La tassa introdotta dal governo italiano sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti dai Paesi extra Ue – in particolare dalla Cina – sta avendo effetti disastrosi sui traffici e gli aeroporti italiani. Le compagnie del commercio online, infatti, hanno trovato vari stratagemmi per aggirare il dazio, facendo perdere al solo scalo di Malpensa oltre 30 voli merci dal primo di gennaio, ossia da quando l’imposta è entrata in vigore. Il tributo, del valore di due euro, è stato pensato con l’esplicito obiettivo di limitare l’ingresso di merci a basso costo e recuperare allo stesso tempo risorse per i conti pubblici. Tuttavia, i primi risultati non sono affatto positivi, in quanto non solo la misura non sta permettendo di raggiungere gli obiettivi sperati, ma sta penalizzando il sistema logistico italiano. Per questo motivo, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe per sospendere la tassa.
L’Italia ha anticipato l’imposta di tre euro approvata dall’Unione europea, che entrerà in vigore il prossimo primo luglio, con l’obiettivo di colmare un vuoto di bilancio creato dalla cancellazione della tassa sui dividendi finanziari. L’imposta – approvata con l’ultima legge finanziaria – si applica alle spedizioni destinate ai consumatori finali: sono incluse sia le spedizioni destinate ad operatori commerciali che quelle inviate da un privato a un altro privato. In questo modo, il governo pensava di ricavare tra i 120 e i 245 milioni di euro all’anno. Cosa che però non si sta verificando grazie alla capacità dei colossi dell’e-commerce di aggirare il dazio. Le grandi piattaforme come Shein, Temu e AliExpress dispongono di strutture logistiche in tutta Europa che permettono loro di riorganizzare rapidamente le rotte di spedizione: uno dei metodi più diffusi consiste nel fare arrivare le merci in altri Paesi europei dove la tassa non è ancora in vigore per poi trasferirle in Italia su gomma. La soluzione su gomma è molto più economica del trasporto aereo diretto che, con migliaia di piccoli pacchi, può comportare un aggravio fino a ventimila euro per volo rispetto allo scorso anno. Il trasporto su camion, invece, può costare intorno ai tremila euro. Questa soluzione però implica un maggiore inquinamento e, dunque, è in contrasto con gli obiettivi ambientali di riduzione delle emissioni.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, ha spiegato [1] che il governo italiano non ha tenuto conto di un elemento importante, ossia che le aziende di e-commerce trovano sempre il modo di fare arrivare la merce, aggiungendo oltre al danno anche la beffa: «Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato». Secondo Cappa, dall’inizio dell’anno l’aeroporto di Malpensa, uno dei principali centri cargo italiani, avrebbe perso oltre trenta voli merci. Le destinazioni alternative scelte dalle aziende sarebbero scali come Liegi, Budapest, Francoforte, Colonia e Parigi. Anche i dati [2] resi disponibili dall’Agenzia delle dogane mostrano una diminuzione dei flussi: nei primi quindici giorni del 2026 le spedizioni sotto i 150 euro sono scese di circa il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Considerati i risultati disastrosi, Confetra ha proposto un emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore della misura a luglio, «così da avere il tempo necessario per costruire un coordinamento a livello europeo, unica strada per rendere davvero efficace qualsiasi intervento». La proposta è stata raccolta dal centrodestra, in particolare da Forza Italia, che ha proposto uno slittamento della misura al primo luglio, quando entrerà in vigore anche la tassa europea. Erica Mazzetti, deputata in commissione Ambiente, ha firmato [3] un emendamento al decreto Milleproroghe – che ora si trova in Parlamento – con cui si chiede il rinvio della tassa. Nel momento in cui tutti i Paesi europei applicheranno il dazio sarebbe, infatti, molto più difficile per le piattaforme di e-commerce aggirare l’ostacolo. Considerato il danno causato in poche settimane, il governo potrebbe correre ai ripari rimandando la norma: sebbene, infatti, il gettito stimato proveniente dalla tassa si aggiri intorno ai 61 milioni di euro, si tratta di una cifra in gran parte teorica. La sospensione, invece, permetterebbe all’Italia di recuperare quei voli che ora si dirigono all’estero, evitando ulteriori perdite al settore logistico italiano.