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Guida e droghe: la Consulta detta i limiti alla riforma del Codice della Strada

La Corte costituzionale si è espressa sul nuovo codice della strada [1] entrato in vigore nel dicembre del 2024, che punisce chi è positivo agli stupefacenti al volante indipendentemente dal fatto che sia “sotto effetto” al momento del fermo: la stretta sulla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti non viene bocciata, ma neppure lasciata “libera” di produrre effetti automatici e potenzialmente sproporzionati. Con la sentenza n. 10 del 2026, depositata oggi, la Corte costituzionale ha stabilito che la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada non è illegittima, a condizione però che sia letta in modo coerente con i principi di proporzionalità e offensività: può essere punito solo chi si mette al volante in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione.

Tre giudici di merito (di Macerata, Siena e Pordenone) avevano sollevato [2] dubbi di costituzionalità: così scritta, la disposizione rischiava di colpire chiunque risultasse “positivo” a distanza anche molto lunga dall’assunzione (giorni o settimane), finendo per colpire condotte prive di qualsiasi incidenza sulla sicurezza stradale e creando disparità rispetto alla disciplina dell’alcol.

La Corte non ha accolto le censure, ma ha messo un paletto decisivo: non serve più dimostrare l’alterazione effettiva del singolo conducente, però serve accertare nei liquidi corporei la presenza di quantitativi di sostanza che, “per qualità e quantità” e alla luce delle conoscenze scientifiche, siano idonei a determinare in un “assuntore medio” un’alterazione delle condizioni psico-fisiche e quindi delle capacità di controllo del veicolo. In altre parole: non un reato “a prescindere”, ma una punibilità legata a una soglia di pericolosità, ricostruita tramite parametri tecnico-scientifici.

In pratica, la sentenza cambia il modo in cui dovranno essere fatti i controlli. Non basterà più limitarsi a trovare una traccia della sostanza nell’organismo, ma nemmeno sarà necessario dimostrare che il conducente fosse visibilmente alterato. Il punto centrale diventa che cosa viene trovato e in quale quantità. Già nel 2025 una circolare dei ministeri dell’Interno e della Salute aveva provato a rendere i controlli più sensati, distinguendo tra chi guida realmente sotto l’effetto di una sostanza e chi presenta solo residui legati a un consumo lontano nel tempo. La Corte costituzionale ora rafforza questo criterio: la sanzione penale può scattare solo quando i valori rilevati indicano una reale capacità di mettere in pericolo la sicurezza stradale.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.