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Albania: i CPR sono vuoti, ma il governo investe 18 milioni negli alloggi degli agenti

Nonostante i centri per migranti in Albania siano finora rimasti pressoché vuoti e l’operazione non abbia prodotto i risultati sperati, il governo italiano continua a puntare sul Protocollo Roma-Tirana. È stato infatti rinnovato l’accordo per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei CPR di Gijader e Shengjin. Il Viminale ha assegnato per due anni al Rafaelo Resort, struttura a cinque stelle, il servizio di alloggiamento e ristorazione per il personale di polizia, per un costo stimato di oltre 18 milioni di euro. Come confermato dalla premier Giorgia Meloni, l’esecutivo intende proseguire su quella che definisce una «soluzione innovativa», attribuendo i ritardi a decisioni giudiziarie poi superate da modifiche normative.

I documenti del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale, resi noti, decretano «l’aggiudicazione in favore della Società Rafaelo Resort S.r.l, con sede legale in Shengjin (Albania), del servizio di alloggiamento in camere singole alberghiere con ristorazione e servizi connessi per la durata di ventiquattro mesi, al costo unitario giornaliero omnicomprensivo di euro 83,00 (escluse tassazioni) per un importo massimo, presunto, stimato in euro 18.177.000,00 (escluse tassazioni)». La procedura, partita a giugno dello scorso anno con una consultazione di mercato, ha visto alla presentazione dell’offerta finale la sola società Rafaelo, che si è quindi aggiudicata l’appalto come già avvenuto [1] nel 2024. Tale decisione si inserisce nel contesto del più ampio Protocollo Italia-Albania, che la premier Giorgia Meloni ha sempre definito «innovativa» e dalla quale non intende recedere. La stessa Meloni ha cercato di giustificare i ritardi nell’entrata in funzione delle strutture affermando: «Non l’abbiamo potuto finora far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici. Ci hanno detto che era incompatibile con la legislazione Ue. Bene, abbiamo corretto la legislazione dell’Unione». Fatto sta che, nei cpr in Albania, sono però transitate nel tempo solo poche decine di persone per volta: cifre ben lontane dallo scopo dichiarato della rotazione di circa 3.000 migranti al mese.

Dal ministero dell’Interno il rilancio operativo è accompagnato dall’enfasi sulla dignità delle condizioni di missione degli agenti. Il ministro Matteo Piantedosi si è soffermato sui parametri economici del contratto affermando testualmente: «Sono stati individuati il costo pro capite e pro die, a meno che qualcuno non pensi che i nostri agenti quando vanno all’estero in missione non debbano stare nelle stamberghe. Non si tratta di un 5 stelle come in Italia, credo che il costo si aggiri sugli 80 euro a notte». Sull’altro versante politico la scelta è stata attaccata con durezza: l’opposizione ha parlato senza mezzi termini dello stanziamento come di un gigantesco spreco, denunciando la priorità data a strutture estere rispetto ai fabbisogni interni, soprattutto in un contesto caratterizzato da carenze di uomini e mezzi.

Il Protocollo Italia-Albania, firmato nel novembre 2023 e ratificato a febbraio 2024, stabilisce [2] che i centri di Shëngjin e Gjadër, pur situati in Albania, siano sotto giurisdizione italiana. Si tratta di un caso unico in Europa, in quanto è la prima volta che la gestione dei richiedenti asilo di uno Stato viene affidata a un Paese terzo. Secondo il programma, qui devono essere trasferiti uomini adulti soccorsi in mare da autorità italiane e provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”, ai quali viene applicata la procedura accelerata di frontiera: vengono trattati come se fossero ancora alla frontiera italiana e restano trattenuti durante l’esame della domanda d’asilo, con l’obiettivo di pervenire a decisioni più rapide. Tuttavia, vari giudici non hanno convalidato numerosi trattenimenti, lasciando le strutture in gran parte vuote. Per questo, a marzo 2025 il governo ha esteso con decreto-legge i trasferimenti anche a migranti già nei CPR italiani, irregolari in attesa di rimpatrio, per superare gli ostacoli giudiziari e rendere i centri davvero operativi.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.