare coesione sociale e sviluppo economico. Per accedere alla misura basterà presentare la domanda nel periodo previsto tra aprile e 30 giugno 2026 e dimostrare i requisiti di residenza e la mancanza di precedenti penali. Il permesso iniziale avrà validità di un anno e darà immediato diritto a lavorare in qualsiasi settore e regione della Spagna, con possibilità di accesso ai benefici sociali e sanitari. Secondo le stime, in Spagna vivrebbero oggi oltre 840 mila persone in situazione amministrativa irregolare.

La misura è stata fortemente sostenuta da Podemos [2], partito alleato nella coalizione di governo, e vista con favore da numerose organizzazioni per i diritti dei migranti, gruppi civici e dalla Conferenza episcopale spagnola, che l’hanno salutata come un importante passo verso garanzie di dignità e inclusione per chi vive da anni nell’invisibilità normativa. Il decreto riprende lo spirito di una iniziativa legislativa popolare sostenuta da oltre 700mila firme e appoggiata da centinaia di associazioni riunite nella piattaforma [3] RegularizaciónYa. L’iniziativa era stata presa in considerazione dal Congresso nell’aprile 2024 con una larghissima maggioranza, ma era poi rimasta bloccata.

Il governo lega apertamente la regolarizzazione di massa a esigenze demografiche ed economiche: la Spagna sta affrontando una significativa carenza di manodopera in vari settori e un rapido invecchiamento della popolazione, fenomeni che minacciano la sostenibilità futura del welfare e del mercato del lavoro. Sánchez e i suoi ministri hanno sottolineato come l’integrazione di chi già lavora nell’economia sommersa possa sostenere la crescita, rafforzare il sistema fiscale e migliorare la coesione sociale. La scelta di bypassare gli iter legislativi tradizionali con un decreto, pur efficiente per velocizzare l’attuazione, non è stata priva di controversie politiche. I partiti di opposizione, in particolare il conservatore Partito Popolare e la destra di Vox, hanno criticato la decisione, sostenendo che possa avere effetti negativi sull’occupazione locale e fungere da richiamo per ulteriori arrivi irregolari, tesi respinte dall’esecutivo e dagli analisti favorevoli alla regolarizzazione.

Il piano di Madrid si colloca in un momento in cui molti governi europei hanno adottato politiche più rigide sui controlli e sui rimpatri, con una retorica spesso incentrata sulla sicurezza e sul contenimento dei flussi migratori. Mentre in Paesi come Germania, Austria e Danimarca si sono intensificate misure restrittive e limiti più severi all’accesso al lavoro e ai servizi per gli stranieri senza documenti, la Spagna ha scelto di riconoscere la realtà demografica e sociale del proprio territorio, sostenendo che l’immigrazione può contribuire in modo decisivo alla crescita economica e alla sostenibilità del sistema sociale. Questa posizione pone Madrid in netto contrasto con la linea seguita dalla maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea, segnando un possibile punto di svolta nel dibattito europeo sulle politiche migratorie.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.